L’arte e gli artisti nell’era di internet

0
3168

Articolo di Rino Cardone

Esistono, ormai, una miriade di siti d’arte, di gallerie online, di comunità e social network di artisti, dove pubblicare ed esporre le proprie opere. Che cosa spinge un artista ad adoperare questi mezzi di comunicazione di massa? Le ragioni sono varie. Proviamo a sintetizzarne alcune.

La prima ragione sta nei termini stessi del mezzo elettronico, che essendo – come si diceva – di comunicazione di massa, consente di poter contattare più persone, senza muoversi dal proprio studio. Altra ragione. Internet consente di condividere con gli altri, in tempo reale, la propria creatività. Sul web si possono ricevere nuovi stimoli alla propria creatività e si possono trovare nuove occasioni di lavoro. Quando si partecipa a un social network di artisti, si possono “tessere” una serie di contatti e di relazioni, con i propri colleghi, che risulteranno utili per il proseguimento del proprio lavoro. Con gli stessi colleghi si può, inoltre, condividere lo stesso interesse e la medesima passione, verso l’arte in tutte le sue diverse sfaccettature: di produzione dell’opera, di commercializzazione e di divulgazione culturale. Di contro cosa richiede l’uso di Internet? Intanto, richiede un interesse verso il mezzo elettronico e poi una buona o parziale conoscenza (nel caso ci si può far aiutare) della “macchina informatica”: ovvero del modulo computer e di come “caricarlo” d’immagini e informazioni utili ai fini della “relazione informatica” successiva. Cos’altro è necessario per l’utilizzo della “vetrina mediatica” e del “salotto mediatico” che è, appunto, il web. È necessario, innanzitutto, avere del tempo a disposizione: da ricavare nelle “more” della propria attività creativa e professionale. C’è la tendenza da parte di alcuni artisti a tenere, in qualche modo, riservato il proprio lavoro, per il timore non certo del confronto, quanto della possibilità che altri possano approfittare delle proprie idee. Problema questo non trascurabile, ma che si risolve pubblicando delle fotografie a bassa risoluzione. Oltre alla possibilità di giovarsi delle mille sfaccettature del web (siti d’arte, gallerie online e social network) l’artista ha anche la possibilità di “aprire” un proprio sito o un blog, dove allargare il potenziale numero di contatti, in questo caso di estimatori di opere d’arte e, quindi, potenziale pubblico di clienti. Uno dei canali del web poco utilizzato è quello di You Tube, dove si possono pubblicare video dei propri lavori e della propria attività creativa, ripresa sul “campo”, in “presa diretta” mentre essa si sviluppa. Uno dei mezzi migliori per la promozione del proprio lavoro è certamente il “portfolio fotografico” da pubblicare su Flickr. Anche Facebook si sta dimostrando un mezzo interessante e importante perché esso si presenta in maniera molto snella e flessibile, e offre, tutte insieme, le possibilità che sono di You Tube e di Flickr. Di fronte a tutte queste offerte c’è solo l’imbarazzo della scelta. E in questo occorre essere molto selettivi, per non rischiare di star dietro ad uno strumento non all’altezza con il proprio lavoro e che produce semmai, al contrario, soltanto una perdita di tempo. E non si può rischiare di perdere tempo in una società che ci richiede performance sempre più veloci e qualitativamente importanti. Per dovere di esaustività bisogna anche dire che ci sono numerosi altri strumenti mediatici che è possibile utilizzare nel proprio lavoro. Sono: Myspace, Linkedin, DevianArt, Twitter e via di seguito, senza togliere a nessuna delle piattaforme mediatiche oggi esistenti sul web e attraverso la telefonia mobile. Di fronte ad un quadro complessivo di questo genere viene da chiedersi quale senso hanno gli strumenti tradizionali della fruizione culturale e della promozione commerciale del lavoro dell’artista. Il pensiero va a musei, alle gallerie, ai mercanti, ai galleristi, agli operatori culturali, ai critici militanti e agli storici dell’arte. Si tratta di realtà e di figure professionali che vanno certamente rinnovate avendo come parametro di riferimento una più vasta platea di fruitori dell’opera d’arte, come dimostra appunto Internet. E tenendo anche conto che tra gli artisti c’è oggi una migliore e più veloce “veicolazione” d’idee e progetti, come mai prima in passato.

Insomma, l’Era che stiamo attraversando si dimostra essere meravigliosa e affascinante e il tutto nacque con il primo messaggio Morse, il 23 maggio del 1844, quando da Washington a Baltimora fu trasmesso tra un ticchettio e l’altro della macchina questo pensiero: “Ciò che Dio ha fatto”. Si trattava di una frase dei Numeri della Bibbia che Samuel Morse scelse per dar vita, senza volerlo, all’Era elettronica diffusa a livello planetario. Nasceva, insomma, come spiegò, in seguito, Marshall McLuhan: il villaggio globale, che oggi ci incanta e ci lascia stupefatti di fronte alle potenzialità del web. Quello stesso giorno nacque, in oriente, la Fede Bahá’í: Precursore il Báb, Rivelatore Bahá’u’lláh. Nel 1893, nacque, poi, a Chicago, nella società civile, la prima esperienza di dialogo interreligioso, per iniziativa di 80 leader religiosi dell’epoca. In particolar modo sul piano artistico e scientifico, l’Ottocento si dimostrò essere un secolo davvero straordinario: con la scoperta della fotografia e con la “rottura” della tradizione artistica, operata dai pittori Impressionisti francesi, i quali si dimostrarono essere “rivoluzionari” rispetto allo stile artistico e “ribelli” rispetto alle convenzioni accademiche, allora correnti, mostrando grande interesse verso il colore, piuttosto che verso il disegno. Con la nascita del villaggio globale – sempre sul piano artistico – la soggettività dell’artista entrò in maniera prepotente nella storia dell’arte. E da allora è stato tutto in seguire di ricerche artistiche, assai innovative, ampiamente maturate nel corso del Novecento e di cui, oggi, “godiamo” la ricchezza degli stili e la “pregnanza semantica” della qualità estetica contemporanea. Un tempo, quello attuale, che ci riserberà numerose, altre, sorprese.

(immagine di copertina di David Kessel)

LASCIA UN COMMENTO