Arbitri VS VAR: la stagione da incubo dei fischietti italiani

copertina var e verità

Sono poche le cose di cui possiamo dire “è vero”, nel senso oggettivo del termine. Tutto il resto, è questione di punti di vista, nella vita così come nel calcio. Oggi vi portiamo quindi alla ricerca della VAR-ità sul campo.

Il mondo calcistico, soprattutto nell’ultimo periodo, è alla spasmodica ricerca della verità: su un’azione, un fallo non visto, un rigore iniquo, un cartellino che doveva essere rosso e invece è giallo. Tutti episodi per il buon vecchio VAR.

Alla ricerca della VAR-ità

Direte voi: “Ma non erano tutte chiacchiere a cui doveva mettere una pietra sopra?”. Ebbene, a distanza di anni, possiamo dire che l’introduzione di questa tecnologia, che si annunciava rivoluzionaria, più che portare “verità” sul campo ha, al contrario, aumentato i dubbi.

Allenatori, calciatori, e persino dirigenti delle squadre, sembrano aver fatto fronte comune contro il VAR e gli arbitri in generale. Se prima infatti di fronte a un loro errore si poteva fare poco, al massimo sospenderli dopo la prova tv, oggi la situazione è completamente nuova e già sul campo.

Con l’introduzione del VAR  gli arbitri possono infatti essere corretti. E non da persone qualsiasi. Ma da altri arbitri, che si trovano in questa cabina di regia che analizza ciò che catturano le telecamere da varie angolazioni.

“Ma”…

C’è un “ma” grosso come una casa. Se anche l’arbitro al VAR dovesse dire, per esempio “il fallo di tizio è da rosso e non da giallo, vai a vedere”, l’ultima decisione spetta sempre e comunque all’arbitro di campo. E diciamoci la verità (tanto per cambiare): a quanti di noi piace sentirsi dire “hai sbagliato?” e soprattutto, quante volte ammettiamo di averlo fatto?

Il “Mea Culpa” che sa di contentino

Dopo questa lunga ma necessaria premessa, andiamo a vedere qualche caso, giusto per capire meglio. E prenderemo in esame proprio i casi che l’AIA (Associazione Italiana Arbitri) ha ammesso di aver sbagliato nel campionato in corso.

L’AIA ne cita 8, su cui ammette errori abbastanza grossolani (è il caso di dirlo) dei propri associati. Si parte da un rigore non dato al Bologna, durante la seconda giornata, con Ndoye che subisce fallo da Iling Junior della Juventus. E poi passiamo alla giornata 18: goal dell’Inter che andava annullato, per la vistosa spinta di Bisseck su Strootman, del Genoa.

Nel primo caso l’arbitro, pur avendo visto il contatto, non lo ritiene da rigore, ma il VAR non lo richiama, anche se dovrebbe. Nel secondo caso l’arbitro non vede il contatto, ma anche qui in sala VAR decidono di prendere un caffè anziché segnalare l’accaduto.

A parte i toni di scherzo, quel che é chiaro e meno giocoso è il fatto che questi episodi indirizzano le partite, spesso e volentieri. E nonostante Rocchi, il designatore degli arbitri italiani, cerchi di prendere provvedimenti, per lui sembra andare sempre peggio.

“E’ come film di orrore” (cit.)

La saga degli “orrori”, continua. Solo questo fine settimana, si contano diverse chiamate dubbie. In più, tanti tifosi fanno notare che c’è una squadra che beneficia più degli altri degli errori arbitrali: l’Inter, in piena corsa scudetto.

Dati alla mano, sono tanti gli episodi che vanno in favore dei nerazzurri. Recentissimo quello dell’ultima sfida di campionato contro la Fiorentina. Mischia in area e Alessandro Bastoni che decide per un attimo di giocare a football americano e non a calcio. Trattiene vistosamente Ranieri della Fiorentina, disinteressandosi della palla.

Da regolamento, Bastoni andava sanzionato e assegnato il rigore alla Fiorentina. Tutto ciò confermato dalla prova TV. Attenzione: non siamo noi a dirlo e nemmeno i tifosi in giro per il web.

Così Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli: “A me dispiace per Rocchi, sta vivendo una specie di incubo…La debolezza degli arbitri in questa stagione parla da sola”. Ed ha ragione, purtroppo.

Senza contare l’apparente guerra interna all’AIA portata alla luce da “Le Iene”, fra arbitri di campo e arbitri VAR.

Ma c’è di più. Poiché l’Italia non è la sola ad avere problemi col VAR. In Belgio, Anderlecht-Genk verrà rigiocata, proprio a causa di un errore del VAR che aveva indirizzato la partita. Sarebbe qualcosa di storico. Anzi, lo è già.

Troppa verità (o troppe verità), fa male

Insomma, si sta piano piano portando uno sport, che dovrebbe essere fatto soprattutto di emozioni, all’esasperazione. Le partite non finiscono più sul campo, ma addirittura nelle aule di tribunale (nel caso belga c’è un ricorso alla base).

Oramai i calciatori sono privati della gioia di esultare, divorati dall’ansia che l’unghia del loro piede fosse in fuorigioco e quindi il goal nullo. Tanti sono i contatti da rigore che vengono guardati al VAR per un quarto d’ora per poi dire “Non c’è niente”. Talvolta eccoci assistere a placcaggi (è il caso di dirlo), che non vengono sanzionati perché “l’arbitro fischia poco, lascia giocare. È la sua filosofia”.

Insomma, la rivoluzione che doveva essere il VAR pare si stia rivoltando contro gli arbitri stessi. Stiamo vedendo il rovescio della medaglia che, purtroppo, è impietoso. Eppure, basterebbe un po’ di attenzione in più e ammettere la tanto amara VAR-ità.

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