La giornalista Ilaria Alpi viene uccisa in Somalia

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Ilaria alpi

Il 20 marzo 1994 la giornalista Ilaria Alpi e il cameraman Miran Hrovatin vengono uccisi a Mogadiscio, in Somalia

Ilaria Alpi, grazie alla sua conoscenza di francese, arabo e inglese, dopo la maturità ottenne i suoi primi incarichi come corrispondente per varie testate giornalistiche. Assunta dalla Rai grazie a una borsa di studio, fu inviata del TG3 in Somalia, paese distrutto dalla guerra civile. Sul posto la giornalista e il suo operatore Miran Hrovatin scoprirono un traffico illecito di armi scambiati con rifiuti tossici provenienti da vari paesi occidentali in cui era implicato anche l’esercito italiano. L’informatore di Ilaria Alpi, un ufficiale del SISMI, fu ucciso in circostanze misteriose. La situazione che trovarono i due giornalisti arrivati in Somalia era disastrosa: dopo l’intervento dell’ONU, il contingente italiano doveva ritirarsi dal Paese. Ilaria Alpi e Miran Hrovatin lasciarono l’Hotel Hamama con un autista e un uomo della scorta, per dirigersi nella zona di confine tra Mogadiscio nord e sud. Mentre percorrevano la strada furono inseguiti e poi superati da un’auto dalla quale furono esplosi colpi che colpirono e uccisero i due giornalisti. Sul luogo accorsero l’imprenditore italiano Giancarlo Marocchino e la giornalista Gabriella Simoni. Le indagini sul duplice omicidio dapprima indicarono l’ipotesi di un tentativo di rapina o di sequestro andato male. Quando l’Italia assunse il controllo delle indagini furono fatte diverse ipotesi. Ad avvalorare la pista del tentativo di rapimento fu il Presidente della Commissione Inchiesta fino al 2004 Carlo Taormina. Quest’ultimo si oppose anche alla sentenza della Cassazione del 2001 che condannò all’ergastolo per gli omicidi Hashi Omar Hassan. Taormina non ammise la presenza di mandanti e spiegò che i presunti rapitori avevano fatto fuoco in seguito allo sparo della scorta. Il Presidente della successiva Commissione parlamentare, Raffaello De Brasi, si è opposto fermamente alla visione di Taormina. Innanzitutto ha indicato che gli effetti personali dei giornalisti sono stati consegnati ai familiari senza i sigilli apposti dalla polizia somala e quindi manomessi. In particolare i taccuini di Ilaria Alpi erano solo due e non cinque e le cassette dell’intervista al Sultano di Bosaso risultano essere state sottratte. Nell’intervista il Sultano aveva fatto riferimento all’esistenza di una nave di una società italiana che trasportava armi e rifiuti tossici in Somalia. L’ipotesi di un coinvolgimento dell’esercito e del governo italiano era la pista che i due giornalisti stavano seguendo quando si recarono a Mogadiscio. Le Commissioni di cooperazione hanno inoltre indicato la grave mancanza sul posto di componenti del contingente italiano una volta saputo dell’omicidio, che sono intervenuti soltanto dopo che i corpi furono trasportati al porto. Nel 2011 il caso è stato riaperto proprio per la mancanza di una versione definitiva sulla morte dei due giornalisti.

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