Tenerife, l’isola dell’eterna primavera

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Scopriamo Tenerife, la più grande delle Isole Canarie. Clima ideale e paesaggi stupendi

Tenerife emana un fascino unico a prima vista, fin da quando l’aereo si prepara ad atterrare all’aeroporto Reina Sofia sul suolo vulcanico e roccioso, in netto contrasto con il blu scuro dell’ Oceano Atlantico.

E’ questa la prima impressione che si ha affacciandosi dal finestrino dell’aereo della compagnia Ryanair decollato quattro ore e mezza prima da Bergamo (Milano Orio al Serio, principale hub della compagnia aerea in Italia, seguito da Roma Ciampino); il costo totale del biglietto è di circa 120 euro, acquistato con quattro mesi d’anticipo.

Ritirati i bagagli, io e la mia infaticabile compagna di viaggio Ivana prendiamo possesso della Fiat Panda nera che per tutta la settimana sarà la nostra fedele compagna per gli spostamenti (140 euro totali per otto giorni, compagnia di noleggio Goldcar).

Scopriamo che la benzina costa poco più di un euro a litro. Superfluo ogni paragone con l’Italia.

Siamo sulla costa ovest e puntiamo subito verso nord in direzione Santa Cruz, la capitale dell’isola, dove trascorriamo le prime due notti. Prima, però, una rapida sosta al paesello di Candelaria, dove, sul grazioso lungomare, ammiriamo al tramonto le statue dei capi guerrieri Guanci, antichi popoli abitanti di queste terre.

Alloggiamo nella capitale all’hotel Nautico (55 euro a persona per due notti con colazione), e dopo una rapida cena, subito a letto per la stanchezza del viaggio.

La mattina seguente siamo in piedi alle 8, pronti a visitare le piramidi di Guimar. Ebbene si, anche qui esistono strutture di questo tipo. Nulla a che vedere però con le più famose piramidi della riviera Maya in Messico, dove ero tre settimane prima. Intorno ci sono un museo etnografico e un piccolo giardino botanico ben curato.

Dopo due ore siamo di nuovo a Santa Cruz per visitare il museo di storia naturale, che spiega la formazione vulcanica di tutto l’arcipelago canarino (sette isole totali) e poi il mercato de Nostra Senhora de Africa, dove dal continente nero arriva ogni sorta di spezie, frutti tropicali e cibarie esotiche; noi ci accontentiamo di un rapido panino con formaggio locale e chorizo, il tipico salame spagnolo disapore invidiabile.

Puntiamo per pranzo alla Playa de las Teresitas, l’unica spiaggia sabbiosa dell’ isola che scopriamo però essere artificiale: opera infatti di un ripascimento con sabbia dorata portata direttamente dalle non lontane (si fa per dire) coste marocchine.

A soli 9 chilometri sorge la bellissima antica capitale dell’ isola, La Laguna, che è la meta dell’escursione pomeridiana: edifici barocchi molto numerosi circondano una marea di spazi verdi e parchi pubblici, tra cui il super fotografato “viale delle palme” (la specie botanica è ovviamente la palma delle Canarie, usata anche da noi nei lungomari di tutta la penisola).

Un’ottima cena a base di prodotti locali e si ritorna a Santa Cruz in hotel.

L’indomani si inizia l’ esplorazione dell’estremità nord, la parte geologicamente più antica e più selvaggia, quella dei monti Anaga, dove visitiamo: Taganana, Playa e roque de Las Bodegas, il mirador del Carmen fino a Tegueste. (

Emozionante il passaggio nel fittissimo bosco della Mercedes, uno degli unici tre siti al mondo (gli altri due sono nella vicina Isola di La Gomera, e nell’arcipelago di Madeira) in cui si può ancora osservare la Laurisilva, antica foresta di allori e specie affini patrimonio dell’ Unesco, vecchia di migliaia di anni.

Dopo la visita di Bajamar, con le sue piscine di acqua salata direttamente sull’oceano, sconfiniamo sulla costa est dell’isola, puntando verso la città coloniale di Orotava, una delle località secondo me più affascinanti su quest’isola.

Prima però ci prendiamo due ore nel fantastico orto botanico di Puerto de la Cruz, che per un botanico come me è davvero uno spettacolo unico.

Puntiamo poi nell’entroterra verso la valle di Orotava, vedendo in lontananza  il Pico de Teide (con i suoi 3.718 metri è la vetta più alta della Spagna, nonché il vulcano spento più alto d’Europa; l’Etna in Sicilia è il più alto con i suoi 3.350 metri).

