Nell’era dei ritmi veloci, del “vivere il presente” e degli impegni sempre crescenti… Il cammino di Santiago diventa un modo per riconnettersi con se stessi e con il proprio benessere.
La frenesia della vita di tutti i giorni con i suoi impegni famigliari e lavorativi, la città contemporanea e la tecnologia portano spesso a condizioni di stanchezza, di trascuratezza fisica, di malessere psichico. Le preoccupazioni, il consumo, i beni materiali inducono una perdita del sé, del ‘momento presente’, del legame con gli altri. Ad oggi, si registra un aumento significativo di condizioni di disagio psicologico, rendendo necessario un incremento della qualità della vita delle persone, aiutandole ad abbracciare buone abitudini e a riconnettersi con il sé e con gli altri.
Un’attività particolarmente utile a tal proposito è il Cammino di Santiago, da più di mille anni itinerario di pellegrinaggio ed ambita meta spirituale.
Il significato del cammino nella storia
La storia del Cammino ha inizio nell’820 D.C, quando il re Alfonso visitò la cittadella di Santiago de Compostela per commemorare le spoglie di San Giacomo Maggiore, rinvenute in Galizia pochi anni prima e conservate nella cattedrale. Da quel momento ebbero inizio i pellegrinaggi, che assunsero sempre più importanza.
Nel Medioevo il cammino aveva finalità religiose, rappresentando un atto di sacrificio e di fede; nei tempi moderni invece si è laicizzato, convogliando in sé le più disparate culture, storie, stili di vita. Il percorso oggi come ieri è un cuore pulsante di incontri e scambi culturali, crogiolo di innovazioni, mosaico di identità: l’importanza storica, sociale, culturale del Cammino, il suo valore per l’identità Europea, lo hanno reso nel 1987 Patrimonio dell’Umanità. I vari percorsi, di cui i più importanti quello Francese e quello Portoghese, diventano luoghi di condivisione e socialità, incontro di storie e culture: in questa diversità ad unire è la scelta di percorrere ogni giorno chilometri con lo zaino in spalla, scelta nata da vari obbiettivi, finalità, motivi.
Ma quali sono le motivazioni che spingono molte persone a percorrere questi sentieri, ad affrontare la fatica e tutte le difficoltà del viaggio? Le storie, le finalità di chi intraprende il percorso sono diverse per ciascun pellegrino. Alcuni seguono motivazioni religiose, altri invece vogliono distanziarsi dalla routine e dai beni materiali, altri ancora seguono il loro personalissimo desiderio di trascendenza e cura, mirando alla crescita personale e ad un cambiamento radicale nel se.
Studi sui benefici del cammino di Santiago
E non a torto molti intraprendono il viaggio per perseguire questi obiettivi di crescita e benessere: gli studi di Utreya svoltosi tra il 2017 e il 2020 hanno mostrato empiricamente, attraverso l’osservazione e il dialogo diretto con i partecipanti, come il Cammino favorisca il miglioramento complessivo del benessere psico-fisico. Gli studiosi hanno mostrato i benefici psicologici che il Cammino, nel breve e medio periodo, ha apportato su un totale complessivo di 444 partecipanti ascoltandone feedback e testimonianze.
I dati raccolti hanno rilevato che i partecipanti registravano una diminuzione dei livelli di ansia e stress, miglioramenti nei sintomi della depressione, un incremento generale della qualità della vita e una maggiore consapevolezza di sé e dei propri valori. Le ragioni di questi miglioramenti, secondo gli studiosi, possono essere trovate nel contatto con la natura, nell’esercizio fisico, nello stato di ‘mindfulness’ indotto dal camminare, nel senso di comunità dei pellegrini e nella propensione ad ‘ascoltarsi’ in virtù dei ritmi naturali e della solitudine.
La testimonianza di Mario
Sono emerse attraverso diverse testimonianze le ragioni che spingono le persone ad affrontare questo viaggio, e come esso abbia il potenziale di poter aprire porte e di smuovere qualcosa nel profondo.
Tra queste vi è la testimonianza di Mario, ex pellegrino e ad oggi appassionato di trekking. <<Ogni giorno, non importa quale sia il tempo, percorro dai dieci ai trenta chilometri con lo zaino in spalla. Porto con me tutto il necessario per il campeggio e ogni sentiero, ogni valle mi insegna qualcosa di nuovo. Camminare nella natura mi dà gioia e quiete, mi fa stare bene anche nelle giornate no.>> Cosi Mario ci ha parlato della sua passione, rivelando che questo amore è nato proprio durante il Cammino di Santiago: nel camminare aveva trovato un modo per giungere ad un maggior senso di benessere.
