Stefano Cucchi: per i giudici d’appello fu picchiato

Si è pronunciata la corte d’assise d’appello sul caso Cucchi: il giovane subì percosse

Sono state rese note le motivazioni della sentenza sul caso Cucchi, per i giudici non è una congettura l’ipotesi della violenza compiuta dai carabinieri. Il documento depositato stamane consta di 67 pagine e riporta lo svolgimento del processo sul caso del giovane geometra arrestato nell’ottobre 2009 e morto una settimana dopo nel padiglione carcerario dell’ospedale ‘Sandro Pertini’. I giudici ribadiscono che se da una parte non sono chiare le cause della morte dall’altra va chiarito il ruolo di chi, a cominciare dai carabinieri, ha avuto in custodia Cucchi nella fase successiva alla perquisizione domiciliare. Per il collegio, presieduto da Mario Lucio D’Andria, “le lesioni subite dal Cucchi debbono essere necessariamente collegate a un’azione di percosse; e comunque da un’azione volontaria, che può essere consistita anche in una semplice spinta, che abbia provocato la caduta a terra, con impatto sia del coccige che della testa contro una parete o contro il pavimento”. I giudici della corte d’assise d’appello hanno disposto la “trasmissione di copia della sentenza” riguardante la morte di Stefano Cucchi perché si “valuti la possibilità di svolgere ulteriori indagini al fine di accertare eventuali responsabilità di persone diverse dalle agenti di polizia penitenziaria giudicati” ed assolti in secondo grado dalle accuse. Sulla base delle dichiarazioni dei due agenti penitenziari che ebbero modo di parlare con Cucchi, per la Corte “non può essere definita una ‘astratta congettura’ l’ipotesi prospettata in primo grado, secondo cui l’azione violenta sarebbe stata commessa dai carabinieri che lo hanno avuto in custodia nella fase successiva alla perquisizione domiciliare”. Questa ipotesi – sempre secondo i giudici – si fonderebbe su concrete circostanze testimoniali secondo cui “già prima di arrivare in tribunale Cucchi presentava segni e disturbi che facevano pensare a un fatto traumatico avvenuto nel corso della notte”. In tal senso però uno dei tasselli principali del quadro accusatorio, l’immigrato Samura Yaja che era in una delle celle del tribunale e ha testimoniato di aver parlato con Cucchi e di aver sentito il suo pestaggio, alle sue parole non può “essere attribuito un valore probatorio determinante”. I giudici scrivono, inoltre, che l’attività di medici e infermieri su Stefano Cucchi “non è stata di apparente cura del paziente ma di concreta attenzione nei suoi riguardi”. E rispetto alla causa stessa del decesso – si sottolinea – che “non c’è alcuna certezza” e, conseguentemente, “non è possibile individuare le condotte corrette che gli imputati avrebbero dovuto adottare”.

(fonte askanews)

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