Dal belvedere in periferia de La Orotava, col busto del famoso navigatore tedesco Humboldt, raggiungiamo a piedi il centro coloniale, dove visitiamo la casa del los balcones, sicuramente turistica, ma interessante perché riproduce fedelmente le antiche abitazioni con patio tipiche delle Canarie.  Più avanti vediamo un mulino con macina ancora in funzione per la produzione del Gofio, farina tipica.

 

Qualche acquisto e qualche foto (anche trash) prima di puntare a Los Releajos, piccolo sobborgo dove pernotteremo per due notti (41 euro a persona con colazione).

Quasi tutta la giornata successiva la dedichiamo al Loro Parque (33 euro ), un must dell’isola, a metà strada tra un parco giochi con tanto di delfinario e spettacolo di orche e foche, a un orto botanico con immense voliere di pappagalli (da qui il nome del parco).

Verso il tramonto scendiamo a Puerto centro città, dove passeggiamo lungo delle piscine naturali  e vediamo dei surfisti cavalcare onde decisamente alte; di sera  assaggiamo una buonissima cena tipica: le papas arrugadas , cotte in acqua di mare salatissima e condite con la tipica salsa di aglio e spezie nelle varianti verde e rossa, il mojo. Dopo il rancho canario, una mega zuppa dove dentro c’è di tutto e il quesito come dolce, una specie di flan con miele…il tutto per circa 14 euro a persona.  Poi, rotolando, torniamo in hotel.

L’indomani giunge il momento tanto atteso della scalata al Teide: attraverso una lunghissima serie di tornanti si arriva prima a Tacoronte, accesso settentrionale al parco del vulcano, e poi si prosegue per suggestivi paesaggi lunari , “las canadas”, con sporadici pini canari sullo sfondo, fino al centro visitatori, dove una simpatica mostra interattiva raccolta l’emersione del vulcano e la nascita quindi dell’isola stessa.

Alle 12 in punto prendo la funivia dal parcheggio (Ivana mi aspetta giù) che in otto minuti sale rapidamente fin quasi la sommità a circa 3.300  metri, dove l’ aria rarefatta mi fa un po’ arrancare fino al belvedere, da dove posso osservare un mare super blu e in lontananza La Gomera e Gran Canaria.

Ridiscendiamo dal lato meridionale dopo le foto di rito nel mirador del los roques, con i massi tipici rimodellati dalle eruzioni e dagli agenti atmosferici, arrivando ormai al tramonto a Guia de Isora, paesino piuttosto anonimo, ma ottimo punto di partenza per il sud dell’ isola. Pernottiamo alla pension Buenavista (28 euro a persona con colazione), dopo una cena con zuppa di maiale, mais e patate.

La mattina successiva, dopo 45 minuti di tornanti, arriviamo a Icod de Los vinos, paese arroccato tra mare e montagna, famoso per l’albero del drago (Dracaena draco), il più vecchio e grande del mondo, quasi tremila anni secondo molti, ma anche molto più vecchio secondo altri.

Attorno a questa attrazione un esempio di giardino con fruttiferi esotici, e un mariposario, una imponente serra dove alloggiano migliaia di farfalle. Qui osserviamo le biologhe che raccontano il ciclo riproduttivo mentre le sfamano.

Molto graziosa la chiesa con annesso reliquiario.

Garachico, delizioso paesino con le piscine naturali più belle viste finora , ci accoglie per il pranzo, un ottimo coniglio in salmorejo, salsa tipica, del posto, e un purè di ceci, per finire con buffet di dolci a solo 12 euro in due.

Deviazione di un’ora con abbondanza di super curve per andare a Punta Teno, passando per Buenavista del Norte, la punta sud ovest dell’ isola, molto brulla e con un vento pazzesco a tal punto da non riuscire a camminare; pittoresco il faro che si staglia sulla scogliera.

E’ quasi il tramonto quando visitiamo il canyon (barranco, come lo chiamano qui) di Masca, un paese veramente suggestivo a strapiombo in una lunga gola che degrada verso il mare, circondata da un bosco di endemiche palme canarie. Un gentile vecchietto del luogo ci offre mini-banane e fichi d’india (già puliti ) della valle.

Puntiamo verso San Miguel de Abona, di nuovo verso la costa ovest, dove passeremo le ultime due notti nel Golf Club di Abona, non distante dall’ aeroporto (22 euro a notte per persona, senza pasti).

Il giorno seguente ritmi sicuramente meno frenetici: dedichiamo giusto un’ora alla visita di Los Cristianos e Playa de Las Americas, una più orrenda dell’altra, tutta la costa è orribilmente deturpata da villaggi, palazzoni e mostri a 5 stelle all inclusive di cemento, e sul lungomare una mostruosa quantità di turisti tedeschi e inglesi.

Fuggiamo quindi rapidamente verso l’interno e a Guaza visitiamo il Monkey park, molto turistico, dove interagiamo, anche accarezzandoli, con lemuri, iguane e tartarughe.

