Cinquantadue anni fa, il 28 agosto 1963 a conclusione di una marcia sui diritti civili a Washington, Martin Luther King tenne il suo famoso discorso «I have a dream».
«I have a dream»: «Ho un sogno». Il 28 agosto del 1963, al termine di una marcia di protesta per i diritti civili, Marthin Luther King pronunciò il suo discorso davanti al Lincoln Memorial di Washington  consapevole di aver parlato con parole che avrebbero lasciato il segno: «Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla Storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro Paese.»
“One Man. One March. One Speech. One Dream.”
Dal 28 agosto 1963 l’espressione «I have a dream» è diventata un’icona universale. In un discorso di 17 minuti, il reverendo Martin Luther King ha condensato la potenza del suo messaggio, affidandolo ai posteri. Da quel momento la lotta contro il razzismo e la segregazione razziale non è stata più la stessa.
Il discorso della marcia su Washington, noto come I Have a Dream Speech, ha avuto varie versioni differenti fra loro, scritte in diversi periodi.
Fu durante l’orazione del discorso che ispirato dalla cantante Mahalia Jackson che continuava ad urlargli «Parla del sogno, Martin!»,  King accotonò i fogli e iniziò a parlare a braccio, con spontaneità e improvvisazione.
La marcia su Washington è stata solo il culmine di una lotta per i diritti civili iniziata nel lontano 1955 a Montgomery, in Alabama, quando una sarta di nome Rosa Parks si rifiutò di cedere il suo posto in autobus ad un passeggero bianco. Anni dopo numerose associazioni si diedero appuntamento nella capitale degli Stati Uniti per dimostrare al mondo la forza dirompente delle loro idee.
Nel 1963 King fu nominato dalla rivista Time “uomo dell’anno”, mentre nel 1964 ricevette il premio Nobel per la pace. Nello stesso anno il Congresso varò il Civil Rights Act, la norma che rende illegale la segregazione razziale. Ma il cammino verso un’America più libera e più giusta era appena iniziato.
« Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per ciò che la loro persona contiene. Ho un sogno, oggi! »
Le idee espresse nel discorso riflettono le esperienze di etnocentrismo e maltrattamento vissute da King. Mette apertamente in discussione il modo con cui l’America si definisce «nazione fondata per portare giustizia e libertà a tutti i popoli.»
Con queste parole, il  politico americano John Lewis giudica l’orazione di King:
« Il Dr. King ha avuto il potere, l’abilità e la capacità di trasformare quei gradini del Lincoln Memorial in un’area monumentale che verrà per sempre riconosciuta. Parlando come lui ha fatto, ha educato, ispirato, informato non solo le persone lì presenti, ma tutti gli Americani e le generazioni che ancora dovevano nascere. »
Ritenuto un capolavoro della retorica, il discorso di King invoca la Dichiarazione di Indipendenza, il Proclama di emancipazione e la Costituzione degli Stati Uniti d’America.
“Ho un sogno che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso del suo credo: “Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali. “

