Con l’inizio dell’inchiesta “Mani Pulite” il 17 Febbraio 1992 coincide l’ inizio del periodo storico definito “Tangentopoli”, in cui vengono coinvolti in modo trasversale ministri, senatori, imprenditori.
L’espressione Mani pulite indica una serie di inchieste giudiziarie degli anni novanta in Italia, iniziata precisamente il 17 Febbraio 1992, e caratterizzata da una serie di indagini giudiziarie condotte a livello nazionale nei confronti di esponenti della politica, dell’economia e delle istituzioni italiane. Le indagini hanno portato alla luce un sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti ai livelli più alti del mondo politico e finanziario italiano. Con Tangentopoli si indica il periodo per riferirsi a tali avvenimenti: infatti vengono coinvolti ministri, deputati, imprenditori, e perfino ex Presidenti del Consiglio.
“Tangentopoli” comincia il 17 febbraio 1992. Il pubblico ministero Antonio Di Pietro chiede ed ottiene dal GIP Italo Ghitti un ordine di cattura per l’ingegner Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del PSI milanese.
Chiesa era stato colto in flagrante mentre intascava una tangente dall’imprenditore monzese Luca Magni che, stanco di pagare, lo aveva denunciato chiedendo aiuto alle forze dell’ordine. Magni, d’accordo con i carabinieri e con Di Pietro, fa ingresso alle 17:30 nell’ufficio di Mario Chiesa, portando con sé 7 milioni di lire; l’imprenditore ha un microfono e una telecamera nascosti e, appena Chiesa ripone i soldi in un cassetto della scrivania, dicendosi disponibile a rateizzare la transazione, nella stanza irrompono i militari, che notificano l’arresto.
La notizia fa decisamente scalpore e oltre a finire sulle prime pagine di tutti i quotidiani, viene ripresa dai telegiornali. Il segretario socialista Bettino Craxi, allora impegnato nella campagna elettorale per le elezioni politiche di primavera, con l’obiettivo di ritornare alla presidenza del Consiglio, in un’intervista rilasciata a Daniela Vergara per il TG3, nega l’esistenza della corruzione a livello nazionale, definendo Mario Chiesa un “mariuolo isolato”, una scheggia impazzita dell’altrimenti integro Partito Socialista.
Sotto interrogatorio, Chiesa rivela che in realtà il sistema delle tangenti è molto più esteso rispetto a quanto affermato da Craxi. Secondo le sue dichiarazioni, la tangente era diventata una sorta di «tassa», richiesta nella stragrande maggioranza degli appalti. A beneficiare del sistema erano stati politici e partiti di ogni colore, specialmente quelli al governo come appunto la DC e il PSI; Chiesa così si ritrova a fare anche i nomi delle persone coinvolte.
Subito dopo le elezioni, molti industriali e politici vengono arrestati con l’accusa di corruzione; le indagini che portano a “tangentopoli” iniziano a Milano, ma si propagano velocemente ad altre città, man mano che procedono le confessioni. Fondamentale per questa espansione esponenziale delle indagini è la diffusa tendenza dei leader politici a privare del proprio appoggio i politici meno importanti che venivano arrestati; questo fece sì che molti di questi si sentissero traditi e spesso accusassero altri politici, che a loro volta ne accusavano altri ancora.
Mani pulite, o “tangentopoli” che dir si voglia, è tuttora al centro di un ampio dibattito storiografico e politico. Le inchieste sono state difese e rivalutate da molti sostenitori della politica pulita come i giornalisti Massimo Fini, Peter Gomez e Marco Travaglio, che hanno scritto libri e articoli in difesa dei magistrati; molti infine hanno visto in Mani pulite una “rivoluzione pacifica della società civile”, riprendendo una definizione di Indro Montanelli.

