Cannabis. Esplode la polemica. Legalizzazione o non legalizzazione?

Come capita per ogni tematica che tocca questioni etiche, anche la questione della legalizzazione delle droghe leggere, e nella fattispecie della cannabis, torna ciclicamente all’attenzione dell’opinione pubblica catturando la scena come fosse il tema che cambierà le sorti del paese portando grande confusione e disinformazione. Vediamo nel dettaglio di cosa si parla.

La cannabis è una droga che si estrae dalla pianta della canapa. Farne uso comporta danni a livello cerebrale soprattutto durante l’adolescenza poiché il cervello è ancora in fase di sviluppo. Al Corriere della Sera, Gian Luigi Gessa, neuropsicofarmacologo che ha guidato per il CNR diversi gruppi di ricerca sulle dipendenze, ha dichiarato che l’effetto più pericoloso della cannabis è “la capacità della sostanza di dare dipendenza. Ancora, un’influenza negativa sulla coordinazione motoria… E ci sono ripercussioni sull’apprendimento e sulla memoria”.
“Da un punto di vista medico c’è molta ricerca sulle potenzialità terapeutiche del principio attivo della cannabis. A livello biomedico già da alcuni anni ci sono prove che indicano che il Thc (acido carbossilico tetraidrocannabinolo) è un ottimo analgesico e può essere sfruttato per alleviare alcune forme di dolore. In particolare viene utilizzato per pazienti terminali quando gli altri analgesici non hanno più effetto”, sostiene, ancora, il Prof.  Walter Fratta, ordinario di farmacologia dell’Università di Cagliari e continua dicendo che il principale effetto negativo è la dipendenza. Anche se la cannabis è considerata una droga leggera rispetto a cocaina ed eroina, è comunque una sostanza che porta all’abuso. L’uso regolare crea un circolo vizioso che porta all’uso eccessivo con conseguente tossicità per l’organismo”.

Secondo uno studio, pubblicato sul Notiziario degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Romagna con il titolo di “La canapa indiana: effetti tossicologici e comportamentali” è possibile individuare una serie di manifestazioni generalmente descritte come conseguenti all’uso di Marijuana. In generale tali manifestazioni sono conseguenti ad alterazioni funzionali delle strutture cerebrali: cognitive, come caduta della performance in diversi compiti cognitivi (alterazioni funzionali a carico del sistema limbico) e motorie, come difficoltà di coordinazione (alterazioni funzionali a carico dei gangli della base e del cervelletto). L’assunzione di Marijuana determina un’euforia iniziale che dura per un certo tempo variabile soggettivamente e termina con apatia e sedazione diffusa. Altri effetti caratteristici sono: alterata percezione del tempo, dissociazione di idee e distorsioni della percezione uditiva e visiva. I deficit cognitivi coinvolgono una caduta di performance a carico della memoria, percezione, tempi di reazione, apprendimento e coordinazione motoria”.

Una ricerca che indaga gli effetti della cannabis sulla struttura e sul funzionamento del cervello attraverso le neuroimmagini pubblicata sulla rivista PLOS ONE rivela che il flusso sanguigno globale e prefrontale a riposo sia più basso in coloro che fanno uso di cannabis e che vi siano anomalie di attivazione durante vari compiti cognitivi in questi soggetti rispetto ai controlli non consumatori. Inoltre, in ben 11 studi di imaging strutturale, gli autori hanno trovato differenze nel volume cerebrale o nello spessore della corteccia, tra chi usa cannabis ed i soggetti di controllo e benché siano ancora pochi gli studi effettuati sugli adolescenti, i dati ad oggi disponibili suggeriscono come alterazioni, sia strutturali che funzionali, possano apparire molto precocemente dopo l’inizio del consumo di marijuana.

Dagli Stati Uniti d’America all’Uruguay in questi mesi si sono susseguite proposte di legge che hanno permesso la legalizzazione della sostanza soprattutto nell’ambito medico e nel trattamento del dolore. E nel nostro paese? Come sempre è il dibattito lascia poco spazio alla ricerca del bene comune e si trasforma in scontro politico ed ideologico in Parlamento.
Da circa un anno, per volere dell’allora Ministro della Salute Renato Balduzzi, in Italia è consentito l’uso terapeutico di alcuni medicinali di origine vegetale a base di cannabis. Le regioni Toscana, Liguria e Veneto ne hanno subito recepito la direttiva ed hanno permesso l’utilizzo della sostanza.

