Social pride: l’evento che parla di orgoglio sociale

social pride roma

Orgoglio sociale, cos’è?  Si è parlato di questo, durante l’evento Social Pride che si è tenuto a Roma l’1, il 2 e il 3 luglio.

L’evento è nato per coloro che ancora “credono nel sociale”.

Noi abbiamo deciso di intervistare Laura Fini, che si occupa della comunicazione dell’evento, per poter capire al meglio di cosa si tratta.

 

Buongiorno Laura, grazie per la disponibilità. Partiamo dall’inizio, come è nata l’idea di questo evento?

L’evento “Social Pride”, ovvero “Orgoglio Sociale”, nasce dall’esigenza di parlare di temi sociali da parte dei presidenti di “Agricoltura Nuova” Carlo Patacconi, e “Ceas” e “Selva grande” Mauro Giardini, che si occupano da anni sia di sociale che di agricoltura biologica.

Il covid ha generato nuovi momenti di riflessione sull’argomento perché ha portato al manifestarsi di nuove problematiche soprattutto per le persone più fragili. Di conseguenza è nata l’esigenza di confrontarsi anche con altre aziende del terzo settore proprio per essere pronti a rispondere a quelle che saranno le nuove sfide del futuro.

Nonostante tutti gli sforzi fatti negli ultimi anni c’è ancora tanto da fare.

Social Pride. Come mai avete deciso di chiamare così l’evento?

Social pride nasce perché volevamo richiamare questo grande orgoglio sociale, attraverso l’introduzione delle persone con diverse problematiche all’interno dell’operatività.

Nonostante comunque le varie difficoltà soprattutto nell’agricoltura sociale poiché si deve tener conto dei numeri e tenere anche a mente gli obiettivi commerciali.

Social pride ha l’orgoglio di ottenere questi risultati e di lavorare in questo settore da tanti anni, volendo continuare questo percorso anche per il futuro.

Il nostro motto in romanaccio è: “me sa che qualcosa l’avemo sbagliata” ed è quello che Patacconi e Giardini si ripetono spesso perché, nonostante tutto quello che è stato fatto, c’è ancora tanto da fare e quindi, probabilmente, qualcosa l’abbiamo sbagliata. Bisogna allora continuare a farsi domande. E soprattutto capire qual è stato effettivamente il problema.

Mi parli più nello specifico delle varie attività che sono state presenti nei tre giorni:

L’evento in generale era stato pensato come una grande festa.

Innanzitutto, si è aperto con dei momenti di confronto che non vogliamo chiamare seminari perché in realtà chiunque può prendere la parola, non ci sono relatori più importanti o relatori meno importanti. Chi vuole può dire la sua, anzi più viene da persone che magari non si occupano di questo, più la domanda o comunque l’affermazione potrebbe essere costruttiva perché magari sono dei risvolti a cui non si è pensato fino adesso.

In questi seminari i protagonisti sono stati Responsabilità sociale d’impresa e valorizzazione territoriale e, ancora, economia civile, attraverso la presentazione di progetti innovativi che sono nati nel corso del tempo sia nelle nostre cooperative ma anche delle altre cooperative che si vogliono raccontare perché abbiamo, appunto, invitato altre imprese del terzo settore.

È stato presente Gianni Cuperlo per la presentazione del suo libro, uno spaccato sull’Europa di ieri di oggi e del domani.

Ci sono state le presentazioni delle aziende che aderiscono a questa iniziativa come quella dei Mastri Biscottai che sono una cooperativa sociale formata da ragazzi con fragilità o disabilità sociale che si occupano di produrre biscotti premio per cani.

Poi, l’ITS agroalimentare con una scuola di alta formazione post diploma che presenterà i vari corsi e  il progetto “Doula, anche una mamma nasce” che è a sostegno delle neomamme.

