Gibilterra, una rocca a guardia delle Colonne d’Ercole

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Viaggio alla scoperta di Gibilterra, uno dei più piccoli Paesi europei, dove la cultura british si sposa armoniosamente con la Spagna di quell’Andalusia baciata dal sole

Gibilterra, o meglio Gibraltar (sia in spagnolo che in inglese), evoca da sempre nell’ immaginario collettivo un qualcosa di sconosciuto ed insolito, ma in realtà è un piccolissimo possedimento del Regno Unito, grande appena 6.843 kmq e con circa 28.000 abitanti. Si trova in piena Andalusia, territorio spagnolo, lungo la cosiddetta Linea de Concepcion, 20 km a est di Algeciras, la città spagnola più vicina e popolosa, nella provincia di Tarifa.

Proprio qui ho soggiornato per essere la mattina seguente il più vicino possibile ai luoghi della visita; non è infatti facile trovare un posto dove dormire a Gibilterra, specie in alta stagione (lo è fino a tutto ottobre) e soprattutto se non si è prenotato per tempo.

D’altra parte non potevamo non inserire nel passaggio tra le provincie da Cadice a Malaga questo famoso luogo di cui tanto avevo sentito parlare, possedimento inglese d’oltremare sancito con il Trattato di Utrecht del 1713.

È sicuramente un piacevole diversivo ai tapas bar e ai pueblos blancos dell’entroterra spagnolo.

La nostra escursione giornaliera inizia alla frontiera, una vera e proprio dogana dove, varcato il confine, si snoda la strada più lunga del paese, Avenida 20 de Abril, che arriva fino alla piazza principale del centro.

Subito rimaniamo esterrefatti quando vediamo un piccolo passaggio a livello chiudersi di colpo nel viaggio verso il parcheggio del centro città: dopo un paio di minuti ci atterra davanti agli occhi un Boeing della British Airways. Scopriamo così che l’aeroporto attraversa la Churchill Street e così, a ogni decollo e atterraggio (che raramente superano comunque la decina di movimenti al giorno), la sbarra viene chiusa con largo anticipo.

Parcheggiamo la macchina in un posteggio auto in prossimità di Cathedral Square e iniziamo a piedi il giro del piccolo centro, dopo aver cambiato gli euro (che alcuni esercizi commerciali abbiamo visto accettare comunque) in sterline di Gibilterra, molto particolari, ma molto simili alle britanniche. Nonostante le dimensioni ridotte, il traffico è inspiegabilmente caotico.

Calza a pennello la descrizione che ne fece lo scrittore inglese Laurie Lee, definendola un frammento di Londra spostato 800 km più a sud, con un’atmosfera tipicamente british, con cassette delle lettere rosse, le classiche cabine telefoniche e poliziotti inglesi con la tipica divisa. Ma è solo il primo colpo d’occhio visto che in questo piccolo Stato è presente l’influenza spagnola, ben visibile nelle finestre con le persiane e le strette e tortuose vie secondarie cittadine. OpenMag

Non scordiamoci infatti che Gibilterra è stato annesso ai possedimenti di Sua Maestà ben prima che gli Stati Uniti d’America divenissero indipendenti. Anche qui il nazionalismo è molto sentito.

Percorriamo a piedi Main Street, la via pedonale che conduce ai bellissimi Alameda Botanical Gardens, dove abbonda la vegetazione tropicale grazie alla mitezza del clima. Ci fermiamo giusto un paio d’ore prima di giungere al vicino Trafalgar Cemetery che ospita tutti i marinai inglesi morti nella battaglia di Trafalgar del 1805.

Ritorniamo a piedi nel centro città, comprando qualche francobollo da collezione, cartoline e qualche souvenir, per poi mangiare per pranzo un boccone allo Star Bar, il più antico pub/bar di Gibilterra.

Il proprietario è un super tifoso del Tottenham: ovunque cimeli e poster. Un buon hamburger, fish and chips e siamo pronti a ripartire; notiamo la divertente caratteristica degli abitanti del luogo di parlare in inglese e finire le frasi in spagnolo e viceversa. OpenMag

Finalmente arriva per noi il momento dell’escursione alla Upper Rock Nature Reserve (ingresso dieci sterline a persona, più altre due per ciascun veicolo a seguito), la famosa “rocca”, la parte alta dove vivono come inquilini in una stupenda macchia mediterranea le famose bertucce (Macaca sylvana), le uniche scimmie europee che si possono osservare allo stato libero in Europa continentale (uomo apparte).

La popolazione attuale raggiunge circa le 230 unità, e arrivarono in tempi remoti dalle foreste di montagna della catena dell’ Atlante marocchina, dove vivono ancora oggi allo stato selvatico a più di 2.000 m d’altezza.

Quando il numero degli individui si riduce drasticamente (ciò è accaduto spesso nei secoli a causa di epidemie e malattie), il governo inglese non tarda a rinfoltire la popolazione prelevandola dall’Africa; una leggenda locale vuole che la Rocca spetterà agli inglesi fino a quando le scimmie vivranno in questi territori.

Un altro modo per raggiungere la Rocca (426 metri di altezza sul livello del mare) è la funicolare che parte direttamente dal centro città, ma vista la scarsità di tempo ed essendo piuttosto lontane tra loro le attrazioni all’ interno della riserva, optiamo per giro in macchina (affittata a Siviglia diversi giorni prima alla nostra partenza del tour andaluso on the road).

