Brasile: Paese in crescita o in declino?

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Tra organizzazione di coppa del Mondo e olimpiadi il Brasile doveva dimostrare la sua ascesa tra le potenze economiche mondiali.

Il Brasile è un paese sicuramente molto conosciuto per le sue variegate e vibranti sfaccettature culturali cosi’ come per la sua spasmodica predilezione per il gioco del calcio. In questo periodo la World Cup 2014 tiene puntati gli occhi e le telecamere di tutto il mondo sul più grande Paese dell’America latina che ha visto arrivare milioni di tifosi da ogni continente. Nonostante l’allegria per il mondiale molti problemi di carattere economico–sociale sono ancora irrisolti ed il movimento “Anti–Mundial” ha recentemente manifestato, in tutte le principali città brasiliane, contro lo spreco di denaro pubblico da parte delle autorità governative. Infatti, il governo brasiliano, secondo Forbes,  ha speso in infrastrutture ed organizzazione eventi circa 25.6 miliardi di Real (11.63 miliardi di dollari Statunitensi mentre in Euro la cifra è pari a circa 8.53 miliardi, al cambio attuale). Il budget speso per la World Cup è stimato esser pari al 61% della spesa annuale totale del Ministero dell’Educazione brasiliano ed il movimento “Anti–Mundial” protesta proprio perchè tali somme di denaro potrebbero invece esser utilizzate per scopi pubblici come il risanamento delle areee urbane, sanità, educazione e welfare. Abbiamo realizato questa ricerca proprio per capire in quali condizioni macroeconomiche verte il Brasile. La ricerca analizza, dapprima, alcune variabili “istituzionali” quali crescita del PIL e tasso d’ inflazione per poi focalizzarsi sulle condizioni del mercato del lavoro.

VARIABILI MACROECONOMICHE ISTITUZIONALI

Il grafico riporta la crescita del PIL su base trimestrale espresso in termini percentuali da gennaio 2012 a dicembre 2013. I riferimenti numerici indicano chiaramente un Paese in forte espansione, infatti, il PIL e’ aumentato, in media, dello 0,9% nel 2012 ed è letteralmente esploso nel 2013. In particolare, la crescita percentuale del PIL brasiliano,durante lo scorso anno, non è mai stata inferiore all’1,8% ed ha mantenuto una media annua del 2,42%. E’ importante notare che gli ultimi 6 mesi del 2013 hanno fatto registrare un tasso di crescita molto elevato (3,5% e 2,4% nel 3° e 4° trimestre rispettivamente) e non è da escludere che il settore turistico e dell’edilizia, nei 4–5 mesi precedenti la World Cup 2014, siano stati proprio i segmenti commerciali ad aver maggiormente contribuito a tal incremento. La crescita del PIL e’ sicuramente un fattore molto importante ma un paese stabile, in termini economico–finanziari, abbisogna d’un moderata e controllata oscillazione dei prezzi. Il prossimo grafico si concentra proprio su quest’ aspetto e riporta la fluttuazione dell’inflazione brasiliana, calcolata su base mensile, nel range gennaio 2012 – dicembre 2013:

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(Fonte dati: Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística)

I dati mostrano chiaramente un livello d’inflazione che, negli ultimi due anni, non e’ mai stato inferiore al 4,92% e che nella maggior parte dei casi ha fluttuato nell’ intervallo 5%–6%. La fluttuazione del livello medio dei prezzi è indubbiamente molto alta, tuttavia, è necessario notare che  elevati livelli d’inflazione sono spesso registrati in paesi in forte crescita. Basti pensare che il tasso d’inflazione Italiano, durante il boom economico degli anni 70, arrivò a toccare quota 25% (dati ISTAT). Ciò non ostante, una variazione tanto larga del livello dei prezzi, sebbene sia un effetto collaterale della crescita, porta con se notevoli svantaggi per la popolazione. Infatti, un livello dei prezzi notevolmente altalenante tende molto spesso a ridurre il potere d’acquisto dei lavoratori salariati e dei pensionati, creando non poche tensioni a livello sociale.

MERCATO DEL LAVORO BRASILIANO

La prima parte della presente sotto–sezione propone lo studio del tasso di disoccupazione brasiliano mensile da gennaio 2012 a dicembre 2013:

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(Fonte dati: Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística)

Il grafico mostra un aumento della disoccupazione nel 1° trimestre del 2012 seguito da un trend ribassita, lento ma costante, che ha toccato il suo valore minimo proprio al termine dello stesso anno con 4,9%. Il tasso di disoccupazione è poi aumentato nuovamente durante la prima meta’ del 2013 ed ha raggiunto il punto più alto a Luglio (6%). La restante metà dello stesso anno e’ stata invece caratterizzata da un netto e costante calo nel numero degli inoccupati che ha, dapprima, raggiunto soglia 5,3% a Settembre ma ha addirittura toccato quota 4,6% a dicembre. E’ doveroso notare che gli ultimi sei mesi del 2013 sono stati quelli che hanno fatto registrare la più alta crescita in termini di PIL ed è perciò ragionevole assumere che l’aumento degli investimenti per le infrastrutture ed il settore turistico abbiano giocato, anche nel segmento occupazionale, un ruolo fondamentale. Il prossimo grafico, invece, completa il quadro del mercato del lavoro monitorando il livello medio dei salari nel più vasto paese del sud America:

