Gaia Segattini, la maglieria Made in Italy diventa un prodotto sostenibile

Gaia Segattini

Nuovo appuntamento con la rubrica “A lei per lei”. Questo mese parleremo della Società Benefit di Gaia Segattini che realizza capi unici e originali con filati di giacenza o rigenerati.

Made in Marche with pride” così viene definita la filiera corta dell’azienda  Gaia Segattini Kwotwear che realizza la quasi totalità dei processi produttivi nel raggio di 70 km dalla sede produttiva nelle Marche. Un team giovane e appassionato, coinvolto direttamente ed eticamente in ogni fase della produzione. La produzione locale permette di esaltare ancora di più l’artigianalità dei capi realizzati che vengono creati con filati di giacenza o rigenerati.

Le materie prime utilizzate sono tutte di provenienza italiana e mulesing free: cotone rigenerato, lana shetland, lana vergine, merinos, mohair, alpaca. Il mulesing è una pratica dolorosa e crudele a cui vengono sottoposte le pecore da lana merino per evitare che insetti e mosche infestino il vello dell’animale. Scegliere un capo di lana mulesing free significa evitare inutili violenze nei confronti degli animali.

Anche il processo creativo di Gaia Segattini Knotwear è innovato: infatti le grandi produzioni partono solitamente dal modellino per arrivare all’abito, nella Società benefit marchigiana invece si parte dal materiale disponibile per poi creare un capo di maglieria unico e irripetibile.

I prodotti di Gaia Segattini sono durevoli e realizzati in quantità limitate, il riassortimento è mensile e le giacenze in magazzino sono quasi nulle. Gli sprechi sono ridotti al minimo e le persone possono avere un capo di abbigliamento che si conserva perfettamente nel tempo.

Abbiamo quindi deciso di farci raccontare direttamente dall’imprenditrice Gaia Segattini la storia della sua Società Benefit che, oltre ad avere come obiettivo il profitto, vuole raggiungere lo scopo di avere un impatto positivo sulla comunità, sulle persone e sull’ambiente.

Il brand Gaia Segattini Knowtwear nasce nel 2019. Qual è stata l’idea originaria e come si è evoluto il progetto nel corso di questi anni?

L’idea nasce da due elementi: l’osservazione del mercato e la conferma di una mancanza di offerta nella maglieria, specialmente da donna, che metta assieme qualità, fascia di prezzo media e coinvolgimento emotivo. Di solito infatti si trovano capi troppo moda con prezzo molto alto, capi di qualità ma troppo classici o capi di prezzo medio ma di bassa qualità. L’altro elemento è stato la volontà di mettere a frutto le materie prime di giacenza, di alto livello, presenti nel magazzino aziendale. Negli anni abbiamo creato un sistema strutturato che prevede vendite mensili di prodotti che non compongono una vera collezione ma anzi tendono a ripetersi, pur con coloriture diverse, per abbattere il concetto di fuori moda. Non potendo aumentare le quantità per tipologia abbiamo quindi aumentato la varietà, come varianti colore e modelli.

Gaia Segattini

Quali sono state le opportunità e quali, invece, le difficoltà nel portare avanti un modello di business sostenibile come il tuo?

Le opportunità sono nate dall’aver individuato una vera necessità del mercato e di conoscere molto bene il proprio target, fortemente specifico nel gusto, valori e riferimenti culturali ma allo stesso tempo trasversale come età. La maggior difficoltà deriva dal mettere a sistema, con una produzione programmata di vari mesi, l’approvvigionamento di materie prime sporadiche e sempre diverse.

Quanto è stato importante il mondo online nella creazione e diffusione del tuo brand? In futuro aprirete uno o più negozi fisici?

L’online è stato fondamentale come lo è per qualsiasi marchio fortemente targettizzato che non vuole o può rimanere di nicchia. Tramite la comunicazione digitale possiamo non solo arrivare a clienti nuovi che apprezzano il nostro stile e valori, ma anche avere uno scambio di informazioni continuo che ci permette di andare in produzione solo con prodotti realmente apprezzati e quindi limitare o annullare lo spreco e le giacenze.

