In principio era Rambert:  “se lo volete”, dissero i dirigenti del Banfield a quelli dell’Inter nel lontano 1995, “dovete prendervi anche Javier Zanetti”. Il resto è storia con un pizzico di leggenda.

Non si può descrivere la carriera calcistica di Zanetti senza parlare di Inter, una vita intera dedicata allo sport e alla solidarietà, non tanto per la sua Fondazione P.U.P.I. che si occupa di fornire aiuto ai bambini in difficoltà, ma proprio per il fatto di essere rimasto più di 20 anni in una squadra che, al di là di ogni sfottò, è sicuramente tra le più folli del mondo, calcisticamente e sportivamente parlando.

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Soprannominato El Tractor per via delle sue fughe in velocità con il pallone incollato ai piedi che costringevano gli avversari al fallo, nasce come terzino destro ma si adatta anche come centrocampista esterno o di contenimento, in grado sia di difendere che di  far ripartire l’azione zigzagando per i campi di calcio. Giocatore leader per eccellenza, rappresenta probabilmente tutto ciò che un calciatore vincente deve avere:   cuore, classe, senso tattico, spirito di sacrificio, morale sempre alto e tanta, tantissima lealtà.
Fu Ottavio Bianchi, ai tempi allenatore dell’Inter, a decidere di non cedere in prestito Zanetti. Piuttosto la domanda era cosa fosse venuto a fare Rambert. Era il 1995 e Zanetti indossò per la prima volta la maglia numero 4 dell’Inter. Non se la tolse più.
Vittorie? Discorso complicato. Zanetti all’Inter soffre le pene dell’inferno insieme a tutti i tifosi interisti. Lo scudetto non arriva nonostante campagne acquisti molto esose,e bisogna aspettare il 1998 per alzare una Coppa Uefa e al massimo ci si consola con qualche Coppa Italia negli anni successivi. Perderà persino uno scudetto all’ultima giornata in modo decisamente assurdo, cambiando definitivamente la storia del 5 maggio, un tempo giorno ricordato solo per la morte di Napoleone.

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Dal 2006 al 2010, finalmente, Javier Zanetti riesce a vincere tutto abbattendo ogni record di punti e vittorie in campionato. Lo si vede piangere di gioia. E’ il tifoso interista più felice. Porta a casa persino un “triplete” con Mourinho in panchina e 10 compagni che, probabilmente e salvo eccezioni, rappresentavano il meglio in quel 2010 indimenticabile.
Anche con la nazionale Argentina non ha avuto un buon rapporto con le vittorie: tanti secondi posti e davvero poche gioie ai Mondiali, fa statistica un oro vinto ai Giochi Panamericani nel 1995.
Del resto lo avevamo detto, Zanetti è l’Inter e viceversa. Più di 800 presenze tra i nerazzurri gli hanno permesso di vincere tutto ma anche di provare ogni forma di frustrazione insieme ai tifosi interisti, una folle storia d’amore che dura tutt’ora e, dopo più di 20 anni, nessuno lo ha mai visto spettinato né invecchiare.

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Buon compleanno, Capitano!

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