La dura realtà dell’India e delle sue donne

L’India non è solo Bollywood. Le notizie che provengono da questo paese parlano quasi sempre di dolore e soprusi che le donne subiscono da secoli.

L’india è un Paese di contraddizioni, che le sue donne conoscono molto bene.

Se da una parte l’India si presenta come una Nazione che crede e insegue il progresso, dall’altra tutela ancora la barbarie di pratiche antiche e violente.

Se da un lato c’è il mondo colorato e divertente di Bollywood, dove le donne conducono una vita libera e sono padrone del proprio futuro, dall’altro lato c’è una realtà tragica che le donne continuano a subire da secoli.

E’ di pochi giorni fa la notizia di una donna quarantenne, Neetu Dwiwedi, arsa viva da alcuni uomini appartenenti alle forze dell’ordine, che tenevano in arresto suo marito. Per riaverlo a casa, Neetu avrebbe dovuto pagare 100mila rupie, l’equivalente di 1500 euro. La donna, non disponendo del denaro, ha rifiutato la proposta ed è stata appunto assassinata brutalmente.

Un sondaggio dell’agenzia Thomson Reuters ha dichiarato l’India quarto Paese al mondo più pericoloso per le donne, e il peggiore tra quelli industrializzati che appartengono al G20.

Basti pensare alla tradizione del Sati, che prevede l’immolazione della donna nella pira funebre del marito: la vedova è considerata un peso da eliminare e, nonostante questa norma sia stata abolita nel 1829, ancora oggi molte donne subiscono questo trattamento.

Ma in India il problema non è solo la vedovanza, bensì la condizione stessa di essere una donna.

Scoprire durante la gravidanza di essere in attesa di una femmina, nella maggior parte dei casi prevede come conseguenza obbligare la donna ad abortire. L’aborto selettivo avviene spesso in casa, senza assistenza medica, ed è così frequente che il governo indiano ha più volte evidenziato una discrepanza tra il numero elevato dei maschi e quello esiguo delle femmine.

Durante l’infanzia, le bambine sopravvissute imparano l’arte dell’obbedienza: devono restare sottomesse al capofamiglia per tutta la durata della vita, tenendo a mente che uno sbaglio può esser loro fatale. Crescendo, le donne apprendono di essere inferiori agli uomini in ogni cosa.

Sono alla stregua di oggetti e merci di scambio. Una donna può essere barattata dalla sua famiglia per denaro. E, infatti, l’India è attualmente uno dei Paesi dove non si riesce a sconfiggere l’esistenza delle spose-bambine. Giovani addirittura di otto anni che spesso si uniscono in matrimonio a uomini adulti. Inutile spiegare lo shock provato nella prima notte passata con i mariti, tanto che alcune di loro non hanno resistito alle violenze subite.

Tuttavia, le notizie che ci giungono dall’India riguardano in particolar modo gli stupri, ritenuti da una ricerca delle Nazioni Uniti un vero e proprio problema nazionale. Ne sentiamo parlare sempre più spesso. Lo stupro è considerato sempre colpa delle donne. Le donne provocano, lanciano messaggi sensuali, è come se loro stesse conducessero l’uomo alla violenza. Questo pensiero, purtroppo, è condiviso frequentemente anche in Italia. Ma, mentre in Italia si condanna il gesto, in India la quotidianità degli stupri non ha ancora trovato una soluzione, e i colpevoli raramente ricevono una condanna.

Tutto ciò ci porta a riflettere, come anticipato, sulle contraddizioni di questo Paese ricco di storia, che affascina da sempre. Riflettere su episodi contrastanti, come la venerazione che gli indiani riservano alle divinità donne, e le condizioni di miseria in cui fanno vivere la maggior parte delle loro mogli, figlie, sorelle. Riflettere sulle donne che sono diventate personalità di spicco di queste Paese, ricoprendo ruoli politici importanti, come Indira Ghandi, e su quelle costrette a vivere una realtà di sofferenza e dolore sotto i loro sari colorati. 

 

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