Harry, il ciclone che ha sconvolto il Sud, tra cambiamento climatico, solidarietà e necessità di trovare nuove misure di prevenzione e messa in sicurezza.
Tra il 19 ed il 21 Gennaio alcune regioni del sud Italia, principalmente la Sicilia, la Calabria, e la Sardegna, da cui stiamo scrivendo, hanno visto abbattersi sulle proprie coste il ciclone Harry in una delle sue forme più esasperate. Il ciclone Harry è un ciclone extratropicale mediterraneo che ha portato con sé devastanti fenomeni atmosferici, quali piogge torrenziali e onde violente che hanno stabilito un record del Mediterraneo arrivando ai 16,6 m di altezza e raffiche di vento che hanno superato i 120 km/h.
Danni e soccorsi: il ruolo della protezione civile
Il ciclone Harry ed i suoi violenti effetti hanno creato gravissimi danni nel territorio, erodendo le coste e distruggendo le abitazioni vicino al mare e le infrastrutture causando interruzione di strade, porti e vari altri tipi di collegamento. Abitanti e persone sul posto fortunatamente sono state protette in qualche modo dal pronto intervento delle autorità, della protezione civile e dai servizi di emergenza.
Infatti la presenza del ciclone era un fenomeno preannunciato dai meteorologi nazionali: che il ciclone arrivasse era un fatto certo, e ne è dimostrazione che i giorni precedenti siano state lanciate allerte rosse e massicce evacuazioni delle zone più esposte. Ma la vera sorpresa è stata la violenza record con cui il ciclone si è abbattuto.
Fortunatamente nessun morto è stato registrato nelle zone colpite, dimostrando il ruolo cruciale delle previsioni e della preparazione sull’impatto delle vittime durante questo genere di eventi, mentre si annoverano dei feriti, quale ad esempio un anziano che durante le prime ore della mattina del 20 gennaio è caduto in una voragine nel tratto di lungomare di Santa Teresa di Riva a Messina. L’anziano fortunatamente è riuscito a chiamare il 112 e a mettersi in salvo, così come è accaduto agli altri feriti.
Ciclone Harry. Un campanello d’allarme sul cambiamento climatico?
Clima Meter, progetto scientifico internazionale sviluppato da climatologi ed enti scientifici europei, ha condotto una ricerca sul ciclone Harry. Dall’analisi degli scienziati emerge che il cambiamento climatico ha avuto un ruolo determinante nell’intensità di questo evento e gli esperti sostengono che in futuro i cicloni che si abbatteranno nel Mediterraneo, il cui numero non necessariamente aumenterà, tenderanno ad essere più intensi.
I climatologi del progetto Clima Meter hanno confrontato eventi simili del passato con quelli attuali. Tuttavia, il ciclone Harry ha mostrato caratteristiche così anomale da non trovare una combinazione corrispondente nei database disponibili, soprattutto per quanto riguarda l’intensità dei venti vicino al suolo. Infatti i venti risultano più intensi per l’aumento delle temperature (del 1–2 °C rispetto a decenni fa), ed inoltre in molte zone costiere la velocità del vento registra un aumento del 15%, che corrisponde ad un’aggiunta di 8 km/h.
Un clima instabile porta ad un futuro instabile
Questo cambiamento meterologico è determinato da un clima più caldo ed instabile. Unendo il fenomeno dei venti più forti ad altri fenomeni registrati, quali l’innalzamento del livello del mare e il mare più caldo, aumentano i rischi di disastri naturali dati da mareggiate ed onde più violente.
Siamo consapevoli di cosa questo significhi per le coste e per le città che si affacciano sul mare. Gli scienziati sostengono che la variabilità naturale del clima (come le oscillazioni oceaniche naturali) spieghi solo in parte i risultati del ciclone, sostenendo inoltre che sia necessario parlare della variabile del cambiamento climatico causato dall’uomo. Senza di esso il ciclone Harry sarebbe rientrato nei parametri degli anni precedenti e non avrebbe avuto la forza distruttiva che lo ha fattivamente contraddistinto. Anche alla luce di tutto questo dovremo imparare a fare i conti con il fatto che il cambiamento climatico non possa esser considerato un problema astratto e lontano, ma un fattore cruciale e tangibile del nostro quotidiano.
