Clint Eastwood: San Francisco-Roma-Hollywood

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Clinton Eastwood Jr. nasce a San Francisco il 31 maggio 1930. Attore, regista e produttore cinematografico plurivincitore del premio Oscar

Buster Keaton, Charlie Chaplin, Orson Welles, Vittorio De Sica, Woody Allen. Probabilmente dimentichiamo qualcuno, ma sono pochi i cineasti che entrano nella storia da entrambi i lati della cinepresa, sia come registi che come interpreti. E nessuno avrebbe scommesso un centesimo che, di questo elenco, avrebbe fatto parte a pieno titolo Clint Eastwood.

Prima apparizione cinematografica La vendetta del mostro 1955
Prima apparizione cinematografica La vendetta del mostro 1955

Uno degli autori più celebrati al mondo, agli inizi ha dovuto vincere molti pregiudizi. Il pressappochismo ideologico, unito probabilmente ad una certa invidia per i suoi continui successi, lo porta ad essere indicato negli anni ’70 come emblema di un cinema “reazionario”. Gli inizi da cowboy televisivo diventato famoso con bizzarri western girati in Spagna da un regista italiano, uno stile recitativo perennemente in sottotono, una vita da antidivo sempre al di fuori dello star system, proteggendo tenacemente la propria famiglia e se stesso dal gossip, la rivendicata insensibilità ai compromessi e alle mode politiche del momento, senza mai nascondere le propria adesione al Partito repubblicano (per il quale sarà sindaco di Carmel, la cittadina della California in cui vive), tutto sembra fatto apposta per far storcere il naso alla critica militante, e così accade. La “riabilitazione”, inizia come sempre dalla Francia, terra di riscatto dei registi sottovalutati in America. Il presidente Mitterand gli conferisce, nel 1985, il Nastro di Cavaliere delle Arti e delle Lettere. Lo stesso anno, Jean-Luc Godard dedica a lui, a John Cassavetes e a Edgar G. Ulmer il film “Détective”. Clint riceve quindi ufficialmente l’omaggio di uno dei maestri riconosciuti della Nouvelle Vague, il movimento cinematografico cui si rifanno esplicitamente registi (Penn, Rafelson, Scorsese, etc.) e attori (Redford, De Niro, Hoffman, Gene Hackman, Faye Dunaway etc.) della nuova generazione, che gira film in economia e sperimenta linguaggi narrativi inediti. E se anche Eastwood fosse un pioniere della New Hollywood?

I suoi film affrontano da subito temi legati all’attualità turbolenta, mostrando i dubbi e le contraddizioni di una società che pretende di rivedere nel cinema la nuova realtà fatta di proteste giovanili, rivoluzione sessuale, tensioni razziali, angoscia per il Vietnam.

Brivido nella notte 1971
Brivido nella notte 1971

L’esordio alla regia, “Brivido nella notte” (1971), tratta un tema che impensierirebbe più di un regista di oggi: un conduttore radiofonico perseguitato da una fan psicopatica con cui ha avuto una fugace relazione, con quasi 20 anni di anticipo su “Attrazione fatale”. Il titolo originale, “Play Misty for me”, decreta fin da subito l’amore di Clint per il jazz (“Misty” è un brano del pianista Errol Garner). “Breezy” (1973) invece, con una sensibilità romantica che lascia tutti di stucco, mette in scena la storia d’amore, ovviamente travagliatissima, tra il 50enne uomo d’affari divorziato William Holden e la giovane hippie Kay Lentz. Un’opera assolutamente inconsueta, soprattutto per il primo Eastwood.

Clinton Eastwood Jr. nasce a San Francisco il 31 maggio 1930, in una famiglia poco abbiente. I genitori Ruth e Clint Sr. sono costretti a viaggiare per cercare lavoro e la sua è un’infanzia fatta di continui trasferimenti. La città della sua adolescenza è Oakland. Clint si impegna per andare bene a scuola e per essere un buon esempio per la sorella minore Jean. E’ appassionato di jazz e di pallacanestro. Per la sua bella presenza, è praticamente obbligato dai professori a partecipare ad una recita scolastica. Un’esperienza disastrosa che gli farà ripromettere di non fare mai l’attore. Fa i mestieri più disparati, boscaiolo, guardia forestale, portinaio, benzinaio, costruttore di piscine. E’ di leva durante la Guerra di Corea, ma non partirà mai per il fronte. In cerca di lavoro, anche per poter sposare la fidanzata Maggie, nel 1952 si lascia convincere dagli amici a ritentare il cinema. Una serie di ruoli piccoli e piccolissimi in film di poco conto per la Universal e la RKO, poi finalmente il successo in tv con la serie western “Rawhide”, dal ’59 al ’66. Il contratto con la CBS gli impedisce di recitare altrove in America. Ma non in Europa. Nel 1964, per un pugno di dollari (15mila per l’esattezza), vola a Roma e diventa la star n.1 dello Spaghetti western. Si è compiuto il primo incontro che ha cambiato la sua esistenza e che segnerà la sua vita artistica: quello con Sergio Leone.

Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo 1971
Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo 1971

Nel 1968, dopo il ritorno a casa, arriva il secondo: il futuro autore “di destra” per antonomasia si imbatte in un regista di idee diametralmente opposte. Con Don Siegel, Clint gira il poliziesco “L’uomo dalla cravatta di cuoio” e “La notte brava del soldato Jonathan”, ambiguo dramma gotico a tinte fosche, ambientato durante la guerra civile, in cui un caporale nordista diventa prigioniero-schiavo-oggetto-del-desiderio di un collegio femminile sudista. Il duo Eastwood-Siegel entra però nella Storia creando “Dirty Harry”. E’ il 1971, l’anno di “Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo”.

Callaghan è un poliziotto di San Francisco a cui un bandito ha ucciso la moglie, motivo di più che lo rende implacabile nella caccia ai criminali. I suoi modi oltremodo “bruschi” e la sua spericolatezza nel far rispettare la legge (Clint rifiuterà sempre la controfigura, anche nelle scene più rischiose) fanno immancabilmente accusare il film di fascismo. La critica impiegherà molti anni a capire che il personaggio è soltanto una “spia” accesa che avverte la società del caos in cui sta precipitando. In 5 film, Dirty Harry insulta davvero i superiori, finge ostilità verso reclute e donne-poliziotto, ma non disdegna l’aiuto delle Pantere Nere e i suoi nemici principali sono sempre sottoprodotti della società bianca, anglo-sassone e protestante, violenti, drogati, probabilmente resi folli dal Vietnam. In “Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan” (1973) Harry non esita a sgominare anche un gruppo di poliziotti che hanno deciso di eliminare i delinquenti facendo a meno dei tribunali (il film peraltro è in discreto debito di ispirazione con “La polizia ringrazia”, noir italiano diretto due anni prima da un serissimo Steno).

Non lesina mai la satira verso l’anticomunismo e le convinzioni “imperiali” dell’America. In “Firefox” (1982) è un agente segreto incaricato di rubare l’arma segreta sovietica: un caccia che si pilota con il pensiero, che sfortunatamente deve essere in russo. Il sarcasmo di “Gunny” (1986) verso il militarismo Usa è evidente, così come lo sarà “Space cowboys” (2000). Con Gran Torino (2008), film geniali nel mettere in mostra le ossessioni di una generazione americana segnata, più che dalla guerra, dal fatto di non averne mai vinta una.

Il texano dagli occhi di ghiaccio 1976
Il texano dagli occhi di ghiaccio 1976

Il suo capolavoro “revisionista” è sicuramente il western “Il texano dagli occhi di ghiaccio” (1976), il primo girato con Sondra Locke, sua compagna nella vita dal ’75 al ’90. Il protagonista è un ex-pacifico agricoltore che, sul finire della Guerra di secessione, entra nell’esercito confederato ormai in rotta per poter dare la caccia ai banditi che hanno sterminato la sua famiglia, arruolati tra i nordisti vincitori. Pochi registi mostrano i misfatti dei vincitori delle guerre. Tra questi, Sergio Leone.

E quando, per motivi anagrafici, il ruolo del super-giustiziere inizia ad andare stretto, Clint si limita a diventare un gigante del cinema d’autore. Il suo primo film esclusivamente dietro la cinepresa è un omaggio alla sua seconda grande passione artistica, il jazz, con “Bird”, biopic del grande sassofonista Charlie Parker, magistralmente interpretato da Forrest Whitaker. Tornerà a descrivere personaggi reali con il Nelson Mandela/Morgan Freeman di “Invictus” (2003) e Leonardo Di Caprio/Hoover in “J. Edgar” (2011).

Nel ‘92 eredita un’idea di Francis Coppola e vince 4 Oscar con “Gli spietati”, western crepuscolare più vicino a Peckinpah che al suo maestro della Trilogia del dollaro, insieme agli strepitosi Gene Hackman, Morgan Freeman, Richard Harris.

con Sean Penn e Kevin Bacon Mystic River
con Sean Penn e Kevin Bacon Mystic River

Non arretra di fronte all’impegno civile, sfidando sempre le certezze proprie e altrui. Nel 1993 riflette da destra sul kennedismo, con il suo “Un mondo perfetto” e “Nel centro del mirino” di Wolfang Petersen, immaginando l’epopea di JFK come ultima incarnazione del Mito della Grande frontiera americana.  La sua contrarietà alla pena di morte si manifesta con “Fino a prova contraria” (1999), la corsa contro il tempo di un giornalista che si convince che un condannato è innocente a 12 ore dall’esecuzione. “Mystic River” (2003), girato tra i quartieri operai di Boston, ci descrive tutti al mondo come vittime e carnefici contemporaneamente. Fino alle riflessioni metafisiche su vita e non vita di “Million dollar baby” (2004) e “Hereafter” (2010).

Negli anni, molti hanno preso in giro Clint accostandolo a John Wayne, grande uomo di cinema ma molto poco strutturato politicamente e abbastanza operettistico nel suo “patriottismo”. Il suo omologo naturale invece si è dimostrato John Ford, convinto delle proprie idee ma sempre spregiudicato nel metterle in discussione.

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