Visitiamo dapprima la Apes’ s Den (tana delle bertucce), dove notiamo una enorme quantità di cuccioli: infatti il picco riproduttivo della specie (che è poligama) è stato in piena estate e nei mesi di luglio e agosto c’è un vero e proprio boom delle nascite.

Le guide naturalistiche raccomandano di non avvicinarsi troppo agli animali, cosa ampiamente ricordata da cartelli molto esplicativi. Sono infatti estremamente curiose e non sono rari incontri ravvicinati con l’uomo con conseguenti morsi dolorosi.

Sul lato sud della Rocca si sviluppano le straordinarie grotte di St. Michaels che ospitano numerose stalattiti e stalagmiti, visitabili con una breve passeggiata guidata di mezz’ora. Alla fine si arriva nella sala principale, una enorme arena naturale sotterranea dove in estate si tengono anche concerti.

Uscendo, ci spostiamo poi sul versante opposto, attraverso piccoli tornanti e strette stradine, procedendo a velocità super ridotta perché una moltitudine di macachi ci attraversa di continuo davanti sbucando dai cespugli all’improvviso.

Arriviamo all’ingresso dei Great Siege Tunnels, utilizzati nel 1700 dagli inglesi come complesso sistema di difesa e poi in seguito ampliati dagli alleati nella Seconda Guerra Mondiale.

Per la visita al piccolo museo interattivo paghiamo un extra di circa otto sterline.

La vista dà sulla città moderna e in lontananza la vastità della penisola iberica che no ha fine sulla linea dell’orizzonte. Osserviamo (stavolta dall’alto, in posizione panoramica) un altro aereo in atterraggio direttamente in città.

Ultima tappa, sempre in macchina, è il belvedere del castello moresco, costruito dagli arabi nel 1333, con una piazzola dove si trovano antichi cannoni posizionati sui bastioni; elevatissimo il numero di visitatori.

È pomeriggio inoltrato quando usciamo dalla riserva in direzione di Europa Point, l’ultima parte più a sud del territorio di Gibilterra direttamente prospicente sulle coste marocchine. In lontananza è ben visibile la città di Ceuta, situata a solo 14 km nel punto più stretto tra punta de Tarifa in Europa e punta Cires in Africa.

Lo stretto di Gibilterra mette da sempre in comunicazione le acque del Mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico che nello stretto son profonde meno di 300 m.

Il tramonto incornicia questo spettacolo unico, impreziosito dall’enorme moschea bianca di Ibrahim-Al-Ibrahim, che intravediamo sullo sfondo, e da un faro risalente al 1831.

Lì vicino scorgiamo pure il Dolphin Adventure, un centro che organizza escursioni in mare aperto tra giugno e agosto per osservare i cetacei (costo circa 20 sterline per due ore).

Non possiamo lasciare Gibilterra senza dare un’occhiata al luogo e al monumento a esso correlato (per la verità piuttosto pacchiano e anonimo) dove, secondo la mitologia classica, sorgevano le Colonne D’ Ercole, simbolo del mondo allora conosciuto; al di là solamente l’ ignoto.

Il sito archeologico, posto su uno sperone di roccia, è veramente mal segnalato e fatichiamo per trovarlo; per di più molte guide, Lonely Planet inclusa, non lo citano neppure. Non manca la fila interminabile per le foto di rito.

Riprendiamo poi la macchina; sta scendendo la notte e siamo pronti a continuare il nostro tour spagnolo in direzione di Malaga, dando un ultimo sguardo alla rocca che si illumina al calare dell’ultimo spicchio di sole.

OpenMag

SCHEDA, CONSIGLI UTILI E CURIOSITA’

Visto: sufficiente passaporto o carta di identità valida per l’espatrio.

Fuso orario: + 1 GMT, lo stesso della Spagna

Festa nazionale: 10 settembre

Collegamenti aerei: voli diretti solo dal Regno Unito; Monarch, British ed Easyjet collegano Gibilterra con le principali città inglesi come Londra, Manchester, Liverpool, East Midland.

La corrente elettrica è erogata a 220/240 V come in Gran Bretagna; prese a tre spine piatte, necessario quindi un adattatore.

Una buona parte della popolazione è di origine genovese, giunti qui dal capoluogo ligure nel 1753, avviando pesca d’altura come fonte di redito principale.

Lo “Yanito” è un curioso dialetto misto tra inglese e andaluso, parlato da molti giovani del luogo.

I collegamenti col Marocco, per la città di Tangeri, sono solo il venerdì e il prezzo del biglietto parte da 46 sterline a tratta; impiegano circa un’ora di navigazione. Ben più frequenti i collegamenti per il Marocco da Algeciras, la più vicina città spagnola.

L’ultimo referendum del 1985 ha chiesto agli abitanti di Gibilterra se volessero o meno rimanere sotto giurisdizione inglese; voti contrari: appena 44.

Nel 1942 lo stesso Wiston Churchill organizzò un nutrito ripopolamento dal Maghreb di macachi, a seguito di una epidemia che aveva portato la popolazione delle scimmie sulla soglia dei soli cinquanta individui.

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