De Giorgi e Binotto: le due facce della leadership

leadership e sport

Cos’è la Leadership? Domanda a cui non è facile dare una risposta. Abbiamo così viaggiato fra le figure del nostro sport e abbiamo trovato “condottieri” come Fefè De Giorgi e semplici “comandanti” come Mattia Binotto.

Partiamo da un semplice fatto: dare ordini, “comandare”, come lo intendiamo oggi, può farlo più o meno chiunque, facendo la voce grossa. Ma i leader che interessano a noi, non sono quelli che fanno la voce grossa (tranne quando serve), ma quelli che si notano soprattutto nei momenti di difficoltà, poiché sono i primi a credere in ciò che fanno.

E così vi presentiamo due personaggi dello sport che stanno facendo molto parlare in questi giorni: Ferdinando “Fefè” De Giorgi e Mattia Binotto. Il primo è il CT della Nazionale Maschile di Pallavolo, capace di riportarci al successo mondiale dopo ben 21 anni. Il secondo è il Team Principal della Ferrari, capace di riportare almeno la speranza in quel di Maranello.

Ma andiamo con ordine.

Quando “Fefè” è sinonimo di “Mondiale”

Fefè De Giorgi è probabilmente l’uomo-mondiale della pallavolo italiana maschile. Eh già! Poiché quattro mondiali su quattro portano la sua firma: tre da giocatore (’90, ’94, ‘98) e uno, 24 anni dopo, da CT. Un uomo che compie una piccola grande rivoluzione al suo arrivo sulla panchina della nazionale. Insomma, uno che di leadership se ne intende!

Venivamo infatti da una generazione di fenomeni, “uomini forti”, tanto per fare qualche nome: Ivan Zaytsev e Osmany Juantorena. Tanti record, belle partite, ma c’era sempre qualcuno più forte di loro e così Fefè decide che è giunto il tempo di dare spazio ai giovani, convocando persino ragazzi che giocano in Serie A2, come Yuri Romanò, o che non sono titolari nella loro squadra, come Daniele Lavia.

Da fuori, gli interrogativi sono tanti: “Troppi ragazzini”; “Ma almeno Zaytsev poteva convocarlo” e via dicendo. E invece, in due anni, arrivano due risultati non da poco: Europeo 2021 e Mondiale 2022, sempre con la squadra più giovane del torneo e sempre, il caso vuole, in Polonia. Polonia peraltro battuta in casa sua, da bicampione del mondo in carica.

Mica male, no?

Eppure, non si pensi che sia stata così facile. Anche per i nostri ragazzi sono arrivati i momenti di sconforto, contro la favoritissima Francia o anche in finale, sotto di un set contro la Polonia. In tutto ciò, De Giorgi non ha mai sbraitato, mai rimproverato o insultato i suoi ragazzi, atteggiamenti che purtroppo siamo abituati a vedere su altri campi.

Anzi! Ad ogni timeout le uniche parole che il microfono riesce a catturare sono: “calma”, “abbiate fiducia” e “giochiamo come sappiamo”. Fefè, come detto, è il primo a credere nei suoi ragazzi. Poco importa se si sta giocando qualche punto male e si fanno errori anche banali o addirittura si è sotto di un set. Fefè lo sa che i suoi hanno le capacità per prendersi quella vittoria.

Infatti, con le sue parole, mai urlate (questo è bene sottolinearlo), i ragazzi sembrano rinvigoriti e dopo queste belle “iniezioni”, riescono a recuperare quanto perso, che sia un set o una partita intera.

Mattia Binotto: più mago o illusionista?

Passiamo invece a Mattia Binotto, ingegnere Ferrari di lungo corso, a cui va il merito di aver progettato l’ultima vettura vincente della casa di Maranello, quella del 2007. Pare abbia messo mano anche sull’attuale F1-75 e i risultati sembrano confermarlo!

Si parte col botto: doppietta rossa in Bahrein!

Era solo marzo e tutto il popolo rosso già pregustava i duelli fra il nostro Leclerc e Verstappen. Binotto, dal canto suo, è felice: la macchina progettata si sta dimostrando a livello dei contendenti e non sembra avere alcun tipo di problema.

I guai però sono dietro l’angolo e nessuno sembra averli previsti, cosa che in F1, nessuno si può permettere.  Dal terzo appuntamento del Mondiale, Imola, quando Leclerc compie un errore banale, sembra andare tutto storto, anche al suo compagno, Sainz, che pare non aver compreso ancora la nuova auto. Ma non sono tanto gli errori dei piloti, quanto quelli commessi dal muretto box.

“Problemi! Problemi! Problemi!”

Il primo disastro è Monaco, un GP in cui chi parte primo arriva primo. Non Charles Leclerc, reo di non aver insistito ad entrare con un giro d’anticipo per il cambio gomme, come invece fa il compagno, Sainz. Cosa che si ripete nei GP successivi, eppure non spetta al pilota chiamare le strategie, ma ci sono persone preposte a farlo.

Come se non bastasse, anche gli aggiornamenti sono contro la Rossa. Ogni aggiornamento apportato, sembrava peggiorare la Ferrari e non migliorarla. In tutto ciò il “comandante”, ovvero Mattia Binotto, continua a dire che “dobbiamo capire” e nega che le strategie non stiano funzionando.

Una posizione scomoda…

Messo alle strette, Binotto non si presenta davanti ai microfoni o risponde in modo piccato e anche abbastanza sconveniente. Per esempio Nico Rosberg, campione del mondo con Mercedes, gli fa notare che a livello strategico, qualcosa va cambiato in Ferrari. La risposta? “Rosberg deve tacere”.

Insomma, al Team Principal Ferrari piaceva pavoneggiarsi quando tutto andava bene, ma una volta che lo cose sono volte al peggio, Binotto ha preferito guardare già al prossimo campionato che non alla realtà dei fatti.

Sicuramente è l’unico a metterci la faccia, tuttavia dimostra poco carisma e poca attitudine al comando e a governare la nave soprattutto quando questa è in mezzo a una tempesta. In una parola: poca leadership.

…che bisogna meritare

Come possiamo notare, la metafora della nave in tempesta vale sempre, perché è lì che chi la conduce viene fuori. E può essere una persona che afferra il timone e affronta i flutti con calma, perché lo sa che la tempesta dovrà passare, prima o poi.

C’è anche chi si rifiuta di vedere il temporale che avanza e crede di poter dormire sonni tranquilli, per poi svegliarsi sorpreso nel vano tentativo di capire cosa stia succedendo.

Per cui, ci sono “comandanti” e Condottieri. Personaggi che agiscono, con calma e con fiducia in “uomini e mezzi”. C’è anche chi, queste doti preferisce chiamarle in causa a proprio comodo e “fuggire” ai primi inconvenienti. Per questo vi abbiamo parlato di De Giorgi e Binotto.

De Giorgi, Binotto e…

Queste sono differenze importanti, piccoli grandi tasselli che alla fine portano alle vittorie. E se anche non dovessero farlo, lasciano tanta consapevolezza. Anche questa è leadership: essere consapevoli dei propri mezzi e fiduciosi in sè stessi.

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