22 maggio 1873: muore Alessandro Manzoni

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Ritenuto il caposaldo della letteratura italiana, uno dei maggiori romanzieri e il più rappresentativo del secolo. Alessandro Manzoni fu uno scrittore, poeta, drammaturgo e senatore del Regno d’Italia.

Nacque a Milano nella primavera del 1785 dal conte Pietro e da Giulia Beccaria. Tra il 1791 e il 1801 compì i primi studi a Merate e a Lugano nei collegi dei Padri Somaschi e poi nel collegio dei Nobili di Milano tenuto dai Padri Barnabiti. Qui acquisì una profonda cultura umanistica e una notevole padronanza della lingua latina. Strinse amicizia con i più insigni letterati del tempo come Monti e Foscolo e anche con gli esuli napoletani come Lomonaco e Cuoco, che lo avvicinarono alla filosofia di Vico e all’interesse per la storia. Manzoni in questi anni aderì alle teorie illuministiche e razionalistiche, ma fu anche sensibile alle teorie classiciste.

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Nel 1805 Manzoni raggiunse la madre a Parigi. In questo periodo scrisse “In morte di Carlo Imbonati”, in onore della scomparsa del compagno della madre. Il carme contiene una prima significativa dichiarazione di poetica, l’enunciazione dell’importanza dell’impegno civile in letteratura. Sempre a Parigi, dove rimase fino al 1810, Manzoni si legò in un rapporto fraterno con il filosofo letterario Claude Fauriel, che contribuì ad allontanarlo dall’estetica neoclassica e a stimolarlo alla passione per la storia e per l’introspezione dell’animo umano. Nel 1808 sposò Enrichetta Blondel e in seguitò si convertì al cattolicesimo. La conversione ebbe un’importanza determinante nella vita e nel pensiero di Manzoni. Dette un nuovo impulso agli ideali illuministi e ai principi di libertà, fraternità e uguaglianza in cui lo scrittore credeva. Da definire come cattolico-liberale l’indirizzo politico e ideologico a cui lo scrittore aderì, caratterizzato da un atteggiamento rispettoso dei dogmi religiosi e rivolto al progresso sociale.

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Dal 1810 Manzoni visse quasi ed esclusivamente a Milano, dedicandosi alla letteratura senza trascurare l’impegno politico. Tra il 1819 e il 1823 trascorse un secondo periodo a Parigi, dove scrisse la “Lettera a Monsieur Chauvet”, considerata insieme alla “Lettera sul Romanticismo” uno dei più importanti scritti sulla funzione dell’arte e della letteratura. Tra il 1812 e il 1822 stese cinque dei dodici “Inni sacri” che, secondo il suo progetto rimasto incompiuto, dovevano celebrare le dodici festività solenni della liturgia cattolica: “La Risurrezione”, “Il Nome di Maria”, “Il Natale”, “La Passione” e “La Pentecoste”. A partire dal 1816 si dedicò alla stesura di due tragedie in versi, “Il conte di Carmagnola” e “Adelchi”.

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Il 1821 fu un anno di intensa attività per Manzoni, due avvenimenti di attualità, i moti rivoluzionari in Piemonte e Lombardia e la morte di Napoleone, gli ispirarono le celebri odi civili intitolate “Marzo 1821” e “Il cinque maggio”. Sempre nel 1821 iniziò la stesura dei “Promessi Sposi”, la cui prima edizione uscì nel 1827. Manzoni lavorò per vent’anni a quest’opera, rielaborandola nei contenuti, nella struttura ma anche nella lingua. Nel 1833 morì la moglie Enrichetta e l’anno seguente la figlia Giulia. Dopo il secondo matrimonio con Teresa Borri Stampa, nel 1840 Manzoni pubblicò l’edizione definitiva dei Promessi Sposi. Nel 1861 venne nominato senatore e nel 1870 ebbe la cittadinanza onoraria di Roma come riconoscimento del contributo che aveva dato, attraverso le sue opere, alla causa dell’unità nazionale.

Alessandro Manzoni morì di meningite a Milano il 22 maggio 1873.

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