Reagire al 2020 grazie a Cinema e Serie Tv

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Nonostante la crisi in tutti i settori siamo riusciti a reagire anche grazie a chi ha lavorato per il nostro intrattenimento nel 2020.

È finalmente giunto al termine uno degli anni più strani delle nostre vite, inutile parlare di quanto sia stato difficile ritrovarsi a fronteggiare quarantene, decreti e nuove routine nel solito bilancio annuale. Alla fine, nonostante potesse sembrare tutto perduto, ci siamo fatti forza per reagire, nei modi più disparati. Chi trovando rifugio nel cibo, chi nello sport o scovando un nuovo hobby. Ma soprattutto, come abbiamo potuto vedere, molti hanno trovato nella tv un solido alleato.

Dunque, evasione sì, ma anche un po’ di riflessione catartica e consolatoria rispetto ai tempi bui e complessi che stiamo vivendo da almeno un anno, che un po’ certifica un certo bisogno di leggerezza e di fuga quasi terapeutico. Se i nostri consumi sono lo specchio delle nostre esigenze e dei nostri stati d’animo, probabilmente quello che abbiamo cercato in quest’annus horribilis sullo schermo è una reazione, una risata liberatoria e terapeutica contro la paura e l’incertezza.

Reagire grazie all’intrattenimento

Le maratone di serie tv hanno quindi avuto una funzione sociale, intrattenendo le persone sul divano di casa senza far pesare l’impossibilità degli spostamenti, per la gioia delle piattaforme di streaming che hanno visto impennare le sottoscrizioni degli abbonamenti, un po’ meno bene è andata, invece, agli addetti ai lavori.

Le necessarie limitazioni agli assembramenti e al contatto fisico non solo rendono difficile o impossibile andare al cinema; spesso rendono impossibile anche girare nuovi film o finire quelli di cui erano già iniziate le riprese. Per chi li produce, significa aver investito soldi senza sapere quando arriveranno i relativi ricavi.

La chiusura delle sale e dei set non ha però impedito a registi e sceneggiatori di creare e pensare a nuove storie. Sono già numerose le produzioni che, complice il lungo periodo di confinamento, hanno provato a reagire, interrogandosi sulla crisi sanitaria, sociale e anche culturale, causata dalla pandemia.

Aria

E’ questo il nome della docu-serie italiana su cittadini che a partire da marzo 2020 si sono ritrovati a fare i conti con una nuova quotidianità, dentro e fuori i confini nazionali. Disponibile dal 29 dicembre in streaming su RaiPlay. 6 puntate da 25 minuti che seguono famiglie e singoli nelle difficoltà di una pandemia che fa paura e di un confinamento che immobilizza.

Tra i protagonisti ci sono Daniele Sciuto, un medico italiano di 44 anni che lavora in un ospedale in Kenya, Greta, una studentessa in isolamento in Cina, la famiglia Santonicola bloccata a Fortaleza in Brasile, Angelo e il suo circo fermi a Caltanissetta, Margherita Carlini che lavora allo sportello antiviolenza di Recanati insieme a molti altri

Storie disparate però unite dal un comune senso di speranza, un documentario corale che colpisce proprio perché rappresenta una forma inedita di reagire a questa pandemia. Sono gli stessi protagonisti che, a chilometri di distanza, si ritrovano con la propria quotidianità sotto i riflettori a raccontare la loro storia, che è un po’ anche quella di tutti noi, in un collage di pensieri e impressioni, resoconti e riflessioni che danno sì voce alla paura ma anche al senso di solidarietà che ci unisce in un monito al sapor di libertà, mostrandoci che possiamo crearci una nuova normalità, nonostante tutto.

In più, i proventi saranno devoluti all’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani.

Social Distance

Serie Netflix prodotta dalla creatrice di Orange is The New Black. 8 episodi che raccontano con leggerezza in formato video-chat vari modi di reagire a questa quarantena forzata. Dal parrucchiere costretto a passare la quarantena da solo dopo una brutta rottura, a tre fratelli che affrontano via chat la morte del padre, passando per una madre che, per mantenere il suo lavoro da badante, è costretta a lasciare la figlia da sola senza dimenticare anche tematiche e temi caldi come la morte di George Floyd nell’ultimo episodio.

Il coronavirus in poche parole

Altra docu-serie in 3 episodi, ma di produzione Netflix, che parte da un interrogativo ben preciso: “Fra tutti i virus esistenti perché proprio questo ha causato una pandemia come non se ne vedevano da oltre un secolo?”.

Girato sia prima che durante la pandemia, ha molti contributi scientifici: Peter Daszak, zoologo americano e numero uno di EcoHealth Alliance, la giornalista Maryn McKenna e anche Bill Gates. Si parte dalla natura dei virus e l’origine per zoonosi di epidemie che hanno dominato i media di questi ultimi anni come la Sars nel 2002 e la Mers nel 2012 arrivando alla Covid-19.

Alcune interviste sono state girate prima che la Covid-19 prendesse piede, infatti uno degli episodi è stato riproposto con un titolo abbastanza eloquente: «La prossima pandemia», in cui sempre gli stessi esperti analizzavano l’origine delle epidemie, la loro diffusione e come contenerle.

Al centro della puntata c’era una futura malattia X di fronte alla quale ci saremmo trovati impreparati, diceva Bill Gates, “a livello di vittime farebbe concorrenza alle guerre più devastanti del passato. L’economia si fermerebbe, il costo per l’umanità sarebbe incredibile e nessun Paese sarebbe immune” senza nessuna dietrologia o complotto dietro, semplicemente “perché già successo in passato”.

Parole messe in netto contrasto (volutamente) con le «rassicurazioni» dei leader mondiali (da Giuseppe Conte in Italia a Jair Bolsonaro in Brasile o Boris Johnson nel Regno Unito) pronti a smentire la pericolosità del nuovo virus.

South Park

La Covid-19 è riuscita a entrare anche tra prodotti serializzati e iconici come South Park. La serie d’animazione di Comedy Central, famosa per il suo tono non proprio politically correct ha scelto di trattare l’argomento in una maniera differente parlando della gestione delle scuole durante la pandemia in un episodio “Pandemic Special”.

I giovani protagonisti si trovano ad affrontare e reagire al primo giorno di scuola dopo il lockdown, senza dimenticare frecciatine per tutti coloro che hanno ancora difficoltà ad accettare l’esistenza del virus e lo considerano un complotto.

È indubbio quindi che il 2020 sia stato l’anno che ricorderemo esclusivamente per la pandemia da Covid-19 per l’impatto avuto non solo nella vita quotidiana di quasi tutta l’umanità, ma anche in ambito culturale. Se da una parte il coronavirus ha bloccato moltissime produzioni, cinematografiche e televisive, dall’altro ha portato a un nuovo tema da affrontare nei vari prodotti di intrattenimento. Nonostante la crisi, c’è chi è riuscito a trovare la forza per reagire attraverso questa voglia di raccontare, di far vedere che siamo tutti sulla stessa barca e che (anche se sembra una frase banale) “ce la faremo” anche stavolta, anche grazie a chi ha lavorato per il nostro intrattenimento in questi mesi infiniti permettendoci di fuggire con la mente per qualche ora dai nostri problemi.

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