Crimea vota annessione a Russia, alta tensione tra Usa, Ue e Mosca

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Rincongiungimento alla Russia: oltre il 95,7% della popolazione della Crimea ha chiesto con il referendum di ieri che la penisola ucraina torni a far parte della Federazione russa, come lo era fino al 1954.

Un plebiscito rafforzato dalla scarsa affluenza dei non russi, ma comunque di dimensioni ben oltre le attese per la penisola dove, su 2 milioni di abitanti, il 59% è di origine russa e il 77% ha il russo come prima lingua (secondo la commissione elettorale locale, l’affluenza è stata del 73,14%).

E se sono ancora imprevedibili in buona parte le conseguenze a livello internazionale e per la stabilità dell’Europa, a urne chiuse Barack Obama ha dovuto abbandonare gli auspici di una soluzione diplomatica e minacciare “costi crescenti” per la Russia, che si conferma pronta a “rispettare la volontà del popolo di Crimea”. Ieri sera si ipotizzavano tre mesi al massimo per “riconoscere e accogliere” la richiesta di Sinferopoli.

Anche l’Ue si appresta a varare, già oggi, un primo pacchetto di misure già concordate dal Consiglio reuropeo del 6 marzo. Nelle stesse ore, il premier della Crimea Sergey Aksyonov volerà nella capitale russa per “portare e ilustrare” i risultati del voto di ieri. E’ la crisi più grave tra Russia e Occidente dopo la fine dall’Urss. Una crisi che rischia di durare ben più a lungo di quella scattata nel 2008 con l’intervento dell’esercito russo in Ossezia del Sud.

Putin, per ora si mostra noncurante delle minacce occidentali. Il presidente russo affida al ministro degli Esteri Sergey Lavrov il compito di tenere invita il negoziato diplomatico e ricordare che le sanzioni avrebbero “conseguenze gravi per tutti i partner”.

I ministri degli Esteri dell’Unione oggi discuteranno anche la possibilità di firmare in tempi brevissimi l’Accordo di associazione con l’Ucraina e di concretizzare velocemente quella svolta verso Occidente invocata per settimane dai manifestanti di Kiev, sino a spazzare via il presidente Viktor Yanukovich, che lo scorso novembre aveva rinunciato all’intesa. Il problema, si ammette a Bruxelles, è stabilire se l’Accordo possa essere concluso con autorità ad interim, quelle andate al governo dopo le violenze a Kiev e la cacciata di Yanukovich.

Alcuni Paesi, Polonia in primis, fanno pressioni per forzare le tappe, altri sono perplessi. Si teme poi che l’accelerazione verso Ovest possa spingere l’Est del Paese sull’orlo della guerra civile: nei giorni scorsi le regioni più vicine alla Russia sono state teatro di scontri tra filo-russi e milizie nazionaliste in arrivo dalla parte occidentale del Paese. Ci sono stati anche alcuni morti.

Oggi, mentre le cancellerie occidentali saranno al lavoro per cercare formule sanzionatorie non troppo penalizzanti per le loro economie nazionali, il premier della Crimea Sergey Aksyonov volerà nella capitale russa per “portare e illustrare” i risultati del voto di ieri. Le autorità filo-russe della Crimea non sembrano troppo preoccupate dai movimenti militari oltre il confine amministrativo con l’Ucraina: sanno che Kiev non può permettersi un confronto armato con la Russia e che la comunità internazionale vuole tutto fuorchè una guerra nel sud dell’Europa. Anche il presidente ucraino ad interim pare ammettere, indirettamente, che la Crimea è persa: ieri ha annunciato una causa internazionale per ottenere da Mosca “indennizzi” per le proprietà ucraine di epoca sovietica passate in mano russa.

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