Flythegap: creatività e tecnologia al servizio della cooperazione

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Si chiama Flythegap, la piattaforma di crowdfunding basata sul principio di sharing economy.

In cinese la parola crisi è composta da due caratteri, uno rappresenta ”pericolo” e l’altro “opportunità”, come ad indicare già nella struttura della parola che il momento di crisi, seppure pericoloso, si possa trasformare in nuova linfa se opportunamente utilizzato. Questo è quello che i giovani italiani di FlyThegap devono aver pensato nel costruire il loro innovativo progetto dedicato alle organizzazioni del terzo settore mettendo tecnologia e creatività a servizio del sociale. In un momento di profonda crisi infatti i ragazzi si sono riuniti attorno a un’idea per dare una risposta alle proprie esigenze di crescita professionale da un lato e alle crescenti esigenze di un tessuto sociale sempre più sfilacciato e in bilico dall’altro.

Così i nove giovani si sono ritrovati a Bruxelles, “capitale delle ONG” come la chiamano loro, per dar vita a un progetto che supera il concetto di crowdfunding e tenta di legare in modo ancora più stretto e funzionale tecnologia, privati e terzo settore per un progetto di cooperazione integrata che supera i confini nazionali e rafforza le risposte e l’impatto nelle comunità locali. Ai microfoni di OpenMag GianMarco Romano, portavoce del progetto, ci racconta la loro esperienza.

GianMarco, da chi è composto il gruppo di flythegap?

Siamo un team di nove italiani che nel corso dell’ultimo anno e mezzo si è strutturato sempre di più attorno all’idea dei tre founder.

Da quali esperienze precedenti venite? Qual’è la vostra formazione?

Diciamo che all’80% la nostra squadra è composta da ragazzi con diversi anni di esperienza nel settore digitale ed informatico. Il resto del team invece ha una formazione umanistica ed economica e cura gli aspetti di natura amministrativa e strategica. Inoltre abbiamo alcuni mentor ed advisor esterni che credendo anche loro nel nostro progetto ci danno un enorme contributo ed ai quali saremo sempre grati.

Mi dicevi che alcuni di voi hanno cambiato paese e si sono trasferiti, come mai? Perchè avete scelto Bruxelles?

Il nostro è un progetto internazionale. La volontà di creare qualcosa in grado di facilitare la diffusione globale dell’impatto sociale che alcuni progetti sono in grado di generare si adatta poco alle frontiere nazionali. Bruxelles è stata una parentesi che abbiamo sfruttato per entrare in contatto con realtà del terzo settore (la città è patria delle ONG) e per partecipare ad alcune attività organizzate dalla Commissione Europea che è sempre più attenta ad iniziative come la nostra.

Veniamo al vostro portale, in cosa consiste la vostra iniziativa? Come nasce e come funziona?

Il nostro è un progetto fondato sull’idea di sharing economy e che crede fermamente nel concetto di collaborazione e cooperazione. L’idea è sorta da un incontro fortuito dei founder in occasione dell’occupazione da parte di circa 200 persone della Torre Galfa di Milano (da cui è nato “Macao”) e che li ha spinti a riflettere su cosa si potesse fare per agevolare la nascita di iniziative in grado di generare impatto sociale e come sopperire alle carenze strutturali che spesso portano questi progetti a naufragare, alle volte anche sul nascere.

Il meccanismo alla base della nostra piattaforma è molto semplice: il launcher pubblica il progetto ed inserisce le risorse di cui ha bisogno per far si che l’iniziativa possa essere avviata e/o migliorata. Persone, oggetti, luoghi e fondi sono le quattro categorie che riteniamo possano soddisfare tutti gli eventuali bisogni di un progetto. Una volta inserito il nome, il luogo, la data ed una breve descrizione, il progetto è pronto per essere pubblicato e condiviso.

E’ da questo momento in poi che può avere inizio la fase di cooperazione e di collaborazione con l’altra figura chiave della piattaforma: il joiner.

Quest’ultimo può essere una persona, un’associazione o un’azienda. Quello che conta non è la ragione sociale bensì la volontà di essere parte attiva del progetto al quale si vuole partecipare o che, più semplicemente, si intende supportare offrendo una risorsa in proprio possesso.

Perchè avete deciso di avviare questo progetto?

Eravamo stufi di vedere tanti progetti interessanti naufragare nel caos del web o della burocrazia. Troppo spesso la carenza di risorse e l’assenza di procedure univoche divengono ostacoli insormontabili per piccole associazioni o singoli individui che, non riuscendo a generare l’impatto sociale desiderato talvolta arrivano ad abbandonare del tutto il proprio progetto.

La nostra speranza è che, apportando un nuovo strumento tecnologico al servizio dell’innovazione sociale, possiamo divenire anche noi motore di quel cambiamento che – partito da un bisogno delle persone “comuni” – è giunto nei palazzi dei principali governi mondiali.

Qual’è l’aspetto innovativo della vostra piattaforma rispetto alle altre di crowdfunding?

