Il 22 Dicembre 1989, Ion Iliescu diventa presidente della Romania, ponendo fine alla dittatura comunista di Nicolae Ceausescu
Nicolae Ceausescu ha guidato la Romania dal 1965 dal 1989, 25 anni di regime comunista. Quando prese il potere la Romania era una paese che viveva una discreta crescita economica. Nei decenni che seguirono la nazione ne usciva in condizione di estrema povertà. La dittatura di Ceasescu si è caratterizzata per la creazione del culto della personalità, fattore che lo accomunava al leader sovietico Stalin. Dall’Urss invece ha sempre cercato una certa autonomia, dal 1966 la Romania non fa parte di fatto del Patto di Varsavia e lo stesso Ceausescu disapprova nel 1968 l’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Armata Rossa. Il tiranno si rifà più al comunismo messo in atto in Cina, Vietnam e Corea del Nord.
Alla fine degli anni ’80 la Romania è un Paese ormai povero, le persone fanno lunghe file davanti ai negozi di beni di prima necessità, cresce il malcontento e iniziano le prime manifestazioni in città come Timisoara. Ceausescu è completamente staccato dalla realtà, fa sopprimere le manifestazioni, continua tramite la televisione di stato a far vedere una finta Romani, fatta di benessere e prosperità. Nel 1989 il malcontento raggiunge l’apice. Scoppia la rivoluzione. La Romania sarà l’unico regime socialista che dopo il crollo del Muro di Berlino vede la fine della dittatura con una rivoluzione violenta. Uno dei maggiori protagonisti politici fu Ion Iliescu, a capo del fronte democratico di salvezza nazionale, appartenente al partito comunista ma da sempre oppositore di Ceausescu. Iliescu guiderà la difficile fase di transizione della Romania negli anni a seguire. Il 22 dicembre il regime di Ceausescu finisce, l’ex dittatore e la moglie provano a fuggire ma vengono catturati, consegnati all’esercito, processati e condannati a morte il 25 dicembre del 1989.

