Il flop dell’«efficiente» Bike Sharing tra furti e scooter nei parcheggi

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Nel breve periodo, per i servizi gestiti da Roma Capitale, si prevede che il bike sharing, dalle 29 ciclostazioni preesistenti, amplierà l’offerta fino ad 80 ciclostazioni, con circa 1.200 stalli e circa 1.000 biciclette». Così recita, testualmente, il nuovo Piano generale del traffico urbano, redatto dagli uffici guidati dall’assessore capitolino alla Mobilità, Guido Improta, e in fase di discussione. Sarà, ma aspettando i tempi di attuazione del piano, è tangibile il fatto che le «29 ciclostazioni preesistenti» versino nel degrado, senza biciclette a disposizione e che, soprattutto le più centrali, siano ormai adibite a parcheggi per i motorini. L’ultimo check svolto da «BiciRoma» lungo i 29 punti distribuiti nel territorio comunale, risalente ormai a qualche settimana fa, parlava infatti di appena 18 biciclette attive. Un disastro totale, se pensiamo che il numero dei mezzi sarebbe dovuto essere addirittura 30 volte di più. Non solo, ma a quanto pare la situazione sarebbe perfino peggiorata: in città, infatti, è praticamente impossibile trovare una bicicletta, visto che nel nostro giro mattutino abbiamo trovato solo una bici disponibile, e pure rotta.

Il viaggio

 Alla ricerca di un velocipede da affittare, puntiamo subito al cuore di Roma: il Centro Storico. E invece, proviamo un misto fra vergogna e delusione osservando la stazione di Sant’Andrea della Valle, dove al posto delle biciclette sono «ordinatamente» parcheggiati gli scooter. Poco più in là, a Largo Argentina, gli stalli sono completamente vuoti, affiancati alle auto parcheggiate. Se invece cercate la stazione «Pantheon», sappiate che non si trova al Pantheon, bensì nascosta dietro piazza della Minerva, qualche centinaio di metri più in avanti: tanta fatica per individuare gli stalli e invece al posto delle bici ci troviamo automobili e motorini. A piazza San Silvestro la stazione è stata rimossa: la più vicina si trova esattamente di fronte alla Camera, e anche qui di biciclette nemmeno l’ombra, sostituite stavolta da un furgone dei Carabinieri. Finalmente una bici la troviamo a via dei Pontefici, ma ci accorgiamo ben presto che si tratta di un mezzo privato, tra l’altro incatenato non alle paline ma a un segnale stradale. Funziona benissimo il servizio rent-a-bike che incontriamo girando l’angolo, con almeno una cinquantina fra due e quattro ruote: peccato che il sito non sia esattamente riconducibile a Roma Capitale. L’ultimo tentativo lo facciamo a piazza Venezia, ma anche qui il vuoto è totale. Ci spostiamo così nell’ex III Municipio, ma la musica non cambia. Anzi, peggiora. Dopo aver trovato il deserto in piazzale del Verano, ci rechiamo a piazza Bologna, ma qui ci troviamo di fronte allo spettacolo più triste di tutti: fra le paline spente giace sola soletta una bici, ma con la catena rotta e ormai arrugginita.

Ladri di biciclette

Ma dove sono finite tutte le biciclette? Semplicemente, sono state rubate. Ben 450 bici del costo di 200 euro l’una sono state depredate a causa di un sistema di sicurezza debolissimo: 1,6 milioni di euro gettati al vento, e una situazione precipitata da quando, nel 2009, il servizio venne preso in carico da Atac. Il servizio inizialmente era gestito dalla multinazionale spagnola Cemusa, che si occupava della gestione e della manutenzione delle stazioni in cambio degli spazi pubblicitari. In seguito però il contratto con la ditta sarebbe stato revocato in seguito alle proteste di alcune imprese di pubblicità romane, così il bike-sharing è stato affidato ad Atac. Che però si è fatta sfuggire di mano la situazione.

Il Resto D’Europa

Insomma, il sunto è che il bike-sharing a Roma è un sogno mai realizzato, un ‘pensiero stupendo’ che nelle grandi capitali d’Europa è già un realtà consolidata, un’abitudine. Al loro cospetto Roma non solo paga dazio, ma addirittura abbandona l’esistente. E il paragone diventa è quasi sempre imbarazzante. Ad esempio, a Parigi vi sono 1230 stazioni con circa 14mila bici, il doppio di Londra, che comunque si difende con i suoi 570 stalli e circa 8mila biciclette. Segue Barcellona (420 stazioni e 6mila bici) e perfino Lione, città francese estesa quanto il VII Municipio, con 340 stazioni e 4mila bici. Senza citare, ovviamente, Amsterdam e Berlino, con la loro tradizione secolare. Perfino Milano gode di una rete di buon livello, con 184 stazioni e 3.500 bici.

Il web critica il piano di Marino

«E’ del tutto evidente – scrive il blog del comitato “Bike Sharing Roma”, punto di riferimento del settore – che parlare di 80 stazioni e 1000 biciclette serve soltanto a farsi le foto con sindaco e assessore belli impettiti. Non affrontano o risolvono problemi di viabilità, non spostano numeri. Niente». Come fare allora? «Semplice – afferma il presidente Massimiliano Tonelli – bisogna inserire il progetto di bike-sharing nel più ampio progetto di revisione della cartellonistica. Con alcune migliaia di mq di impiantistica pubblicitaria da destinare a questo scopo, nell’ambito dei bandi che si dovranno svolgere nel 2015 per mettere fine allo scandalo della cartellonistica romana».

Inchiesta di Vincenzo Bisbiglia che trovate su http://www.iltempo.it/

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