15 maggio 1939: inaugurato lo stabilimento Fiat Mirafiori

A Torino, all’alba del secondo conflitto mondiale, Mussolini è accolto da 50.000 operai. In prima fila Giovanni Agnelli e Vittorio Valletta

L’hanno definita il simbolo della resistenza culturale. Un evento di eccezionale portata. Un momento di rottura tra regime e lavoratori. Eppure, la visita di Benito Mussolini allo stabilimento Fiat Mirafiori era stata fortemente voluta dal duce per incontrare personalmente gli operai in quella che egli stesso amava definire la fabbrica perfetta del tempo fascista.

Era il 15 maggio 1939 quando migliaia di dipendenti si riunirono per l’inaugurazione del nuovo stabilimento dell’azienda torinese. I preparativi per l’arrivo del duce erano iniziati già da qualche giorno. Ben 50.000 lavoratori erano stati istruiti per offrire a Mussolini l’accoglienza più calorosa mentre gli operatori dell’Istituto Luce si preparavano a riprendere quello che sarebbe diventato un documentario da proiettare nelle sale cinematografiche.

Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat, presenziava in uniforme in prima fila insieme a Vittorio Valletta e altre autorità. Benito Mussolini si fece attendere per ore. Complice il maltempo e il malcontento dilagante tra i lavoratori all’alba del secondo conflitto mondiale, la visita del duce si rivelò un vero e proprio fallimento. Pochi applausi accolsero il suo arrivo e il successivo discorso. La fredda accoglienza lo irritò a tal punto da lasciare il palco, appositamente allestito con un pilastro ornato da fasci e aquile romane. Prima di andarsene, fu Agnelli a invitarlo a salutare la folla. Il forzato saluto romano del duce concluse, così, la giornata d’inaugurazione dello stabilimento Mirafiori.

L’anniversario cade in un momento importantissimo per il marchio FIAT. Risale a pochi giorni fa il nuovo piano industriale presentato da Sergio Marchionne. L’ottavo in nove anni di dirigenza dell’amministratore delegato. Il primo nato dall’unione di Chrysler e Fiat. Obiettivo: raggiungere il traguardo di sette milioni di vetture vendute entro il 2018, contro le attuali quattro milioni e mezzo.

Importanti novità sono state annunciate per tutti i brand del gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles). Previsto per il marchio Fiat un incremento delle vendite globali di 400mila unità per tagliare il traguardo di 1,9 milioni di auto entro il 2018. Il responsabile Olivier François ha annunciato otto nuovi modelli. Dalla 500 X si passerà a una berlina compatta e, probabilmente, a una spider. Cresce, intanto, l’attesa per la nuova Panda che uscirà nel 2018.

Ben cinque miliardi di euro sono stati investiti per il rilancio del marchio Alfa Romeo. Previsti nuovi modelli nei prossimi cinque anni. Si ritorna all’utilizzo di tecnologie e motori sviluppati in Italia insieme alle architetture con trazione posteriore che hanno caratterizzato gli albori del brand. Ambiziosa la sfida Jeep: tagliare il traguardo di due milioni di auto vendute entro il 2018, pari a un incremento del 160 per cento.

Invariate le previsioni per il marchio Ferrari il cui valore supera i quattro miliardi di euro. Il “cavallino” non delude, quindi, mantenendo le aspettative di Fiat Chrysler. Sarebbe una gran bella soddisfazione, questa, per il suo fondatore. E un bello smacco per il gruppo Fiat che negli anni 1918-1919 rispose con un diniego alla richiesta di assunzione di Enzo Ferrari. Nuove prospettive, dunque, che coniugano la volontà di usare gli stabilimenti italiani ed europei per l’esportazione. Oltre il 40 per cento della produzione varcherà, infatti, i confini del nostro continente. Nord America, Asia e America Latina nelle stime di crescita del fatturato dell’azienda. Nuova sfida, dunque, per Sergio Marchionne: “C’è un mondo in cui la gente non dimentica i sogni nel cassetto. Ogni nuova sfida costruisce un mondo migliore. Un mondo di gente follemente appassionata a quello che fa. Benvenuti in quel mondo. Benvenuti in Fiat Chrysler Automobiles”.

A cura di Alessia Polimanti.

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