Salento: il sole, il mare, il vento e la Birra

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Un viaggio nella terra dove regna il Negroamaro. Eppure da tre anni il Salento si è riscoperto amante della Birra Artigianale

In quel Salento baciato dal sole e terra fertile di proposte enogastronomiche, frutto genuino del buon vivere, la comunità si è scoperta amante della birra. Non di quella industriale che scorre giù nello stomaco senza piacevoli sorprese, ma di quella artigianale, preparata da devoti maestri birrai che assecondano le loro felici intuizioni e la loro instancabile passione. Sperimentano, combinano e “inventano” sempre nuovi sapori per allettare (e allietare) il palato di chi ama degustare un prodotto di qualità.

Così, nella Puglia in festa per sagre e manifestazioni culinarie, negli ultimi anni, sgomitando e alzando la voce, anche “la bionda” ha saputo ricavarsi un proprio spazio. Sono infatti triplicati gli eventi riservati a microbirrifici e brewpub che sfruttano l’occasione per far conoscere le proprie ale, pils, lager o weizen. Forti di un mercato che li sta premiando per produzione e vendita, queste realtà vivono un momento felice. Le casse hanno infatti registrato in media un +20% rispetto alla prima decade del XXI secolo, come ha evidenziato una ricerca dell’Università di Macerata del professor Cavicchi. Dati che trovano riscontro nelle parole degli stessi artigiani.

DSC_0394In questo fiorente panorama pugliese anche Brindisi ha giocato le sue carte con il “Salento Beer Festival”, arrivato al suo terzo anno di vita. Lo scorso week-end siamo stati invitati da Claudia De Donno, presidente in pectore dell’associazione A.P.S. We Brindisi responsabile del format. E con i nostri occhi abbiamo potuto capire i segreti dell’evento, riuscito contraltare del più rinomato Nogroamaro Wine Festival in grado ormai di attirare non soltanto il popolo salentino ma anche turisti da tutta Europa.

È sabato sera quando usciamo dallo storico Grande Albergo Internazionale, un edificio che richiama ancora oggi i fasti del passato, quando Brindisi, per una manciata di settimane, divenne la capitale del Regno d’Italia. Varcata quella stessa soglia che più di sessant’anni fa venne attraversata dal passo reale di Vittorio Emanuele III e da altri parlamentari, ci incamminiamo verso Piazza della Vittoria, deputata a ospitare per il secondo anno il festival della birra. Il caldo asfissiante si fa sentire, ma questo non scoraggia i brindisini che affollano il lungomare Regina Margherita, attirati dall’arrivo pochi giorni prima della nave Rainbow Warrior di Greenpeace e dalle numerose bancarelle disposte lungo la banchina. Ci soffermiamo solamente pochi istanti, giusto il tempo di notare uno Spider-Man gigante (di manifattura alquanto scadente) campeggiare al centro dello stand. Chissà se troverà mai un nuovo proprietario.

DSC_0383Dopo aver svoltato per Corso Garibaldi, una delle strade più interessanti a livello architettonico della città, lastricata e circondata da una fila di palme per ciascun lato, e aver camminato per altri cinque minuti, arriviamo alla meta. Piazza della Vittoria si apre sulla nostra destra sviluppandosi in lungo e ricordando, in piccolo, la forma ellissoidale di Piazza Navona. Un luogo perfetto per accogliere i circa 3.000 visitatori e degustatori della manifestazione. Manifestazione che  gli organizzatori hanno deciso quest’anno di lasciare aperta, senza transenne o recinzioni. Solamente una struttura con la gigantografia di una boccale di birra stracolmo e la scritta “Salento Beer Festival” a ricordarci l’entrata ufficiale. Poi, lungo i bordi della piazza, sono stati allestiti gli stand: sei dedicati ai mastri birrai (uno proveniente dal Lazio) e i restanti alla gastronomia locale.

DSC_0057Appena varcata la soglia, sulla destra è stato ricavato uno spazio per l’intrattenimento dei più piccoli. Animatori e ragazzi di Venti&Venti coinvolgono le famiglie in disegni, balli di gruppo e attività di pittura facciale. Ma a colpire la nostra attenzione sono alcune vampate al centro della piazza. Non riusciamo a scorgere di più perché le fiamme sono in parte nascoste da una folla di gente radunata intorno. Facendoci largo, ci imbattiamo in alcuni artisti di strada che “giocano con il fuoco” maneggiando bolas e sbarre. Tutt’intorno l’aria è imbevuta di odori: si respira il fritto delle patatine e delle pettole, il grasso della carne cotta alla griglia, la fragranza della puddica. Una piazza viva e vivace, vestita di colori sgargianti, luci e suoni. Il tutto mentre sul palco si è concluso da poco il sound check e il dj ha iniziato a suonare in attesa del concerto, fulcro della tre giorni. Sul palco si sono esibiti Nitrophoska & Angelo Belmonte, Claudia Casciaro e la Shock’n’Roll Band, Voodoo Zucchero Tribute Band.

Insieme ad altri giornalisti siamo stati invitati per far parte della giuria, presieduta dal noto critico Pino De Luca, che ha il difficile compito di degustare, valutare e giudicare le birre in concorso. Difficile perché, come ha notato giustamente il presidente, il livello di produzione artigianale si è notevolmente alzato. I sei mastri birrai (Gruit, Birranova, Cerevisia Vetus, Fabbiano, Beerbante, Terrona-Sette Note) hanno presentato sia i loro tradizionali cavalli di battaglia sia alcune gradevoli novità come la IPA della laziale Ceravisia Vetus o la Tropicale di Beerbante. Alla fine a spuntarla è stata Linfa del mastro birraio Donato Di Palma del birrificio Birranova. Ora, dopo aver tirato un sospiro di sollievo per la conclusione della terza edizione, Claudia De Donno guarda al futuro. Un futuro che potrebbe essere un po’ più rosee, come la Cantillon De Gambrinus.

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