La nostra piattaforma nasce e si sviluppa a 360° attorno ai progetti, che divengono il centro del nostro universo. Flythegap a differenza delle altre piattaforme di crowdfunding si distingue per la completezza dei servizi offerti (solitamente i nostri competitor hanno un approccio verticale che li porta a focalizzarsi su specifiche azioni o attività).

Flythegap invece, con il suo approccio trasversale tende a creare attorno ai progetti un contesto ideale che ne favorisca la nascita e lo sviluppo: trovare la risorsa di cui avevi bisogno, entrare in contatto con quel profilo dotato di una particolare competenza ed avviare la tua raccolta fondi personale sarà estremamente semplice.

Inoltre, la nostra piattaforma offrirà la possibilità di amministrare più progetti contemporaneamente, di lanciarli in modalità “nascosta” o di generare automaticamente un estratto in pdf contenente tutti i dettagli del progetto.

Infine, uno dei valori aggiunti di Flythegap sarà il suo sistema di rating che, basato su parametri predeterminati combinati con i feedback forniti dagli utenti, permetterà di creare un vero e proprio strumento in grado di misurare e monitorare l’impatto sociale generato da ciascun progetto, favorendone la replicabilità e la promozione anche in aree differenti dalla propria comunità.

Quali sono gli obiettivi che vorreste raggiungere, quali le vostre aspettative?

Il nostro obiettivo è quello di creare una piattaforma in grado di divenire un punto di riferimento internazionale per l’innovazione sociale, tentando di facilitare la cooperazione tra il mondo Non Profit e quello delle aziende che, per troppo tempo, hanno viaggiato su binari paralleli lasciandosi sfuggire innumerevoli opportunità di generare impatti positivi per le comunità circostanti.

Come riuscite a finanziarvi attraverso il vostro progetto? 

Offriremo, oltre alla versione free per tutti, la possibilità di fare un upgrade del proprio profilo, in grado di fornire sempre maggiori funzionalità tali da rendere la piattaforma a tutti gli effetti un vero e proprio software gestionale di progetti – oltre che un luogo dove reperire le risorse.

Inoltre, il nostro team sta lavorando a servizi “on demand” ed alla possibilità di offrire formule in versione “whitelabel”, senza tuttavia trascurare i ricavi provenienti dalle campagne di crowdfunding.

Quali riscontri avete avuto dopo la pubblicazione del portale? 

Dopo che il portale è stato lanciato in versione beta, diverse persone ed associazioni hanno deciso di diventare “early adopter” della nostra piattaforma. Alcuni progetti hanno già trovato alcune delle risorse di cui avevano bisogno – penso ad esempio alla “Casa delle Arti e dei Mestieri” di Napoli che, grazie a Flythegap, ha recentemente trovato un’insegnante per un corso di fotografia destinato a ragazzi disagiati o con disabilità.

Voi che avete avuto modo di valutare e mettere a confronto diversi sistemi di paesi europei, avete riscontrato differenze di approccio al sociale tra il nostro paese e gli altri di cui avete esperienza?

Una domanda del genere richiederebbe una risposta troppo lunga e dettagliata. Mi limito a condividere una sensazione personale: nei Paesi in cui ho vissuto il terzo settore viene percepito come parte integrante e trainante (vedi gli Stati Uniti) della vita e dell’economia del Paese. In Italia mi sembra come se venga visto e “vissuto” come un settore avulso da tutto il resto. Una specie di compartimento stagno da aprire all’occorrenza – penso alle raccolte fondi per le catastrofi naturali che ultimamente hanno colpito il nostro paese – che, in quanto del tutto scollegato dagli altri settori, non ha gli strumenti necessari a diffondere i valori di tanti progetti interessanti nati nel nostro territorio.

 Il fatto di aver cambiato paese e lasciato affetti e legami, rappresenta per voi una sconfitta o piuttosto è stato semplicemente un modo per aumentare le opportunità?

Anche questo è un argomento troppo complesso da affrontare e che meriterebbe un discorso a parte. Diciamo che la verità, come sempre, risiede nel mezzo. Per molti ragazzi è diventata una necessità quella di abbandonare il proprio paese e per altrettanti è vista come una sconfitta. Tuttavia, per il nostro team più che altro rappresenta una grande opportunità. Siamo un progetto internazionale ed abbiamo sempre agito e ragionato senza badare al concetto di confine. Ci piacerebbe dare un contributo a chiunque creda nella nostra mission. Se poi riusciremo a generare un impatto positivo anche nel nostro paese d’origine sarà una vittoria che vale doppio.

Quali sono i prossimi step di Flythegap?

Proseguire con lo sviluppo lato tecnico della piattaforma, magari trovando qualche investitore che ci permetta di investire risorse monetarie che ci permettano di ridurne i tempi. Nel frattempo continuiamo a promuovere la piattaforma ed a ricercare entità interessate a lanciare gratuitamente il proprio progetto aiutandoci a diffonderlo all’interno del proprio network.

Da questo mese lanciamo anche un primo evento offline all’Ostello bello di Milano in cui parleremo di tecnologia ed impatto sociale. Per chi è interessato e vuole contribuire al progetto può trovare tutti i dettagli dei prossimi sviluppi sulla nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/flythegap?fref=ts

 Don’t mind the gap. Fly over it. www.flythegap.com

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