Ecco Monica, il naso elettronico che “annusa” l’aria

Ve la potete portare in bici perché è leggera, attaccarla allo zaino perché è maker-friendly. E potete anche usare il suo nome per far ingelosire la vostra partner. “Oggi esco con Monica”, potete dirle.

Ma chi è, anzi, cos’è Monica? Monica è un “naso elettronico” che serve a monitorare la qualità dell’aria. E’ stato messo a punto dal Centro Ricerche Enea di Portici e presentato di recente a Cambridge in uno dei meeting più prestigiosi sulla sostenibilità ambientale.

La sua rivoluzione sta nel fatto che è un sensore “personale”: ognuno di voi, cioè, potrebbe usarlo in strada, al parco o anche in casa per sapere che aria state respirando e quali inquinanti atmosferici sono presenti in quel luogo. E, ovviamente, con Monica il vostro monitoraggio è social: grazie a un’applicazione per smartphone, il sensore permette di condividere le informazioni raccolte.

Ma più che un segugio anti-inquinamento, Monica (che sta per Monitoraggio Cooperativo della Qualità dell’aria) è uno strumento il cui uso può sensibilizzare i cittadini sul tema dell’inquinamento. Ne è convinto Girolamo Di Francia, direttore scientifico del gruppo che ha lavorato al sensore: “Monica si pone l’obiettivo di accrescere la consapevolezza (direi  addirittura il livello culturale, se non temessi di apparire presuntuoso) delle persone sul tema specifico della valutazione della qualità dell’ambiente. Monica – continua Di Francia – permette la costruzione di mappe in tempo reale dell’habitat urbano. Può dunque evidenziare problemi, ma, anche evitare l’insorgere di inutili allarmismi collettivi”. L’impiego di Monica può quindi aiutare le amministrazioni a mettere in campo strumenti più efficaci di controllo, ma anche, a far crescere il livello culturale necessario a capire queste problematiche.

Lo troveremo sul mercato? “Lo speriamo”, afferma Di Francia. Il costo? “Dipende dalla scala di produzione. A voler essere pessimisti, sarebbe dell’ordine di qualche decina di euro. Il nostro prototipo ne costa 200”.

A cura di Lucio Perrotta.

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