Senzatomica, una mostra “disarmante”

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Fino al 26 aprile lo spazio Factory della Pelanda a Roma ospiterà la mostra per il disarmo nucleare per poi spostarsi in altre città

Guardare al passato per costruire il presente. Imparare dagli errori dei nostri predecessori per non commetterli più. Il messaggio è chiaro ma non nuovo. Dalla storia, maestra di vita per Niccolò Machiavelli, all’Angelus Novus di Paul Klee, indagato da Walter Benjamin attraverso la lente del materialismo storico, Senzatomica rinnova oggi, riuscendoci, lo stesso messaggio. Dopo l’allestimento in 48 città italiane, la mostra per il disarmo nucleare è in esposizione fino al 26 aprile nello spazio Factory della Pelanda, concesso gratuitamente dal Comune di Roma.

Grazie a un percorso che si snoda attraverso più di quaranta pannelli, la mostra capitolina sta accogliendo oltre mille visitatori al giorno, per lo più bambini e adolescenti. L’obiettivo è quello di prender coscienza del “disarmo interiore”, ovvero partire dalla trasformazione individuale per intraprendere il cammino verso il “disarmo collettivo”. Perché il significato della parola disarmo investe, prima di tutto, lo spirito umano per assumere, poi, l’accezione di abolizione delle armi. Dunque una mostra che ruota attorno ai temi della sicurezza personale e della speranza.

La lettura dei pannelli, disposti su una superficie di oltre 700 metri quadrati, è accompagnata da una musica dalle vibranti note che, improvvisamente, viene interrotta ciclicamente da una voce: annuncia la simulazione del rumore di un’ esplosione atomica. Dopo il conto alla rovescia, se ne viene investiti sensorialmente ed emotivamente. Suoni di sirene in lontananza, confusione, un grande boato e poi il nulla. Solo raffiche di vento fortissime. “A questo punto i bambini rimangono sbalorditi”, confessa la nostra guida. Già, perché, la mostra è anche e soprattutto per loro.

Alle scuole elementari è dedicato un secondo percorso, lungo il quale i bambini sono invitati, attraverso dei giochi, a comprendere i valori dell’altruismo e dell’interdipendenza sociale. “L’unica bomba che voglio è quella alla crema”, cita uno dei tantissimi disegni lasciati dai piccoli grandi visitatori. E, anche stavolta, il messaggio è chiaro ma non nuovo…

Anche l’utilizzo dei colori che accompagnano i pannelli gioca un ruolo importante. Ogni colore, si sa, è capace di investire emotivamente chi lo guarda. Ė così che, su due pannelli diametralmente opposti, il colore rosso dell’esplosione atomica è contrapposto al verde di un albero che richiama la storia di Wangari Maathai, premio Nobel per la Pace, nota per aver piantato il primo albero contro la desertificazione del Kenya. Fare ognuno la propria parte, anche nel nostro piccolo, per realizzare quell’agognato cambiamento perché, come recita lo slogan della mostra, “il disarmo parte da me!”.

Promossa dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Senzatomica ha le idee ben chiare: sviluppare una coscienza nuova sul disarmo per la sottoscrizione, entro il 2015, di un trattato internazionale che bandisca le armi nucleari. Un obiettivo che rischia di sembrare anacronistico alla luce degli attuali conflitti internazionali ma che, non per questo, scoraggia i curatori della mostra che preferiscono definirlo ambizioso ma non impossibile.

Siamo ancora in tempo, dunque, per sentirci al sicuro? Dal 1947 il maggiore o minore stato di criticità relativo a un’esplosione atomica è cadenzato dall’orologio dell’apocalisse, ricordato nel primo pannello della mostra. Più le lancette sono lontane dalla mezzanotte, più il pericolo è scongiurato. Oggi le lancette di quell’orologio segnano meno sei minuti allo scoccare della fine del mondo. A noi la scelta.

A cura di Alessia Polimanti.

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