Sono stati presenti, quindi, dei momenti “seri” ma anche dei momenti più festosi come lo spettacolo cabaret di Luciano lembo, la Lost Soul Band che ha fatto un omaggio ai Blues Brothers ed è stato realizzato anche uno spettacolo teatrale di alcuni ragazzi adolescenti che hanno parlato di problematiche legate alla mafia.

Poi giochi per bambini e di animazione.

Ovviamente non è mancata la parte enogastronomica, come per esempio l’aperitivo con “Il posto buono” che è un bar nato dai ragazzi con fragilità che hanno riadattato un posto all’interno di una cabina elettrica abbandonata in un parco di Mentana.

1-3 luglio 2022: il primo Social Pride a Roma

Cosa vi aspettavate da questi giorni di Social Pride?

Eh, sicuramente ci aspettavamo una sensibilizzazione sui temi sociali. Uno degli elementi più importanti di questo evento era far capire che si può fare sociale e non per forza significa dover donare dei soldi. Far sociale significa tante cose: mettersi in prima linea per fare delle attività insieme agli altri o farsi venire delle idee anche per coinvolgere questi ragazzi in attività che possono essere anche lavorative perché per loro poi alla fine poter creare. Poter lavorare è un segno di ricongiungimento con la realtà.

Ci aspettiamo sicuramente una maggiore sensibilizzazione su alcuni temi e un confronto per creare una sorta di manifesto per il futuro, un qualcosa di costruttivo in pratica.

Perché secondo voi c’è bisogno di raccontare l’orgoglio sociale? Tra i giovani ce n’è abbastanza?

C’è bisogno di raccontare l’orgoglio sociale sia per sensibilizzare ma anche per capire dove effettivamente si è sbagliato.

Abbiamo notato che i giovani hanno maggiori attenzioni per due grandi temi: uno è la sostenibilità e l’altro è l’aspetto sociale.

Un’azienda non può quindi essere più semplicemente un’azienda ma deve comunque portare del bene alla comunità che la circonda.

Tutti gli operatori sono molto giovani e quindi presumo che ci sia parecchio orgoglio sociale.

I giovani sono sempre portatori di nuove idee, magari chi fa sociale da tanti anni vede le cose in un certo modo perché è abituato a vederlo così, magari il giovane potrebbe portare quella lampadina in più, quel concetto innovativo per risolvere delle problematiche a cui nessuno ha mai pensato.

Cosa c’è ancora da raccontare secondo voi?

Sicuramente ci sono moltissimi progetti di cui poter parlare, loro realizzano dal nulla delle cose fantastiche che però poi rimangono lì perché non hanno il tempo, perché presi dalla frenesia quotidiana…

Per esempio, un progetto molto bello è quello con Leroy Merlin, ovvero un progetto di rigenerazione.

Leroy Merlin passa a CEAS tutte quelle cose che non riesce a vendere perché hanno un piccolo difetto o perché comunque devono essere tolte dallo scaffale. Hanno creato un Emporio dove le persone svantaggiate economicamente possono andare in questo posto e prendere gratuitamente quello che gli serve.

Un giorno, mentre i ragazzi andavano a prendere del materiale, hanno visto che per terra c’erano delle piante buttate, probabilmente erano quelle seccatasi dopo l’esposizione; hanno allora chiesto se potevano prenderle per “rigenerarle”.

Ad oggi ci sono circa 700 piante che settimanalmente vengono rigenerate, e questo è un importante concetto di economia circolare poiché vengono rigenerate dai ragazzi e rimesse in vendita come una nuova vita.

C’è la necessità di capire che comunque le cose si possono fare anche con poco, è necessario, però, raccontarle. Magari qualcuno può avere un’idea, qualcuno un’altra e insieme confrontandosi si riesce a capire che le cose che si potrebbero fare sono moltissime.  Quindi, alla fine si tratta soltanto di mettere insieme più idee per poter risolvere problematiche che magari non sono solo del sociale.

Speriamo, quindi, che questo evento abbia davvero aiutato a sensibilizzare giovani e non, su tutti i temi riguardanti il sociale.

 

A cura di Elena Massaro

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