Conte, tempo di bilanci verso gli Europei

Per il commissario tecnico Antonio Conte è arrivato il momento di stilare il primo bilancio della sua gestione. Subentrato a Cesare Prandelli, è riuscito a rivoluzionare il gioco del calcio e a ottenere i risultati tanto attesi?

Tempo di bilanci per Antonio Conte. Circa un anno fa (19 agosto 2014, ndr) l’attuale commissario tecnico subentrava a Cesare Prandelli con il compito di risollevare la Nazionale dopo le ultime cocenti delusioni. A metà percorso verso Francia 2016 proviamo a capire come stanno gli azzurri, analizzando il lavoro del ct in base ai due fondamenti del calcio: i risultati e il gioco.

Con Conte in panchina l’Italia ha disputato dieci incontri, di cui quattro amichevoli. Sono arrivate 5 vittorie (contro Olanda, Norvegia, Azerbaigian, Malta e Albania), 4 pareggi (contro Croazia, Bulgaria, ancora Croazia e Inghilterra) e 1 sconfitta (contro il Portogallo). Dati certamente positivi, ma la realtà è purtroppo un’altra.

Quattro delle cinque vittorie sono arrivate contro avversari molto modesti e solo di misura. Contro Nazionali più temibili, compresa in via del tutto eccezionale la Bulgaria, l’Italia ha sempre sofferto (tranne forse nella trasferta di Spalato) e non ha mai vinto. Unica eccezione l’amichevole d’esordio di Conte, in cui un’Italia pimpante (per la novità della guida tecnica?) si è imposta su un’Olanda imbottita di riserve. Il ct ostenta ottimismo e sicurezza, forte della ormai quasi matematica qualificazione al campionato europeo. Sottovaluta forse il significato latente della nuova formula di qualificazione, che prevede l’accesso alla fase finale per le prime due squadre di ogni girone più le cinque migliori terze (una diretta e le altre quattro tramite spareggio). In pratica, è più difficile restare fuori che qualificarsi!

Nel calcio il gioco, si sa, è figlio degli interpreti. Un 3-5-2 piuttosto che un 4-3-3 (i moduli sperimentati finora da Conte, ndr) non fa differenza se non c’è qualità negli uomini in campo. Il punto è proprio questo: quanti giocatori della Nazionale Italiana sono effettivamente calciatori di spessore? Se il ct è costretto ad affidarsi ancora a senatori come Buffon (37 anni), Pirlo (36) e Barzagli (34), tutti presenti nella mitica finale di Berlino di quasi dieci anni fa, la risposta va da sé. Se infatti escludessimo i “vecchietti”, avremmo un gruppo di giocatori discreti, con pochi elementi (Verratti, Marchisio, Chiellini, Bonucci) di livello internazionale. Attualmente il panorama italiano offre questo e non serve interrogarsi se un D’Ambrosio vale più di un De Silvestri o un Destro più di un Immobile.

A cosa può dunque aspirare questa Nazionale senza talenti? Forse è proprio questo l’arduo compito che aspetta mister Conte. Saper cioè tirar fuori il massimo da questi ragazzi, che non saranno campioni, ma che sono volenterosi ed affamati. E Conte dovrà riuscirci se vuole dimostrare di essere un grande allenatore. Senza mai dimenticare che ciò che conta davvero è soltanto vincere. Solo così si è immuni da critiche e sberleffi.

A cura di Rocco Selvaggi.

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