Comandante De Falco: i motivi del trasferimento

La Guardia Costiera risponde alle polemiche nate dopo il trasferimento di Gregorio De Falco

Non ci sta la Guardia Costiera a subire gli attacchi mediatici che si sono scatenati dopo che si era diffusa la notizia del trasferimento di Gregorio De Falco, il comandante della Capitaneria di porto di Livorno, reso celebre in quella famosa ma pur drammatica telefonata a Schettino, il comandante della Costa Concordia, che aveva lasciato la sua nave da crociera mentre ancora i passeggeri si trovavano a bordo.
Insomma De Falco ha ispirato blog televisivi e radiofonici, magliette con il  suo “vada a bordo cazzo”, è stato mitizzato, portato come esempio dell’Italia migliore, spesso esagerando. In questi giorni De Falco è stato trasferito in altri uffici e non ricoprirà ruoli prettamente operativi e subito è stato tirato fuori il confronto con Schettino, il cattivo esempio, colui che viene invitato in convegni alla Sapienza di Roma.
A spiegare i motivi di questa decisione ci ha pensato il  Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto con un comunicato, di cui vi proponiamo i passaggi fondamentali:
Il cambio di incarico del Comandante De Falco, da Capo del Servizio Operativo a Capo dell’Ufficio Studi – sempre nell’ambito della Direzione Marittima di Livorno – rientra nelle ordinarie dinamiche di impiego degli Ufficiali delle Capitanerie di Porto e risponde, in primo luogo, alla migliore organizzazione funzionale proprio di quella Direzione Marittima.
Va chiarito, in primis, che si tratta di un normale avvicendamento, comune a tutti coloro i quali, come il Comandante De Falco, hanno assolto ai propri obblighi di comando ed aspirano, poi, all’avanzamento al grado superiore. Ciò significa, in estrema sintesi – e senza avventurarsi in complicate argomentazioni sulla disciplina dell’impiego degli Ufficiali delle Capitanerie – che far permanere sine die il Comandante De Falco nell’attuale posizione impedirebbe ai suoi stessi colleghi di maturare le stesse esperienze e, soprattutto, le stesse condizioni giuridiche, per poter essere promossi. Si ritiene che l’elementare e  trasparente rappresentazione dei fatti, scevra delle dietrologie e dei complottismi da più parti sollevati, possa servire a fare chiarezza su questa vicenda che, dispiace dirlo, sembra rientrare a pieno titolo nel “molto rumore per nulla”.

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