Covid Fase 2: il calcio che non si ferma

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Covid Fase 2: il calcio che non si ferma

Il calcio, non solo italiano ma mondiale, è oramai fermo da un po’ causa Covid-19. Tante le incertezze ma una cosa è sicura: pare che la stagione in corso (o almeno quel che ne rimane) vada portata a termine.

Uefa: chiusura non contemplata

Partiamo dal Belgio, dove la lega calcio locale ha dichiarato chiusa la stagione calcistica. Il Club Brugge infatti, era primo con 15 punti di differenza sulla seconda in Jupiler League e, pur non essendoci la famosa matematica, il campionato era praticamente concluso. E così, se anche qualcuno avesse pensato di seguire l’esempio belga, la Uefa dice “no”. Ceferin, presidente Uefa, dice chiaramente che: “Chiunque dovesse dichiarare chiuso il proprio campionato, potrebbe rimanere escluso dalle coppe europee del prossimo anno”. Insomma, una sorta di “minaccia”.

Perché forse, in Belgio, il calcio non è così importante, non si investe così tanto come nelle altre nazioni. In Italia, una delle nazioni più colpite da Covid-19, il calcio è invece una parte importante anche per l’economia. Ergo, se anche la Lega Serie A decidesse di chiudere, visto e considerato come stanno le cose, i team italiani rischierebbero l’espulsione dalla Champions e dall’Europa League del prossimo anno. Questo perché? Perché si sarebbe deciso di mettere salute ed incolumità di tesserati e tifosi al primo posto?

Ecco perché la “minaccia” di Ceferin è stridente. Per le partite e i campionati di sua competenza (Champions ed Europa League), nulla da obiettare, possono essere portati alla fine in tutta tranquillità, anche a giugno, visto lo spostamento di Euro 2020. Ma per quanto riguarda i campionati nazionali, dove mancano ancora due mesi e mezzo (qualcosa come 12 partite, senza contare le coppe di lega), forse non si sarebbe dovuto azzardare.

Covid-19 e calcio. La situazione italiana

In Italia ci sono squadre ferme alla 25esima giornata e altre alla 26esima e la Coppa Italia è ancora in corso. Senza contare che, quando si è vociferato di una possibile chiusura anticipata, sono volate le varie polemiche del caso. Stando fermi alla 24esima giornata, l’ultima in cui hanno giocato tutti, lo Scudetto andrebbe alla Juventus, oltre al primo posto valido per la Champions. Nella prima competizione europea andrebbero anche Inter, Atalanta e Lazio. Europa League: Roma, Verona e la vincitrice della Coppa Italia/settima classificata Serie A. Retrocesse: Genoa, Brescia e Spal.

Andrea Agnelli, non si sa quanto per galanteria o quanto per evitare nuove polemiche in stile Calciopoli, dice che “La Juve non accetta uno scudetto assegnato così, senza esserselo guadagnato”. Starà forse punzecchiando gli interisti per vecchie questioni? Lotito, l’unico attualmente pronto a ripartire, visto che la sua Lazio è fra le squadre più in forma del campionato, dice “E certo, doveva essere per forza prima la Juve per assegnare lo scudetto!” buttando altra benzina sul fuoco.

E poi ci sono i tifosi: alcuni, visto che la pandemia ha colpito in modo particolare la città di Bergamo, avrebbero voluto assegnarlo all’Atalanta. Ma chiaramente, essendo l’Atalanta terza, c’è un’altra fetta di tifosi che si oppone in modo definitivo a questa cosa.

Che fare?

Insomma l’Italia si trova, suo malgrado, fra l’incudine e il martello. Nella giornata dell’8 aprile è stata convocata una commissione scientifica dalla Lega Serie A, per capire se ci sono le condizioni per riprendere. La risposta è, visto che la curva dei contagi si sta abbassando, che probabilmente a fine aprile si potrà riprendere, non solo con la Serie A, ma con tutti i campionati. A comunicarlo è il presidente Gravina, che però alla fine aggiunge “Chiaramente l’ultima parola spetta ai giocatori”. Giocatori che si sentono abbastanza delusi, ci tiene a far sapere Damiano Tommasi, presidente dell’Assocalciatori, per come la questione è stata trattata all’inizio, nonostante il rischio del Covid-19. Nonostante infatti ci fossero stati casi nelle serie minori, il calcio continuava imperterrito ed ha continuato fino a che tutta Italia non si è fermata.

Un primo spiraglio sembra già aprirsi con le nuove misure che il governo adotterà dopo Pasqua. Convocazione e ritiro per tutti, in modo da fare tutti gli esami del caso, così a fine aprile potrà esserci una prima seduta di allenamento e forse, ricominciare a maggio. Eppure, rugby europeo, pallavolo e basket, hanno deciso, non a cuor leggero, di chiudere tutto, nel rispetto di quanti stanno giocando una partita molto più importante. E il calcio? Il calcio degli sponsor e delle scommesse miliardarie non si ferma, non può farlo.

Ogni tanto, bisognerebbe avere il coraggio di dire basta, di fermarsi e non andare dietro al tanto amato Dio Denaro. Possibile che questi giorni non abbiano insegnato nulla alla Uefa e alla Lega Serie A?

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