Quando scrivevamo che era presto per festeggiare la “morte” del Porcellum, lo facevamo a ragion veduta, almeno stando a leggere le prima indiscrezioni in merito al nuovo sistema elettorale sul quale, sembrerebbe, abbiamo trovato una quadra del cerchio Matteo Renzi e il redivivo, in verità mai morto, Silvio Berlusconi.
Tante belle idee, tanta carne al fuoco.
Un premio di maggioranza del 20% (o forse 15% o 18%, i numeri sono ancora ballerini) alla coalizione che dovesse raggiungere il 35%, risultato non troppo “stravolgente” se si considera che il quadro attuale non è più bipolare. Così si rischia l’ingovernabilità, ma meglio un accordo così che votare con il proporzionale pure attuale. Oppure, come si apprende da altre indiscrezioni, ci sarebbe l’ipotesi del “ballottaggio” al secondo turno tra le due coalizioni più forti uscite dal primo, questo – secondo il segretario del Pd – scongiurerebbe le larghe intese nel caso che nessuna coalizione raggiungesse al primo turno il 35%.
In ogni caso, seggi attribuiti a livello nazionale sia alla camera che al senato, che era uno dei talloni d’Achille del Porcellum in merito alla governabilità, infine guarnirebbero la torta.
Peccato che ancora una volta si prenda in giro l’elettore.
Lo scandalo Porcellum nasceva, infatti, dalla mancanza della possibilità da parte dell’elettore di esprimere la preferenza. Questo aveva portato ad una classe politica “calata dall’alto”, senza nessun legame col territorio, che non si sentiva nemmeno in obbligo di stabilire un legame con l’elettorato. Ora cosa succede? Forti del fatto che la Consulta non ha censurato le liste bloccate tout court, ma il fatto che liste troppo lunghe facevano perdere il legame di rappresentatività, Renzi e Berlusconi hanno ben pensato di accontentare tutti, la Corte e gli interessi delle segreterie di partito: si sono inventati la lista bloccata “corta”. In pratica i nominati prima erano 7, 8 o 9 su una lista di 30 o 40 persone, una o due per regione; ora i nominati saranno 1 o 2 una lista di 6 o 7 persone su base provinciale o sub-provinciale. Cosa cambia? Nulla. Si legge sui media nazionali che “i pochi nomi in lista garantiranno il rapporto con l’elettorato”, ma il fatto che l’elettore potrà – forse – identificare il candidato capolista o i primi 3, non cambierà il fatto che questi saranno sempre e comunque scelti dalla segreteria centrale e che l’elettore potrà solo che adeguarsi a tale scelta scegliendo, come per il Porcellum, solo il partito da votare. Di nuovo ci vedremo romani candidati in Sicilia, veneti candidati a Roma, milanesi candidati in Calabria.
E non finisce qui. Per completare l’opera, vista la deriva che sta prendendo l’oramai defunto sistema bipolare, i signori in questione stanno progettando anche di “ammazzare i dissidenti”. Infatti nel progetto dell’Italicum” i partiti minori che volessero mantenere una propria identità seppure in coalizione, verranno strangolati da una soglia di sbarramento del 5%; mentre quelli che volessero proporre un’alternativa ai “partitoni” senza alleanze o raggiungono a primo colpo l’8% o vengono cancellati.
Insomma, in linea con un elettorato che si va frammentando e rivendica il diritto di scegliere attivamente i propri eletti, rispecchiando più anime all’interno del Paese anche a causa della confusione e del sempre meno appeal che i partiti più grandi hanno verso la gente, i leader della classe politica che fanno? Impongono di fatto un ritorno al maggioritario con liste bloccate.
Questo si che è saper interpretare i sentimenti dell’elettorato.
di Gianluigi Cesta