Il fatto che il cambiamento climatico stia amplificando eventi estremi ci porta alla naturale conclusione che bisogna agire per il bene comune, e che ridurre le emissioni non sia un’ideologia, ma una riduzione del rischio fisico per la collettività. È necessario adattare immediatamente territori e città per metterli in sicurezza ed agire sulle cause del cambiamento climatico.
Danni economici e criticità nella ricostruzione
L’impatto economico del ciclone Harry è stato molto grave. Le autorità regionali contano danni di un miliardo di euro solo in Sicilia, arrivando a 2,5 miliardi per tutte le zone colpite. Bisogna contare le perdite per settori come pesca e agricoltura, delle infrastrutture, dell’immobilismo lavorativo e scolastico causato dalle frane e dai detriti che hanno bloccato le strade, ed ai migliaia di sfollati.
Proprio l’esatta cifra di 2,5 miliardi venne stanziata nel 2023 in seguito alle terribili alluvioni che investirono l’Emilia Romagna. In quel caso il governo fu tempestivo e ricorse a delle misure straordinarie per fare cassa. Fra queste ci furono per esempio il sovraprezzo di un euro per l’accesso ai musei statali, oppure ancora la vendita dei mobili confiscati dall’agenzia delle dogane. Invece per ora i fondi recuperati per la ricostruzione di Sardegna, Sicilia e Calabria si aggirano sui 100 milioni di euro, una cifra irrisoria rispetto al totale dei danni calcolati.
Mezzogiorno e dibattito sui Fondi di Coesione
Questo paragone non intende in alcun modo mettere in discussione la correttezza della tempestività degli interventi statali in Emilia Romagna, duramente colpita dalle alluvioni. Chi scrive ne può testimoniare personalmente la necessità, avendo preso parte nei giorni del disastro a Forlì, insieme alla protezione civile e ai volontari dei comitati locali autonomi, alle squadre di supporto, e constatando direttamente la devastazione che eventi catastrofici di questa portata lasciano sul territorio e sulla comunità.
Tuttavia è evidente che questa percezione di allerta e tempestività nella ricostruzione sia sproporzionata a sfavore delle tre regioni del Mezzogiorno.
Confronti, percezione e proposte
Una delle cose che ha fatto più discutere in merito alle soluzioni proposte dal governo per fare cassa è quella di utilizzare per la ricostruzione i Fondi dello sviluppo per il Mezzogiorno, in particolare i Fondi per lo sviluppo e la coesione.
Questa proposta ha guadagnato aspre critiche perché si tratterebbe di togliere soldi destinati dall’Unione Europea con l’obiettivo di colmare un gap storico. Nello specifico questi fondi sono stati stanziati per un Sud che dall’Unità d’Italia è rimasto arretrato, meno industrializzato, con infrastrutture carenti e sommariamente più povero del Nord. Proprio questo divario storico ha reso fondamentali strumenti quali i fondi di coesione per cercare di rimediare alle diseguaglianze, strascico di una storia travagliata.
Ebbene questo rende valida la critica che utilizzare questi fondi per danni causati da un evento climatico, quando per altre catastrofi nel Nord si è riscossa una cassa nazionale, equivale ad annullare la speranza di un miglioramento futuro per il Sud Italia, e a dare la percezione di un Mezzogiorno perennemente isolato. Per ora questa è comunque solo una proposta, per altro fonte di aspro dibattito, quindi c’è la speranza che in futuro si opterà per fondi alternativi che agiscano nell’immediato per riparare i danni lasciati dal ciclone Harry senza intaccare i fondi di coesione.
Tra cambiamento climatico e solidarietà
In conclusione il ciclone Harry rappresenta un monito eccezionale per diversi temi: in primis sugli effetti del cambiamento climatico e sull’urgenza di trovare misure preventive in tal senso, agendo da subito. Ha inoltre messo in luce l’importanza sul tema della preparazione, delle previsioni e della prevenzione: riguardo la protezione civile per arginare le vittime, riguardo la fragilità delle infrastrutture e dell’economia nazionale e nel Mezzogiorno. Il dibattito sull’erogazione di fondi per la ricostruzione evidenzia come sia necessario trovare soluzioni rapide senza compromettere gli strumenti destinati allo sviluppo e come parallelamente occorra agire sulle cause del riscaldamento globale per adattare i territori e prevenire possibili futuri disastri.
A cura di Giorgia E. M. Grimaldi

