Baia dei porci

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Il 17 aprile 1961 circa 1.500 esuli cubani, addestrati e guidati dalla Cia, sbarcarono sulla ‘Playa Giron’, la cosiddetta Baia dei Porci, con l’intenzione di invadere l’isola e sollevare la popolazione contro Castro.

La Baia dei porci (Bahía de Cochinos) è una stretta insenatura dell’isola di Cuba  famosa per il tentativo di invasione effettuato da 1500 esuli cubani appoggiati da piccoli contingenti dell’esercito statunitense, con il proposito di proclamare un governo provvisorio e sollevare la popolazione contro Castro. Lo sbarco fu autorizzato dal presidente John Fitzgerald Kennedy ma era stato ideato già sotto la presidenza di Dwight Eisenhower; furono i servizi segreti degli Stati Uniti  a spingere affinché avvenisse l’invasione perché decisi a riportare Cuba sotto la propria sfera d’influenza. Fidel Castro, che aveva preso il potere nel 1959, aveva avviato la costruzione di un regime socialista allacciando stretti rapporti con l’Unione sovietica. Inoltre aveva nazionalizzato le raffinerie petrolifere e le industrie alimentari possedute da società americane. Più che dagli interessi economici, gli Stati Uniti furono indotti a promuovere l’operazione segreta di invasione perché, in piena Guerra Fredda, non volevano avere nel cuore del continente americano, un attivissimo regime socialista, che proclamava di voler trasformare Cuba nel centro propulsore di una rivoluzione socialista nell’America centrale e meridionale. Il 16 aprile 1961 i militari statunitensi effettuarono alcuni piccoli bombardamenti in alcune zone dell’Avana e nell’area della Baia dei Porci. Il 17 aprile gli esuli anticastristi tentarono lo sbarco, ma ad attenderli trovarono Castro e i suoi guerriglieri; le navi americane di appoggio furono attaccate dall’aviazione cubana, due furono affondate, gli invasori rimasero senza rifornimenti e mezzi di comunicazione, la popolazione locale non si sollevò. Il 19 aprile, solo due giorni dopo lo sbarco, l’impresa era fallita in 65 ore: 90 invasori persero la vita e oltre mille furono fatti prigionieri.

L’impresa si rivelò un clamoroso insuccesso. Arthur Schlesinger, uno dei consiglieri più stretti del presidente Kennedy,  ha scritto: “Il giovedì 20 aprile era il 90 giorno del governo di Kennedy. Nulla rimaneva delle liete aspettative che si erano connesse con il centesimo giorno. In tutto il paese e il tutto il mondo, la disfatta suscitava sgomento e delusione.”

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