Nel pomeriggio completo relax sulla spiaggia di Los Abrigos dopo aver fatto il tipico panino col chorizo ; tanta è la voglia di fare almeno un tuffo (temperatura 25 gradi), ma il forte vento e il mare mosso ci fanno rapidamente cambiare idea.

Nel tardo pomeriggio saliamo verso il paese di Vilaflor (il comune a quota altitudinale più elevato dell’intera Spagna), con splendida visuale sul Teide, e dove proviamo, per una quindicina di euro a persona, un intero menu di qualsiasi pietanza canaria al ristorante montano “El Portillo”; cena divina, soprattutto per le frittelle di gofio e papaya.

Ultimo giorno sull’isola: acquisti in un negozio di souvenir vicino al nostro alloggio e poi visita alla “Bananera-Jardim dell’ Atlantico”, dove, grazie a un interessante tour di un paio d’ ore, scopriamo i segreti  della coltivazione delle famose mini banane e dell’aloe vera, con tanto di osservazione del processo di lavorazione.

Compriamo pure una bottiglia del famoso liquore di banana.

Alle 18 ci imbarchiamo direzione Bergamo. Ultima visuale del Teide al tramonto in lontananza, mentre l’aereo punta verso Gibilterra.

 

 

SCHEDA PAESE:

Capitale:  Santa Cruz de Tenerife

Superficie: poco più di 2.000 chilometri quadrati; è la più grande delle isole Canarie

Ordinamento politico: arcipelago appartenente alla Spagna, ma esiste la Comunità Autonoma  delle Isole Canarie, divisa nelle due province di Las Palmas e Santa Cruz de Tenerife, dal 1927.

Ore di volo da Roma: circa 4 (diretto), operato da Easyjet; 8-10 ore con scalo (Madrid o Barcellona), operato da Iberia o Spanair

Moneta:  Euro

Collegamenti con le altre isole: assicurati da voli interni operati da Binter Canarias o Islas Airways, o dalle compagnie di navi veloci: Naviera Armas, Fred Olsen, Acciona Transmediterranea.

Tutte e sette le isole dispongono di un aeroporto, anche se piccolo

Vaccinazioni: nessuna

Documenti: Carta d’identità valida per l’ espatrio

Elettricità: erogata come in Italia a 220 V; non servono quindi adattatori.

Fuso orario: si trovano sullo stesso meridiano di Greenwich, quindi un’ ora indietro rispetto all’Italia. Si applica come da noi l’ora legale.

Lingua: spagnolo

Periodo migliore per la visita: tutto l’anno

Clima: tipo oceanico temperato; la temperatura oscilla sempre tra 18 e i 26 gradi tutto l’ anno, con rari picchi a 30-32 lungo le coste nel periodo estivo, ed in inverno quasi mai si scende sotto i 15.

 

CONSIGLI, DRITTE E CURIOSITA’

 

L’isola è la più visitata dell’ arcipelago, richiamando ogni anno circa 11 milioni di visitatori.

Il suo carnevale è uno dei più fastosi del mondo; i festeggiamenti che si svolgono ogni anno a febbraio sono secondi solo a quelli di Rio de Janeiro in Brasile.

Con i suo 3.178 metri il Teide  è la montagna più alta della Spagna e il più alto vulcano a scudo spento d’ Europa.

Il mezzo migliore per spostarsi è quello di noleggiare una macchina, visti i costi contenuti e la benzina a poco più di un euro a litro, subendo minori tassazioni della Spagna continentale.

Accettata la patente di guida italiana.

L’ ccellente gastronomia  la rende meta ideale per gli amanti della buona cucina; da provare assolutamente: gofio, conejo en salmorejo, le salse mojo, e tra le zuppe: puchero, rancho canario e potaje.   Molto convenienti i “menù del dia”, tutto compreso.

Attività sportive di qualsiasi genere e a buon mercato come: immersioni, equitazione, windsurf, escursionismo, pesca, golf, ciclismo, canyoning, arrampicata; in estate anche whale –watching.

Il nome delle isole, non si riferisce come molti erroneamente pensano ai canarini, i tipici fringuellidi gialli che popolano le isole, ma al fatto che in antichità erano abitate da una moltitudine di cani randagi (canis); sarebbe stato proprio Plinio il Vecchio a dare questo nome in seguito a una spedizione del re di Mauritania alle Isole Fortunate (l’antico nome delle isole), che vide una razza di cani giganteschi girare liberamente sul territorio.

Con la linfa rossa della Draceana draco, l’albero del drago, gli antichi abitanti, i Guanchi, erano soliti preparare pozioni e infusi.

 

 

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