<<Ero in un periodo buio della mia vita, avevo perso il lavoro, divorziato, ero tentato di andare in un altro paese e ricominciare da capo. Non avevo speranza, volevo solo lasciarmi andare. Soffrivo allora di depressione e non sapevo davvero che strada prendere. La scelta del Cammino è stata quasi una chiamata, come se qualcosa mi avesse detto di andare. Avevo deciso di intraprendere il viaggio non sapendo bene cosa mi aspettasse. Ho intrapreso il Cammino Francese e giorno dopo giorno tutto è cambiato.>>
Parlando dei molti chilometri percorsi al gelo, del dolore alle ossa, del peso della solitudine e dello zaino non si può non notarne la luce negli occhi e la calma nella voce, specchio di una consapevolezza profonda, maturata nella sofferenza fisica e psicologica. La sua storia si mostra costellata di dolori e sfide, ma ciò che colpisce nell’ascoltarlo, è la forza interiore che mostra nel ricordare il passato << Avevo cominciato il cammino per fuggire dal dolore, ed invece mi sono ritrovato ad affrontarlo faccia a faccia. Ogni giorno era una lotta contro il freddo e la fatica, ogni mattina una battaglia con il passato e con il mio cuore ferito. Ma alla sera, percorsi chilometri, sentivo solo gioia. La felicità che ogni piccolo traguardo, raggiunto con fatica, regala.>>
Il limite fisico, racconta, ha rappresentato una delle prove più dure
<<Uno dei giorni più difficili è stato sui Pirenei. Durante il cammino ci sono vari ostelli per pernottare la notte, ma quella sera non avevo ancora trovato uno dei pochi rifugi aperti in inverno. Quel giorno faceva freddissimo, stavo percorrendo i trenta chilometri da itinerario per giungere al rifugio. Già sognavo di curarmi le ferite, sedere al caldo, mangiare un piatto di legumi. Mentre stanco proseguivo sul sentiero, è iniziata una tempesta di neve tra le più brutali che abbia mai visto.
Sono stato costretto a ripararmi perdendo le ultime ore del giorno: davanti a me il buio totale, i punti di riferimento, la strada completamente avvolti dalla neve. Avevo le vesciche ai piedi, la schiena dolorante per il peso dello zaino, le scarpe consumate dai diversi giorni di cammino. Ma la cosa più spaventosa era il freddo gelido che mi penetrava le ossa, che mi congelava mani e piedi. Quella notte, sai, è stata davvero la più lunga della mia vita.>>
Nella fermezza della sua voce, nella profondità del suo sguardo, nella fierezza della sua postura nonostante il peso sulle spalle che portava con sé, si legge una storia di forza, resilienza, volontà; si intravede nei suoi occhi una luce satura di speranza e di vita, uno sguardo intriso di coraggio.
<<Per la prima volta ho pensato di non farcela, ma dovevo resistere, dovevo continuare a camminare e trovare un rifugio. Non potevo darmi per vinto. Con quel freddo probabilmente non sarei sopravvissuto alla notte. Nonostante la stanchezza e il gelo, ho continuato a camminare per chilometri, cercando di orientarmi con quel poco che riuscivo a intravedere. Stringevo i denti per il dolore e per il freddo, sentivo tutto il peso della stanchezza e dello zaino, ma non dovevo fermarmi: non ho mai sentito una forza così grande dentro di me. Il mio unico pensiero è stato quello di resistere e continuare a camminare, ce la dovevo fare, volevo farcela.
Non sai quanta gioia ho sentito quando da lontano ho intravisto la luce di una locanda. Ma non è stato soltanto il sollievo di essere sopravvissuto, è stato un profondo senso di gratitudine verso il mondo, verso me stesso che non avevo mollato, che ero stato in grado di lottare contro la stanchezza, il dolore, il freddo. Lì ho capito quanta forza c’era dentro di me, ho capito che avrei potuto superare qualsiasi cosa.>>
L’insegnamento del cammino
Mario sottolinea che, dopo il Cammino di Santiago, la sua vita è cambiata: continua ogni giorno con lo zaino in spalla ad innamorarsi del mondo, passo dopo passo. Ogni mattina trova il piacere di mettersi in viaggio e con esso la gioia di vivere. Ha rilevato che non importa dove sta andando, ogni albero, ogni sentiero, ogni fiume percorso, lo stupisce; ha rivelato che in ogni chilometro fatto trova un obbiettivo, un piccolo grande motivo per gioire, e nella fatica, una sfida con se stesso, una ragione per continuare a camminare.
La storia di Mario trasmette un senso di speranza: riscalda il cuore pensare come questa esperienza abbia potuto nutrire l’anima di un uomo. La notte del Cammino è stata la luce che gli ha indicato la strada, una strada che però era già dentro di lui. Forse, il valore del viaggio sta nel sottoporre delle sfide, delle difficoltà che si è chiamati ad affrontare. Il riuscire là dove si pensa di non farcela, là dove si vorrebbe mollare, è rivelatorio di forza interiore. Nel cammino, passo dopo passo si prende consapevolezza del se, dei propri limiti e pensieri. Chilometro dopo chilometro ci si esplora con occhi diversi, riconoscendo il proprio valore, perdonando le proprie fragilità.
Il Cammino forse incarna davvero un’occasione di crescita e miglioramento quando lo si percorre da protagonisti, quando si decide, proprio come nella vita, di accoglierne dolori e traguardi, limiti e potenzialità; quando si impara ad abbracciarne il processo e, soprattutto, ad accettare e amare se stessi.