Il nostro modello di business ci impone margini realistici per arrivare ad un prezzo finale al cliente che non è basso ma neanche impossibile. Per questo non abbiamo un prezzo retail e non possiamo quindi prevedere una distribuzione tradizionale a meno di aumentare i prezzi del nostro shop online, cosa che non vogliamo fare. Le possibilità future sul negozio fisico quindi sono di tipo collaborativo con negozianti in linea valoriale, l’extra Europa (dove non arriviamo con il nostro sito) o l’apertura di spazi diretti, apriremo per ora il nostro primo in autunno, accanto al nostro laboratorio.

Gaia Segattini

Come è composto il tuo team e qual è il metodo di lavoro che permette di produrre capi unici e di altissima qualità?

Siamo un Srl di cui uno dei soci fondatori è un maglificio d’eccellenza nel nostro territorio. Il maglificio ha la delega per produzione e logistica. Tutto il lavoro extra, amministrativo, organizzativo ecc. viene svolto da me ed altre due persone. Negli ultimi mesi abbiamo aperto la società anche ad un consulente per quanto riguarda strategia e marketing, che farà ufficialmente parte del nostro team a breve. Il metodo di lavoro che permette la qualità è legato alla struttura produttiva d’eccellenza e al buon senso e conoscenza del pubblico che permette di costruire capi realmente utilizzabili. L’ammortamento delle spese di campionario, la possibilità di non avere minimi di produzione alti e il coinvolgimento del team operativo dipende dall’aver deciso di entrare in società anziché impostare un mero rapporto di fornitura.

Credi che le nuove generazioni siano più portate a riscoprire i capi “evergreen” oppure siano vittime delle regole del fast fashion?

Dall’avvento del digitale non esiste più nessun trend generico riferibile ad una fascia d’età. C’è chi riscopre i classici, chi è vittima del fast fashion (specialmente fino ai 19/20 anni) ma tantissimi altri che usano solo vintage e second hand, fanno scambi e riscoprono l’armadio dei genitori. Sicuramente per una parte di nuove generazioni la moda come status symbol e la mania del logo sta perdendo appeal, molti sono sempre più interessati al realizzare capi da soli, al refashion e la customizzazione.

Gaia Segattini

Creatività e sostenibilità… Due concetti che possono sempre andare d’accordo nel mondo della moda e del design?

Nel nostro caso vanno molto d’accordo, perché diamo il percorso sostenibile come scontato e non abbiamo mai puntato su questo aspetto come primo valore. Purtroppo negli ultimi anni la rappresentazione dei brand sostenibili è stata unica, troppo romantica, elitaria e/o intellettuale, scordandoci che la scelta di un capo per tutti noi e da sempre è inizialmente emotiva, quindi differenziarsi in maniera appariscente è fondamentale.

Qual è stata la più grande soddisfazione che hai raggiunto grazie a questo progetto?

Poche settimane fa abbiamo vinto il Premio Impresa Ambiente, il riconoscimento più prestigioso d’Italia promosso dalla Camera di Commercio di Venezia e Rovigo con la collaborazione di Unioncamere  e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza Energetica, premio ricevuto nella categoria “Miglior Gestione dello Sviluppo Sostenibile” per le Piccole e micro imprese, unica realtà tessile selezionata. E’ stato incredibile essere apprezzati da una giuria di esperti per un premio istituzionalmente così importante.

C’è qualche figura femminile che ti ha ispirata durante il tuo percorso professionale?

Tutte le ragazze e donne che lavorano con me.

Cosa consiglieresti ad una donna che vuole lanciare un progetto simile al tuo?

Di fare gavetta, curare la rete di connessioni, individuare un pubblico molto preciso, studiare e trovare alleati. Da soli non si va da nessuna parte, lavorare in team permette di essere meno avventati e fare scelte meno soggettive ed autoreferenziali.

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