Vladimir Putin, dal discorso al Valdai all’incontro con Papa Francesco

Senza i valori al centro del Cristianesimo e delle altre religioni del mondo, senza norme morali plasmate nel corso dei millenni, i popoli perderanno inevitabilmente la loro dignità umana. Ebbene: noi riteniamo naturale e giusto difendere questi valori.”  Vladimir Putin sorprende tutti  al Valdai.

Così il Presidente, l’uomo che Forbes ha consacrato come il più potente del mondo, si fa garante e difensore dei valori della Cristianità. E ancora, a Kiev, per la ricorrenza dei 1025 anni della conversione del popolo russo, pochi giorni prima, affermava che la Russia non è una grande potenza per merito degli zar, delle guerre o di un partito politico ma lo è per merito del Cristianesimo.

Possiamo dirlo: uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia. Solo un decennio fa,  sarebbe stato impensabile anche solo immaginare che fosse proprio la Russa post-sovietica a farsi portatrice dei valori religiosi, etici e morali della parola e dell’insegnamento di Cristo e della Chiesa nel mondo.

Oggi la Chiesa ortodossa ha un grande peso in Russia  e benché la Costituzione stabilisca che tutte le religioni abbiano il medesimo valore, già nel 1997, sotto la presidenza di Eltsin fu approvata una legge che riconosce al Cristianesimo ortodosso un ruolo fondamentale nel Paese sia sul piano storico che su quello culturale.

Oggi sono le comunità cristiane siriane che chiedono protezione alla Russia.

E’ stato Papa Francesco in persona a guardare alla Russia come ultima speranza per scongiurare una nuova guerra in Medio Oriente quando, in occasione del G20 di San Pietroburgo, in cui si affrontava la delicata situazione della Siria, con gli Stati Uniti ormai decisi a spiegare le proprie forze armate, il gesuita venuto dai “confini del mondo” ha inviato una lettera al Presidente Putin, un appello per fermare Barak Obama che dichiarava già esauritesi “ tutte le alterative all’opzione militare”.

Vladimir Putin e Jorge Mario Bergoglio, due uomini che appartengono a  due mondi profondamente diversi. L’uno, ex KGB,  nato e vissuto nella Russia comunista, all’ombra del muro di Berlino, in quell’Europa dell’est che si ribellava ai carri armati ed alla dittatura con la Primavera di Praga e con le rivolte di Budapest. L’altro, argentino, gesuita, scienziato e filosofo, che sceglie il nome del Santo di Assisi (primo nella storia) per salire al soglio pontificio per lanciare al mondo un’immagine “nuova” della Chiesa cattolica.  Due satelliti in un universo in rapido cambiamento che inaspettatamente si incontrano.

E della pace in Medio Oriente, del precario equilibrio in Siria e della situazione difficile dei cristiani in alcune regioni del mondo hanno discusso ieri a Roma. Trentacinque minuti di “cordiali colloqui” in cui si è posta una pietra miliare nel quadro geopolitico globale ed in cui il Cremlino ha accreditato ancora di più la sua immagine di novello Defensor Fidei.

Nell’esatto momento in cui ci si rende conto che sia il russo Putin a difendere il valore dell’identità nazionale, a salvaguardare la pace, a farsi garante del rispetto del diritto internazionale in Medio Oriente e a difendere i fondamenti della religione cristiana, ci si accorge di quanto il mondo sia radicalmente cambiato e, per i tempi della storia, alla velocità della luce.

 

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