Crimea: braccio di ferro Usa-Russia. L’Europa fa ancora colloqui

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La situazione fra Ucraina e Russia si fa sempre più tesa. La Repubblica autonoma di Crimea è ormai controllata da Mosca. Da Kiev arrivano dichiarazioni secondo le quali l’Ucraina non rinuncerà mai alla Crimea e chiede all’Europa e agli USA che il sostegno politico ed economico promesso si concretizzi in azioni tangibili. Il Paese è, infatti, anche sull’orlo del tracollo economico e collasserà se presto non arriverà il sostegno dell’Occidente.  35 miliardi di dollari di aiuti servono subito per evitare il default. Kerry aveva annunciato nei giorni scorsi che gli Stati Uniti erano pronti a stanziare un miliardo di dollari in prestiti garantiti mentre Kiev aveva chiesto aiuto anche al FMI e il suo direttore, Christine Lagarde aveva assicurato: ”Siamo pronti a rispondere”.

Mentre sulla testa di Yanukovic pesa ora un mandato di arresto internazionale, lui, al sicuro sotto protezione russa, ribadisce di essere ancora l’unico Presidente legittimo e Mosca  ne sostiene le rivendicazioni.

Putin è assolutamente intenzionato  a mantenere le proprie posizioni per difendere la popolazione russa da quelle che Lavrov ha definito gravi violazioni dei diritti umani. Questa la motivazione ufficiale. E mentre Kerry definisce “un incredibile atto di aggressione” russa la situazione nella penisola, la flotta di stanza a Sebastopoli ha inviato un ultimatum alle truppe ucraine.

Italia e Germania sembrano ancora aperte al dialogo. Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia chiedono invece che vengano imposte sanzioni alla Russia. Anche l’ONU sostiene le posizioni ucraine. Giovedì ci sarà un vertice europeo per tentare di concertare una linea comune e trovare una soluzione pacifica. La Nato auspica che si possa trovare un’intesa e che possano essere inviati nell’area di crisi  osservatori dell’OCSE.

Altre aree russofone si stanno, nel mentre, mobilitando. A Donesk si sono già verificate insurrezioni e a Odessa sul palazzo del Consiglio Regionale sventola il tricolore russo.

In Crimea, dove la maggioranza della popolazione appoggia l’azione russa, è previsto un referendum per il 30 Marzo e si ipotizza che verrà proposta l’indipendenza dall’Ucraina.

A 100 anni dall’attentato di Sarajevo, soffiano dall’Est venti di guerra ed il mondo è nuovamente sull’orlo del baratro. Pochi passi ancora ed il rischio è quello che l’Europa cada nel vortice, dove le  grandi potenze si spartiscono le zone di influenza politica ed economica a danno dei popoli che spesso, troppo spesso, ne hanno solo pagato le conseguenze in termini di vite umane e distruzione.

Come spesso accade, poi, le crisi scaturiscono da situazioni acuitesi con gli anni, mai risolte, legate alla convivenza forzata di popolazioni diverse per storia, tradizioni e lingua messe insieme a causa della riscrittura di confini e domini senza in alcun modo tenere conto del pur tanto decantato principio dell’autodeterminazione.

Ora, ciò che viene da chiedersi è se davvero l’Occidente abbia potuto pensare che la Russia avrebbe accettato che l’Europa sottraesse alla propria sfera d’influenza un paese importante come l’Ucraina senza colpo ferire. Ci si chiede come mai quei Paesi che gridano alla violazione delle convenzioni e dei trattati non facciano lo stesso in Tibet e in Palestina. Ci si chiede quanto valga la vita umana rispetto agli interessi economici e geopolitici. Forse poco, forse drammaticamente nulla a giudicare dai fatti.

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