60 anni dalla rivolta di Trieste

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Sono passati sessant’anni dai giorni di Trieste, quelli tra il 3 e il 6 novembre 1953, nei quali è stata scritta l’ultima pagina del Risorgimento italiano.

Per non dimenticare un momento storico tanto importante e controverso, il Comitato 10 Febbraio ha organizzato proprio il 4 novembre, anniversario dei festeggiamenti della Prima Guerra Mondiale e casus belli della rivolta di Trieste, un pomeriggio di dibattito sul tema presso la Biblioteca Enzo Tortora di Roma.

Rimasta zona grigia dopo il primo conflitto mondiale, la città di Trieste, divisa tra area anglo-americana e area jugoslava, conservava un’anima italiana e la popolazione, che rivendicava il proprio diritto all’italianità, scese in piazza per ribellarsi al governo anglo-americano. Sei triestini rimasero uccisi dalla polizia e a loro fu idealmente consegnata nel 2004 la medaglio d’oro al valor civile come ultimi martiri del Risorgimento italiano. Di questo controverso capitolo della nostra storia resta ben poca memoria e l’incontro organizzato dal Comitato 10 Febbraio ha proprio l’obiettivo di promuovere il dibattito in merito, grazie ai contributi dei relatori Michele Pigliucci, Lorenzo Salimbeni ed Emanuele Merlino, moderati dalla giornalista Carla Cace, che hanno ricostruito storicamente le giornate della rivolta, non senza interrogarsi sul significato di questo episodio e sull’impatto che esso ha avuto sulle generazioni successive. Salimbeni ha spiegato che anche se si è talvolta cercato di strumentalizzare politicamente la rivolta di Trieste, dandole connotazione nazionalista o fascista, si trattò di una mobilitazione che interessò la popolazione locale in maniera globale.

A margine del convegno è stato proiettato il cortometraggio di Alberto Guiducci “Novembre: le giornate di Trieste“, realizzato da Divine Film insieme all’associazione “Novecento” di Trieste. La pellicola ripercorre le tragiche giornate del novembre 1953 attraverso gli occhi di alcuni giovani studenti triestini di allora, cui fa da contraltare il cinico pragmatismo di un photoreporter inviato romano, inizialmente testimone incredulo e poi partecipe della rivolta e del sacrificio collettivo di un’intera città.

La questione del confine orientale resta delicata e l’odierna crisi economica – ha sottolineato Merlino – ha rinfocolato, in chiave opposta, gruppi indipendentisti che oggi vorrebbero una Trieste città-Stato fuori dall’Italia. Tali atteggiamenti, per quanto marginali, convincono della necessità di riaprire un dibattito sulla questione del confine orientale e di sollecitare la memoria storica di quelle giornate di novembre in cui Trieste scese in piazza in nome della propria indomabile italianità.

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