6 Aprile: Festa dello sport e dei suoi valori

Immagini di sport, pace e sviluppo

Il 6 aprile si celebra la giornata mondiale dello sport per lo sviluppo e per la pace. Quello sport che ci fa riscoprire simili, uniti e che ci fa superare le barriere, di qualunque tipo esse siano. Quello sport che spesso è una medicina per i nostri mali.

È stata l’ONU a volere questa giornata per celebrare lo sport e i suoi valori, come lealtà, disciplina e spirito di squadra. Il giorno è peraltro simbolico, infatti il 6 aprile nel 1896 è statq la data di apertura della prima Olimpiade moderna, ad Atene, in quella Grecia dove ancora oggi la fiamma olimpica prende vita.

“Perché” importanti

Ma sappiamo, oggi, perché sono nate le Olimpiadi moderne? Vi rinfreschiamo la memoria, poiché il motivo è molto attuale.

Pierre de Coubertin, all’epoca, nel cercare una giustificazione alla sconfitta della sua Francia nella guerra contro la Prussia, giunse alla conclusione che i giovani francesi non avevano avuto un’educazione fisica adeguata e s’impegnò per migliorarla. Inoltre voleva creare una manifestazione che portasse i giovani di tutto il mondo a confrontarsi attraverso lo sport e non attraverso la guerra.

Insomma avversari sul campo, sulla pista, dal trampolino, ma è lì che le ostilità iniziano e finiscono. Fuori dal terreno di gioco, dobbiamo essere capaci di stringerci la mano. Ricordiamo inoltre che già nelle Olimpiadi antiche le guerre non avevano spazio, tanto da fermarsi durante il periodo di svolgimento dei giochi.

Ed oggi? Sembra un paradosso eppure, a pochi mesi dalle Olimpiadi di Tokyo, scoppia una nuova guerra, nel cuore dell’Europa, in Ucraina. Sono tanti gli sportivi ucraini che restano coinvolti negli eventi, che combattono, che purtroppo cadono difendendo il loro paese.

Sport, portatore sano di pace

Lo sport, salvo alcune eccezioni, scende in campo unito: sono innumerevoli le richieste di pace da parte di atleti ucraini, russi e comunque provenienti da ogni parte del mondo.

Fra i tanti, vogliamo ricordare le parole di Daniil Medvedev, tennista russo, attuale numero 1 al mondo: “Io gioco a tennis in ogni parte del mondo. Mi considero suo cittadino, per favore, fermate questa guerra inutile”.

Non c’è forse collante più potente, in casi come questi, per veicolare la pace. Ce lo ha dimostrato anche l’Atalanta, in cui giocano sia un russo (Miranchuk) che un ucraino (Malinovskij). Nel giorno in cui scoprono di essere “nemici” non possono fare altro che abbracciarsi, un abbraccio a cui si uniscono tutti i compagni di squadra. “Siamo un caso unico al mondo” ci ha tenuto a dire il presidente Percassi. Un caso che sta insegnando tanto.

L’unione fa la forza, sempre

Lo sport è quella forza che rimuove barriere che alcuni vorrebbero far sembrare insormontabili. Ad esempio, aumentano le discipline di sport misti, come possono esserlo il biathlon alpino (sci + carabina), il pattinaggio o ancora, il curling.

A proposito di quest’ultimo, Stefanina Costantini e Amos Mosaner, campioni olimpici, hanno dato una grande lezione di sport di squadra, di fronte a federazioni storicamente più preparate rispetto a quella italiana! Concentratissimi al lancio di ogni “stone”, in cui nessuno dava “comandi” all’altro, ma c’era un confronto alla pari. Ricordiamo che in occasione del 6 aprile, i due saranno ospiti in una scuola italiana, proprio per insegnare i valori dello sport.

Quante iniziative che guardano a tematiche importanti come la lotta al bullismo, all’obesità o la lotta per le pari opportunità leghiamo allo sport? Tante, tantissime. Questo perché la magia che si crea grazie ad una partita, una corsa o anche un semplice percorso ad ostacoli, fa in modo che in quel momento, non ci siano differenze.

Una medicina che non fa male

La magia dello sport è molto importante anche in termini di salute, sia fisica e soprattutto psicologica. Durante la pandemia, a quanti di noi è costato rimanere chiusi nelle quattro mura di casa senza poter fare nemmeno una camminata?

E in questo duro momento si è fatta spazio la creatività degli sportivi, che non si sono arresi e hanno trovato nuovi modi per incontrarsi, allenarsi e “guarire” dal grigiore di quelle giornate tutte uguali. Molte persone si sono fatte del bene senza saperlo, perdendo qualche chiletto in più e soprattutto togliendosi i cattivi pensieri dalla testa.

Chiudiamo allora con la (vera) frase di De Coubertin: «L’importante nella vita non è il trionfo ma la lotta. L’essenziale non è aver vinto, ma aver lottato bene.». Insomma, non è vincere l’unica cosa che conta, come si vuole far credere, ma “lottare”.

Lottare nel senso di “crederci”, di “non mollare”,  di dimostrare che tutto il lavoro fatto sino a quel momento non è stato vano. È per questo che atleti come Gianmarco Tamberi accettano un oro a pari merito con un atleta col quale si è condiviso lo stesso infortunio. È per questo che accadono miracoli come quello di Steven Bradbury, che mai si sarebbe aspettato di vincere. È per questo che Ilia Burov (russo) e Oleksandr Abramenko (ucraino), si abbracciano a fine gara.

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