Sembra che una legge non scritta impedisca agli estremi difensori di vincere il Pallone d’oro anche quando si è di fronte a un campione del mondo come Manuel Neuer
Lunedì sera Cristiano Ronaldo ha vinto il Pallone d’oro. Numeri incredibili per l’asso portoghese nel 2014: 61 gol con la camiseta blanca in 60 gare e quattro trofei (Champions League, Mondiale per club, Supercoppa d’Europa e Copa del Rey), conditi da alcuni invidiabili record personali, come il maggior numero di reti segnate in un’edizione della Champions League (17 gol nella stagione 2013-2014). Un fuoriclasse assoluto, il cui valore – al pari del secondo classificato, Lionel Messi – non è in discussione.
Un altro campione avrebbe però meritato il premio come miglior giocatore dell’anno: Manuel Neuer. Anche il portierone tedesco può vantare numeri spaventosi nella passata stagione: appena 43 gol subiti in 61 presenze (0,7 di media) e tre competizioni vinte (Bundesliga, DFB-Pokal e, soprattutto, i mondiali in Brasile). Ma l’estremo difensore del Bayern ha anche un altro merito, una qualità che – oggettivamente – lo distingue e, allo stesso tempo, eleva rispetto ai suoi contendenti: una nuova interpretazione del ruolo di portiere.
In particolare dopo l’ottavo di finale contro l’Algeria si è parlato di lui come “libero“ in virtù della sua posizione in campo molto più avanzata rispetto alla norma, fattore che tutt’oggi gli permette di anticipare gli attaccanti avversari. Ma Neuer è di più: grazie alla sua tecnica quasi inusuale per un portiere, si esibisce in dribbling e passaggi (la cui media messa a segno è dell’86,5%), partecipando attivamente al gioco della propria squadra. È come se fosse un regista (arretrato) aggiunto.
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Tutto questo però non gli è bastato però per ricevere il Pallone d’oro. Molti addetti ai lavori reputano di maggior valore una rete segnata che una rete evitata, nonostante anche una parata possa essere ugualmente decisiva ai fini di un risultato. Neuer paga pertanto la “maledizione“ del suo ruolo, per cui la “papera“ di un portiere non avrà mai lo stesso peso specifico dell‘errore sottoporta di un attaccante, oppure perché una parata non emoziona mai come un gol.
E allora la categoria dei portieri dovrà ancora aspettare, chissà quanto, che il russo Lev Jašin, l’unico estremo difensore ad aver vinto il Pallone d’oro, trovi il suo erede. Ma in fondo aspettare fa parte del loro DNA, perché ogni partita è per loro un’attesa, l’attesa che arrivi un tiro per dimostrare il loro valore, mentre stanno lì, soli e lontani da compagni e avversari.
A cura di Rocco Selvaggi.

