Gp cancellato? Guardiamo Le Mans ‘66!

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Gp cancellato? Guardiamo Le Mans ‘66!

Il Covid-19 tocca anche la F1. E allora, se siete in casa e vi eravate già immersi nell’atmosfera del GP d’Australia, vi proponiamo Le Mans ‘66, un film per unire l’utile al dilettevole.

La F1 non è immune al Covid-19

La notizia arriva come una doccia fredda. Anche quando ormai il pericolo sembrava scongiurato, ecco che il coronavirus miete un’altra vittima: il GP d’Australia. Il disappunto è tanto, sia fra gli addetti i lavori che fra i tifosi, anche se tutti concordano che la salute viene prima di tutto. A questo punto, bisognerà aspettare la tappa del Bahrain, sempre che la FIA non prenda altre decisioni e più drastiche e quindi, di seguito vi consigliamo un film che vi farà sentire meno orfani del mondo delle corse: “Le Mans ’66 – Ford vs Ferrari”. 

Le Mans ‘66. La storia e il film

Il film è uscito nei cinema a fine 2019 ed è già disponibile su diverse piattaforme. Racconta la storia vera di Charlie Shelby e Ken Miles, coloro che svilupparono la Ford GT40. Shelby è interpretato dal sempre bravo Matt Damon, il quale si cala molto bene nella parte del primo pilota americano che riuscì a vincere la iconica 24 ore di Le Mans. La sua controparte è rappresentata da Ken Miles, interpretato invece da Christian Bale, un meccanico pieno di debiti, ma con una folle passione per le corse. Miles da meccanico diventa pilota e Shelby lo nota sin da subito, in una gara regionale in cui l’uomo è l’unico a correre senza sponsor. 

Sullo sfondo, la crisi della più grande azienda automobilistica americana: la Ford. Il vecchio Henry Ford è morto, lasciando spazio al figlio, Henry Ford II, che però in quanto a gestione, lascia troppo spazio ai suoi consiglieri, in particolare Leo Beebe, l’antagonista della nostra storia. Figura di raccordo è Lee Iacocca, altro consigliere Ford, che per superare la crisi, suggerisce al suo presidente di rendere la Ford iconica, come solo un’altra azienda è riuscita a fare: la Ferrari!

Gp cancellato? Guardiamo Le Mans ‘66!

Nel cast, eccelso rappresentante italiano: Remo Girone, che interpreta il vecchio Enzo Ferrari. Interessante la scena in cui Iacocca e gli altri americani vanno in visita alla fabbrica della Ferrari: si scontrano due mondi e due modi di produrre. Da un lato la Ford, che produce in serie, in un capannone, col metodo della catena di montaggio. Dall’altro, la Ferrari, che bada molto di più alla qualità, in quanto ogni operaio, si occupa di una componente diversa, per renderla quasi perfetta. Un’industria che produceva aerei durante la Seconda Guerra Mondiale da un lato e che si è riconvertita all’automobile, un’altra che fa della sua qualità il suo punto di forza.

Sarà poi Iacocca a convincere Ford a creare una squadra corse e si rivolgerà a Shelby, che già ne possedeva una, per occuparsi della cosiddetta “Scuderia ufficiale”. Altro tema che si snoda all’interno del film è quello di realtà e apparenza. Si scontrano infatti gli ideali di Shelby, che vuole Miles alla guida, in quanto è talento puro, con quelli di Beebe, uomo sempre attaccato al lato economico e non emotivo della cosa, che vuole un pilota “diverso”. Miles è infatti un uomo semplice, che dice ciò che gli passa per la testa, non giovanissimo e nemmeno un pilota “asservito” alla Ford. 

Corsi e ricorsi

Insomma, alcune di queste componenti le ritroviamo ancora oggi. Per esempio l’eterno scontro delle diverse scuderie di F1 con la Ferrari che, ci teniamo a ricordare, detiene il maggior numero di titoli costruttori ed è l’unica squadra ad esistere da quando la F1 è nata. C’è stata la McLaren, la Renault, ora c’è la Mercedes e ogni tanto si inserisce anche la Red Bull, ma la Ferrari c’è sempre. La Ferrari è sempre stata la scuderia da battere. Bisogna dire che in alcuni casi, le altre squadre ci sono anche riuscite, ma batterla nella sua iconicità, quello è difficile. Ci sarà un motivo se da tutto il mondo vengono in Italia per studiare design dell’automobile, no?

E per quanto riguarda i piloti… Chiaramente lo sponsor serve e pure troppo, visto e considerato che molti ragazzi delle serie minori nemmeno vengono presi in considerazione se non ce l’hanno. È una gara ormai a chi, oltre al pilota migliore, ha quello più, come dire, “appariscente”. Hamilton, che nel tempo libero fa il modello o crea direttamente collezioni di moda con Tommy Hilfiger. Charles Leclerc, anche lui sulla buona strada, sempre con l’ultimo paio di Ray-Ban addosso o invitato dagli stilisti alle settimane della moda. Alfa Romeo, che sceglie Kimi Raikkonen non solo come pilota, ma anche come testimonial internazionale per l’Alfa Giulia.

E nel dietro le quinte?

Ormai siamo abituati anche a questi protagonisti. Toto Wolff, Team Principal Mercedes, che ama tirare frecciatine un po’ a tutti, ma un po’ meno riceverne. La sua controparte in Ferrari, Mattia Binotto, un uomo sempre diplomatico, fin troppo alle volte.

Insomma, anche se Le Mans ’66 è ambientato molto tempo fa, anche se le protagoniste sono vetture diverse da quelle di F1, gli ingredienti per un bel film ci sono tutti. Ve lo consigliamo vivamente e soprattutto perché, anche se dovremo aspettare un po’ a rivedere i nostri eroi, questo film ce ne farà conoscere di nuovi!

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