Ma negli ultimi giorni la polemica si è riaccesa. La “pietra dello scandalo”, incredibilmente considerato il tema, questa volta è l’assessore leghista della Lombradia Fava che chiede la legalizzazione della sostanza, idea prontamente bocciata da Matteo Salvini e Robeto Maroni che la bollano come un’opinione personale che non rispecchia quella del partito. Vendola immediatamente replica, sostenendo che  il proibizionismo è “come una manna dal cielo per i narcotrafficanti”. Spaccato il PD. A Torino,  prima città a votare ed approvare un documento sulla liberalizzazione della marijuana (un atto politico più che concreto), una parte del partito si accoda a SEL, IDV e M5S e si schiera a favore del provvedimento; un’altra parte, quella di area cattolica, invece, vota contro insieme al centrodestra. Fassino addirittura si astiene.  Intanto, L’On. Luigi Manconi, sempre del Pd, ha presentato al  Senato un ddl che  prevede la non punibilità della coltivazione per uso personale di marijuana e «il ripristino della distinzione del trattamento sanzionatorio tra droghe leggere e droghe pesanti, con una riduzione delle pene per le prime, fino alla completa cancellazione delle sanzioni amministrative per i consumatori dei derivati della cannabis”. Interviene, dunque, il Segretario Matteo Renzi che pone un freno alla discussione (soprattutto interna al suo partito, evidentemente) sostenendo che bisognerebbe, in primis, rivedere la legge Fini-Giovanardi  che cancellò la distinzione tra droghe pesanti e leggere e poi, eventualmente, discutere di legalizzazione. Procedere per piccoli passi, insomma. A destra, tuona il Sen. Maurizio Gasparri di Forza Italia, sostenendo che sia «folle» l’idea di liberalizzare le droghe leggere.

Don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, impegnato da anni contro la droga, rileva che “legalizzare la marijuana vuol dire offrire un capriccio in più ai nostri figli. Il problema è che i capricci, comunque, fanno male e la droga in particolare” opinione che trova l’appoggio del Ministro della Salute Lorenzin che si dice “assolutamente contraria”.

 Il tema delle droghe e della loro legalizzazione in Italia ha da sempre scatenato polemiche ed acceso gli animi. Questo perché, oltre agli aspetti prettamente legati alla salute che vengono per la maggior parte quasi assolutamente ignorati, ci si focalizza soprattutto sui risvolti di natura etica. Spesso, infatti, la battaglia per la legalizzazione si è legata ad altre battaglie come quella delle unioni civili, dei matrimoni gay, della pillola abortiva. Si ha, insomma, l’impressione che spesso certe discussioni nascano più su basi ideologiche che su reali necessità ed esigenza di tutela della società. E questa sensazione si ha ancora di più quando si pensa invece che la legislazione in materia di alcool si è fatta molto rigida nella gestione di licenze di guida, punti e tassi alcolemici; liberalizzare la cannabis significa riaprire anche questa questione sapendo che alla guida potrebbero esserci persone legittimata ad utilizzare una sostanza che influenza la percezione e le prestazioni cognitive. Sembra che i nostri politici debbano prendere decisioni come se la civiltà nascesse non dalla salvaguardia della salute, fisica e mentale, dalla cura della vita in tutte le sue forme ed in tutti i suoi stadi, dalla salvaguardia della dignità e dell’integrità di una persona ma dalla rincorsa sfrenata verso la distruzione totale della tradizione culturale, da sacrificare sull’altare della “modernità”, senza regole e senza lungimiranza.

Forse bisognerebbe tornare a ricordare e ad insegnare alle nuove generazioni che non è necessario “drogarsi” per avere emozioni perché la vita, da già da se, ne offre a milioni ogni giorno, basta solo volerle cogliere.

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