Era il 14 maggio 1926 quando, alle ore 7:30, il dirigibile Norge atterra a Teller, una minuscola località dell’Alaska.
In 170 ore di volo erano stati percorsi 13.000 km, da Roma all’Alaska. L’atterraggio, che era previsto per Nome, a causa del mal tempo venne anticipato a Teller.
Erano circa tre secoli che l’uomo tentava di raggiungere il Polo Nord con scarsi successi. Il grande sostenitore del dirigibile, Umberto Nobile, nonché militare, esploratore e ingegnere italiano seguiva con attenzione le vicende riguardanti quest’esplorazione che era divenuta alquanto impossibile. Il colonnello Nobile che oltretutto dirigeva lo Stabilimento militare di Costruzioni aeronautiche di Roma, riteneva che solo il dirigibile avrebbe consentito il lungo volo necessario per superare l‘Artico.
Fu l’incontro con l’esploratore norvegese Roald Amundsen a decretare l’inizio di questa impresa geografica. Amundsen in passato aveva esplorato il Polo Sud, ma aveva fallito in quella del Polo Nord. Dopo il fallimento della spedizione, Amundsen incontra Nobile ad Oslo dove gli viene proposto di organizzare una nuova spedizione, ma questa volta con il dirigibile N1 che era stato appositamente rinforzato per attraversare il mare polare. Venne ridotto il peso, irrobustita la struttura, scelto un equipaggio preparato e in grado di affrontare un volo così rischioso
Il progetto fu possibile realizzarlo anche grazie al contributo finanziario da parte di Lincoln Ellsworth, un uomo d’affari statunitense che partecipò personalmente alla spedizione del Norge. Così il 29 marzo 1926 il dirigibile N1 venne consegnato all’Aeroclub di Norvegia con una cerimonia all’aeroporto di Ciampino. Il nome “Norge” affidato al dirigibile non fu altro che un modo per onorare il Paese che aveva reso possibile la spedizione.
Il 10 aprile 1926 alle 9:30 il Norge partì da Roma per il lungo viaggio verso la Baia del Re. La sera del giorno successivo il dirigibile atterrò a Pulham, nei pressi di Londra, per ripartire il 3 aprile alla volta di Oslo. Da qui l’aeronave fece rotta il 15 aprile su Leningrado. La sosta nell’Unione Sovietica si prolungò fino al 5 maggio. Il giorno stesso alle 9:30, il Norge decollava in direzione della Baia del Re. Dopo una breve sosta a Vadsö, in Norvegia, per rifornimenti, ebbe luogo l’ultimo volo di 1300 km verso la base artica, raggiunta alle 6:40 del 7 maggio. L’equipaggio venne cambiato diverse volte durante le tappe del percorso. L’11 maggio alle 9:50 il Norge lasciò la Baia del Re dirigendosi verso il Polo Nord. A bordo del dirigibile erano presenti sei italiani, tra cui Nobile nel ruolo di comandante, otto norvegesi con Amundsen compreso, uno statunitense e uno svedese.
Superato l’83° parallelo, dopo sei ore di viaggio, sotto il dirigibile si stendeva l’immenso mare polare. Il Norge raggiunse il Polo Nord all’1:30 del 12 maggio. La radio di bordo informò il mondo dell’avvenimento. Poi il viaggio proseguì sul ghiaccio inesplorato, in direzione dell’Alaska. La mattina del 13 maggio apparvero le coste americane e fino ad allora non fu notata alcuna traccia di terraferma. Amundsen aveva stabilito sin dal principio che il volo polare sarebbe stato rapido. Una trasvolata, non un’esplorazione che si sarebbe attardata sull’area. Il dirigibile aveva in ogni caso un’autonomia limitata essendo relativamente piccolo. Non poteva permettersi di rimanere troppo a lungo in zona per evitare venti contrari che avrebbero potuto creare un disastro. Il comandante Nobile decise di non seguire le indicazioni di Amundsen e nella difficoltà del mal tempo dovettero atterrare a Teller il 14 maggio. Terminò così la trasvolata transartica del Norge. Con questa esplorazione venne dimostrato che attorno al Polo Nord si estende un immenso mare ghiacciato, il Mar Glaciale Artico, mentre il dirigibile confermò di essere in quegli anni l’unica macchina in grado di sostenere grandi traversate senza punti di rifornimento.