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(Fonte dati: Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística)

Il livello del salario medio brasiliano, nel periodo gennaio 2012 – dicembre 2013, ha fluttuato tra i 1.500 real (equivalenti a €496,49) ed i  2.000 real (pari a €661,98). Gli ultimi 2 mesi del 2013 sono risultati essere i più positivi anche sotto il profilo della remunerazione, infatti, il livello salariale è passato da 2.100 real (€695,08) a 2.457 real (€813,24). La differenza tra la paga media ricevuta a Gennaio 2012 e quella percepita a Dicembre 2013 è nettamente in positivo, infatti, la remunerazione è aumentata di circa il 39,6%.

Sino ad ora le variabili macroeconomiche prese in esame nel periodo 2012–2013, hanno decretato un aumento della crescita del PIL, un’inflazione ancora molto elevata, un abbassamento della disoccupazione ed un innalzamento del livello salariale. Ciò non ostante, le condizioni di estrema povertà di alcune regioni ed aree metropolitane in tutto il paese sono innegabili, ed e’ per questo che di seguito riportiamo il grafico pubblicato dall’ Economist riguardante il Coefficiente di Gini:

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I dati con i quali è stato creato il grafico pubblicato dall’ Economist sovrariportato sono il frutto di uno studio condotto dall’ Instituto de Pesquisa Econômica Aplicada (Istituto di Ricerca Economica Applicata. Un’organizzazione facente capo al governo brasiliano). Il coefficienti di Gini, sviluppato dallo statistico Italino Corrado Gini, indica la dispersione statistica della distribuzione salariale. In altre parole, e’ una misura per determinare il livello di equita’ salariale di un paese. Il calcolo di tal coefficiente va al di la’ dello scopo della presente ricerca, tuttavia, la sua interpretazione e’ alquanto diretta: un elevato coefficiente di Gini indica un’ elevata inequità salariale (cioè pochi individui che controllano grandi masse di denaro) mentre un coefficiente basso suggerisce una consistente equità ed una ottima distribuzione salariale tra i residenti. Il coefficiente fluttua tra 0 ed 1. Lo 0 indica la totale e perfetta equita’ mente un coefficiente pari a 1 indica un’ elevatissima inequita’ ed una totale assenza di distribuzione della ricchezza.Sebbene il grafico mostri un netto calo, sia nella percentuale di poverissimi che nel coefficiente di Gini, la soglia di inequità, in termini di ridistribuzione remunerativa, rimane ancora molto alta nella popolazione. Lo studio condotto dall’ IPEA si ferma al 2008 ed indica un coefficiente pari a circa 0,55 che, non ostante i progressi fatti, rimane un numero molto alto. Infatti, se consideriamo il coefficiente di Gini per Paesi come l’Italia, la Germania, la Spagna, il Regno Unito, la Norvegia, l’Olanda, la Svezia o gli USA, la differenza è lampante. Infatti, tutti i Paesi appena menzionati presentano un coefficiente che oscilla tra lo 0,23 e 0,40.

Il Brasile è  sicuramente un grande paese ed è giustamente inserito nella lista delle economie con un alto potenziale di crescita. L’analisi appena condotta suggerisce che molti passi avanti sono stati fatti sia a livello produttivo che a livello salariale. Tuttavia, l’elevato rapporto di inequità ancora presente in questa terra e le scarse misure di welfare atte ad ammortizzare le dicotomie sociali ed economiche, indicano che la strada da percorrere è ancora molto lunga.

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Vito Turitto
Vito Turitto e’ un Volatility Trader. Ha iniziato la sua carriera nel mondo del trading nella City di Londra occupandosi di options sul petrolio e, in minor intensita’, al mercato dell’ oro. Fondatore di HyperVolatility e tra i suoi interessi vi sono il volatility modelling, econometria finanziaria e la finanza quantitativa. Vito Turitto viene frequentemente intervistato da CNBC e le sue ricerche quantitative vengono regolarmente pubblicate negli Stati Uniti. Vito ha ottenuto una laurea in Relazioni Economiche Internazionali presso l’ universita’ di Roma "La Sapienza" ed ha ricevuto il suo Master of Science in Finanza Internazionale ed Investimenti in quel di Londra con una tesi riguardante la proiezione futura della volatilita’ nel mercato Americano del petrolio WTI effettuata tramite l’ausilio di modelli di volatilita’ stocastica.