Rivoluzione app. Da Beata Ignoranza alla tecnologia funzionale

0
371
Rivoluzione app. Da Beata Ignoranza alla tecnologia funzionale

Tra le altre cose, il Covid-19 ci ha costretto a diventare tecnologici. Ma le app sono davvero il futuro dell’istruzione? Da Beata Ignoranza al futuro dell’educazione.

Circa tre anni fa, nel 2017, il regista romano Massimiliano Bruno ha portato nelle sale un film dal titolo decisamente provocatorio, “Beata ignoranza”, la cui trama è incentrata sul ruolo delle app nella vita di tutti i giorni con particolare riferimento all’ambito dell’istruzione. Protagonisti sono due professori dai metodi di insegnamento palesemente agli antipodi: un docente di italiano, da sempre fedele ai libri di testo, e uno di matematica dalla mentalità più flessibile, nonché ideatore di una applicazione in grado di risolvere qualunque tipo di equazione. Quello su cui oggi ci interessa focalizzarci è il quesito che la storia narrata nel film lascia venire a galla: è giusto ampliare i propri orizzonti quando si parla di istruzione o è meglio che sia la tradizione a prevalere? Non è facile trovare risposta, ma sembra utile almeno notare il proliferare di diverse applicazioni per la scuola (es. TRECCANI SCUOLA, ZANICHELLI SCUOLA).

Perché?

Tali strumenti hanno spesso affiancato o addirittura sostituito i libri di testo, rivelando inoltre la loro utilità in momenti storici molto delicati. Ad esempio durante la recente pandemia causata dal COVID-19.

“Il mondo delle applicazioni: una nuova forma di dipendenza?”

Le utilizziamo tutti i giorni e come abbiamo visto sono ormai entrate a fare parte anche di ambiti importanti della nostra vita, ma cosa sono davvero queste applicazioni da cui non riusciamo a separarci? Per applicazioni o app si intendono dei programmi che occupano poco spazio su un dispositivo ma che sono solitamente ideati per cellulari (smartphone) e tablet (app mobili o “native”). Vi sono però anche programmi noti come “Web app”, il cui funzionamento dipende esclusivamente dalla connessione ad Internet (es. FACEBOOK).

Le app nel linguaggio quotidiano

Frasi come «ci sentiamo su WHATSAPP (chat in cui è possibile condividere contenuti multimediali)» oppure «ho postato questa foto su INSTAGRAM (programma basato sulla pubblicazione di immagini e fotografie)» sono da tempo parte integrante del nostro gergo quotidiano proprio in virtù del frequente utilizzo che facciamo di queste applicazioni.

Ormai, ordinare un pasto su JUSTEAT, avere un profilo FACEBOOK o LINKEDIN, o anche solo collegarsi con amici e parenti residenti all’estero via SKYPE possono essere considerate azioni del tutto scontate nella nostra quotidianità. Ciononostante c’è da chiedersi se, in qualità di utenti, il nostro comportamento sia più o meno responsabile, soprattutto in merito ai rischi a cui ci esponiamo ogni volta che ci interfacciamo con un’app.

Senza entrare nel merito della sicurezza delle app che usiamo e della privacy che spesso accettiamo di perdere (argomenti che meritano una riflessione a sé), due sono le principali domande da rivolgerci. Quanto tempo al giorno è giusto dedicare all’utilizzo delle diverse applicazioni? In quali occasioni l’uso che facciamo di questi programmi rischia di diventare abuso? L’esperienza della quarantena, legata all’emergenza Coronavirus ha decisamente accentuato queste problematiche.

Da Beata Ignoranza a… Le applicazioni ai tempi del COVID-19

“Chi oggi non si aggiorna su quello che accade in rete è un ignorante! Va bene?” diceva Filippo (Alessandro Gassman) a Ernesto (Marco Giallini), che di rimando rispondeva: “Allora se è così, caro Filippo, beata ignoranza!”

Rivoluzione app. Da Beata Ignoranza alla tecnologia funzionale

Al di là delle estremizzazioni portate sul grande schermo da Massimiliano Bruno, anche in questo caso, come in molte circostanze quotidiane, la soluzione sembrerebbe stare nel mezzo, in equilibrio fra tradizione e modernità. Inoltre non possiamo sottovalutare il fatto che il periodo di quarantena appena trascorso abbia tramutato il nostro utilizzo sempre più frequente delle app in una necessità concreta. Difatti, oltre alle lezioni online (e-learning) con le relative applicazioni, si è assistito all’altrettanto necessario sviluppo dello smartworking (lavoro da casa) mediante programmi come ZOOM o GOOGLE MEET per le videoconferenze e di quello dell’home banking, ovvero la possibilità di poter controllare i propri conti correnti attraverso il cellulare.

Inoltre, anche gli anziani hanno potuto godere dei vantaggi di alcune app, come quelle per la consegna della spesa a casa ma anche di FACEBOOK e di WHATSAPP per restare sempre in contatto con figli e nipoti in un momento tanto complesso. Un piccolo passo per provare a superare il “digital divide”, il divario che sussiste tra le vecchie e le nuove generazioni nell’utilizzo di determinate tecnologie. In tal senso, il richiamo al detto “necessità fa virtù” sorgerebbe quasi spontaneo, soprattutto se si pensa all’impossibilità riscontrata da quelle persone nello svolgere normalmente determinate azioni in tempo di quarantena.

Necessità fa virtù?

Tuttavia, necessità fa davvero virtù o resta ancora molta strada da fare prima che tutti si interfaccino adeguatamente e inevitabilmente con le varie applicazioni? Anche in questo caso, rispondere è tutt’altro che semplice ma occorre comunque considerare il lato positivo della questione. Tante sono le competenze acquisite in questi ultimi mesi anche da chi ignorava molti aspetti utili della tecnologia, anche nell’ambito dell’educazione. Ad esempio, programmi come DUOLINGO offrono corsi di lingua straniera agli utenti interessati, garantendo un notevole risparmio di tempo e denaro. E, ancora, app legate alle più importanti testate italiane ed internazionali (es. IL SOLE 24 ORE, THE GUARDIAN) consentono a chiunque di informarsi ed aggiornarsi in qualunque luogo e in ogni momento.

Il futuro è tecnologico?

Inoltre, se rimaniamo nell’ambito dell’istruzione, l’approccio tecnologico sembrerebbe aver quasi semplificato il complesso rapporto docenti-genitori. Infatti, mediante l’introduzione di strumenti quali il registro elettronico è possibile monitorare costantemente e comodamente il rendimento degli studenti senza alcun intralcio. La strada verso la perfetta integrazione fra tradizione e nuovi strumenti messi a disposizione dalla tecnologia sembra ancora lunga. Ma gli esperimenti effettuati nel periodo in cui il Covid-19 ci ha costretti a rimanere in casa sembrano far ben sperare. Altro che “beata ignoranza”… Riuscire a sfruttare gli lementi della modernità, mettendoli a disposizione nell’ambito educativo, sembra proprio essere la strada giusta per insegnare ai nostri ragazzi come usare responsabilmente questi programmi.

di Federica Garzione

LASCIA UN COMMENTO