Muore il pittore Salvador Dalì

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Salvador Dalì

Il 23 gennaio 1989 è morto a Figueres per un infarto l’eccentrico artista spagnolo Salvador Dalì

Salvador Dalì crebbe con la convinzione, inculcatagli dai genitori, di essere la reincarnazione del fratello morto per malattia poco prima della sua nascita. La madre lo indirizzò agli studi artistici prima di morire a causa del cancro. Nel 1919 Salvador espose le sue opere, soprattutto disegni al carboncino. Nel 1922 si iscrisse all’Accademia di belle arti di Madrid. Abile disegnatore, nel 1924 illustrò il libro di un amico. Parallelamente alla pittura, si cimentò nella scultura e nella fotografia. Si avvicinò al movimento dadaista e cominciò a esporre le sue opere. Nel 1926 fu espulso dall’Accademia per il suo atteggiamento fuori le righe in quanto riteneva che i professori non fossero in grado di giudicare la sua arte. In seguito si recò a Parigi dove conosce Picasso grazie a Mirò. In questo periodo inserisce nella sua pittura riferimenti al classicismo e a pittori che vanno da Raffaello a Vermeer e Velazquez, dal quale prende spunto anche per i suoi strani baffi. Nel quartiere parigino di Montparnasse viene a contatto con i surrealisti. È del 1931 una delle sue opere più famose: “La persistenza della memoria”. In essa sono rappresentati degli orologi liquefarsi, simbolo della memoria che col tempo non è più lucida e riferimento alla teoria della relatività di Einstein.

Nel 1934 Dalì espone a New York, dove si stabilirà con la moglie durante la Seconda Guerra Mondiale. Venne espulso dal movimento surrealista per non essersi opposto apertamente al fascismo. Nel 1951 torna nella Spagna di Franco. Qui si dedicherà a sperimentazioni artistiche studiando le illusioni ottiche e la matematica. Continua la collaborazione con registi di cinema e teatro, i suoi oggetti di design, tra cui il “Telefono aragosta” e il “Divano-labbra di Mae West” ottengono grande successo. Negli anni Settanta viene colpito dal Parkinson e dopo la morte della moglie cade in depressione. Nel 1988 viene colpito da un primo infarto, in seguito al quale si trasferì definitivamente nella sua casa Teatro-Museo da lui ideata. Qui un secondo infarto lo colpirà il 23 gennaio 1989 mentre ascolta “Tristano e Isotta” di Wagner, portandolo alla morte.

 

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