Terzo Plenum: Pechino annuncia riforme politiche, economiche e sociali

Nel documento approvato dal Partito Comunista cinese nei giorni scorsi a Pechino si parla di riforma fiscale, unificazione del mercato delle terre edificabili urbane e rurali, sviluppo ecologicamente sostenibile, innovazione tecnologica, liberalizzazione dei prezzi dei beni primari, riforma del sistema della giustizia. Promesse, dunque, vaste riforme che seppur enunciate in modo generico, toccano i punti più importanti del sistema economico, sociale e politico.

Con il Terzo Plenum 2013, quindi, l’erede dell’Impero Celeste fa un passo avanti verso il futuro. O così sembrerebbe. Si è deciso, infatti, che i tristemente famosi laogai, campi di lavoro per i dissidenti politici e per tutti coloro che non si comportano conformemente al volere delle autorità, introdotti nel 1957, vengano sostituiti da altri strumenti punitivi e rieducativi. Amnesty International, tuttavia, accoglie con scetticismo la notizia e teme in un inasprimento di altri sistemi come quelli delle “prigioni nere”.

Nel documento, il PCC si impegna a evitare l’uso della tortura e l’abuso fisico e a rivedere i reati per i quali è possibile comminare la pena di morte.

Da anni le Organizzazioni Internazionali e le ONG di tutto il mondo denunciano la mancanza del rispetto dei diritti umani in Cina dove la giustizia è spesso amministrata in maniera sommaria.

A  “confermare” quanto dichiarato dal Partito, arriva una dichiarazione della Corte Suprema, diffusa attraverso il web, nella quale si chiede maggiore indipendenza dei tribunali locali dalla Politica  e nella quale si afferma che  “gli interrogatori basati sulla tortura per ottenere confessioni, l’uso del freddo, della fame, delle bruciature, dell’affaticamento e di altri mezzi illegali per estrarre confessioni agli accusati, devono essere eliminati”. Ci si auspica, dunque, un’amministrazione della giustizia più equa, efficiente e trasparente.

Al varo anche la modifica della legge sul figlio unico, introdotta nel 1979 per tenere sotto controllo la crescita demografica. Il basso tasso di natalità (nel censimento 2010 pari a 1,18 figli per donna)  sta mettendo in crisi il sistema economico e sta profondamente minando la possibilità di crescita e sviluppo del paese, nel quale esistono oggi troppi anziani improduttivi e troppi pochi giovani lavoratori. Si stima che la legge, fino ad oggi, abbia  impedito circa quattrocento milioni di nascite, anche attraverso la terribile pratica dell’aborto forzato.

Il nuovo sistema proposto prevedrebbe che le coppie in cui uno dei due membri è figlio unico, possano mettere al mondo un secondogenito. Secondo le stime dei demografi questo permetterebbe a circa dieci milioni di coppie di avere un secondo figlio.

Il Terzo Plenum ha, inoltre, deciso di introdurre il Consiglio nazionale per la sicurezza che dovrebbe favorire l’armonia fra le parti sociali, garantire la sicurezza nazionale, assicurare la stabilità sociale.

Una nuova alba, forse, sorge per miliardi di persone le quali, spesso lasciate sole all’ombra della Muraglia dall’indifferenza del mondo e dall’opportunismo di chi fa ricchi affari con il gigante cinese, silenziosamente e lentamente si sono messe in marcia per vedere i propri diritti riconosciuti.

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