L’arte e i suoi colori nel periodo nero del Covid-19

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L’arte e i suoi colori nel periodo nero del Covid-19

L’ arte non si ferma. In un momento storico in cui il Covid-19 e le chiusure imposte dal governo a causa della pandemia hanno colpito duramente il settore culturale, l’arte propone nuovi linguaggi e modi di fruizione.

E, soprattutto, prova a portare colori anche dove la paura si insinua per cancellarli.

Se i musei sono tra i pochi luoghi culturali ad esser rimasti aperti, in questo ottobre su cui si abbassa la scure di un nuovo lockdown nazionale, è anche all’aperto che l’arte si fa vedere. Sui muri, sugli schermi degli smartphone, nell’esperienza vissuta durante l’ultima mostra di un artista, raccontata prima di disperdersi per evitare assembramenti o tramite messaggi per mantenere i rapporti sociali. E, se l’arte ci ha sempre aiutato a ricostruire un’epoca storica attraverso dettagli e opere, anche in questa strana pandemia il compito sembra non voler venire meno.

La voce dell’arte… In Italia

Così, ad esempio, sono stati tanti negli ultimi giorni gli street artist che hanno dato voce al malcontento diffuso che serpeggia per le strade di città, borghi e paesi. Da Laika sono arrivati a Roma tre nuovi poster che danno voce alle difficoltà dei lavoratori dello sport, dello spettacolo e della ristorazione, sempre più colpiti dalle chiusure dovute alla nuova ondata di contagi in atto.

È Padova invece il museo a cielo aperto per l’arte di Kenny Random, il cui murale parla chiaro: un uomo nero che porta via l’arcobaleno. Quell’arcobaleno bello, colorato, capace di infondere di speranza, che ha accompagnato i disegni e la frase “andrà tutto bene” visti in ogni città e ripetuti come un mantra a inizio pandemia. Quell’arcobaleno che adesso fatica ad uscire e, se c’è, viene spazzato via da uno stato d’animo che non migliora più con qualche canzone cantata dai balconi.

Non è andato tutto bene e l’arte lo racconta con un linguaggio universale, che si estende anche ben oltre i confini nazionali. E, a volte, cerca a modo suo di far sembrare un po’ meno cupo il periodo attuale. Altre ci obbliga a ragionare, a metabolizzare o rispondere a qualcosa di inaspettato, come lo è stata la pandemia che ci ha travolto. E fa tutto questo a volte solo per il tempo di un dipinto o un murale.

È ancora per le vie della città, ad esempio, che anche in uno dei suoi momenti più difficili #Milanoresiste, fra rivisitazione, ironia e riflessioni sparse che trapelano dalle nuove opere di TvBoy.

L’arte e i suoi colori nel periodo nero del Covid-19

Linguaggio universale

Così, mentre “il Banksy italiano” propone un inno alla libertà, nel rispetto di quella altrui, il “vero” Banksy si riconferma, oltre i confini italiani, capace di fotografare le difficoltà condivise raggiungendo un pubblico internazionale sempre più ampio. L’ultima opera rivendicata, la bimba che gioca con l’hula hoop, è un segnale di solidarietà a Nottingham, ma non sono mancati anche da parte dell’artista di Bristol gli inviti all’azione e alla riflessione. Lo sa bene la metropolitana di Londra, invasa negli scorsi mesi da topolini e scritte per ricordare l’importanza dell’uso della mascherina o la Louise Michelle, la “nave di Banksy” (visto l’ingente finanziamento fornito dall’artista), per il soccorso dei migranti.

L’arte e i suoi colori nel periodo nero del Covid-19

Ma, anche se il fermento culturale vede spesso protagonisti gli street artist, i segnali non arrivano solo da qui. Molte sono infatti le mostre che continuano ad attirare visitatori in cerca di bellezza e le realtà che si fanno portavoce del messaggio artistico. È il caso ad esempio dei numerosi tour virtuali organizzati da tanti musei di diversi paesi già nel periodo di lockdown. O, ancora, di chi ha previsto in modo lungimirante un ingresso/abbonamento che permetta di accedere non solo al luogo fisico delle mostre ma anche al sito con la possibilità di poter usufruire di contenuti extra e inediti (come la Pinacoteca di Brera).

Insomma l’arte non si ferma. O almeno ci prova, cercando di mantenere attivo un settore, come quello culturale, speriamo messo solo in pausa e non in ginocchio.

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