Hackability: i prototipi che fanno bene alla disabilità

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Due mondi che si incontrano, quello della disabilità e della progettazione, in Hackability. Sei prototipi per migliorare la quotidianità di persone disabili

Hackability è il nome di un progetto. O, meglio, di un hackaton: una gara non competitiva; quella che si è tenuta a Torino qualche mese fa e ha visto mettere in campo le proprie conoscenze e competenze a team formati da esperti in progettazione informatica e persone con disabilità. Hackability è nato con un obiettivo ben preciso: supportare le persone con disabilità nella vita quotidiana. La creazione di squadre che unissero le competenze di sviluppatori di software, inventori e designer all’esperienza effettiva degli ostacoli incontrati quotidianamente da persone affette da disabilità è stato il punto di partenza fondamentale della “gara”.

L’idea di Hackability ha una precisa storia alle spalle. Nasce infatti ben quattro anni fa a seguito di una ricerca, effettuata su un campione di disabili, dalle risposte delle quali sono emerse richieste che oggetti d’uso quotidiano venissero adattati alle loro esigenze e necessità. Provare a dare risposte concrete alle richieste venute fuori con i risultati, ecco la molla che ha dato vita all’evento Hackability, realizzato da due Consorzi di Cooperative sociali, Kairos e Mestieri, e il contributo di Fondazione CRT. “Hackability ha provato quindi a sperimentare un format scalabile e riproducibile in grado di realizzare un ambiente dove si producessero soluzioni e soprattutto in grado, tramite il web e i social, di rimetterle in circolo a disposizione delle persone con disabilita’. Con il sito Hackability.it, nei prossimi mesi, vorremmo non solo raccontare i progetti sviluppati dagli Hackability”.

Gli incontri avvenuti a partire dal 7 febbraio non hanno lasciato nell’aria idee astratte ma si sono concretizzate in 6 progetti finali, realizzati a seguito dell’incontro di esperienze, necessità, riflessioni e intense sessioni di lavoro. Scaturita da questi momenti di forte confronto, la creatività dei partecipanti ha permesso, dunque, di dar vita ai seguenti prototipi:

  • Movitron: un “carillon” musicale piccolo e funzionale pensato per insegnare a bambini non vedenti con deficit cognitivi a muoversi e orientarsi nello spazio;
  • Manipola: la prima di una serie di manopole realizzate, grazie al supporto di stampanti 3D, con comandi in rilievo per permettere agevolmente a non vedenti di usare elettrodomestici);
  • Tina la Robottina: un piccolo e leggero braccio meccatronico open source per supportare persone con disabilità nei gesti quotidiani);
  • Mando: un bottone a scansione, un telecomando per supportare le persone con disabilità;
  • Di Culo: una plancia ergonomica low budget per favorire gli spostamenti dalla carrozzina alla macchina al letto ecc. Come spiegato nella descrizione del prototipo: “di plance ergonomiche ne esistono molte: la sfida e’ stata personalizzarla ed allo stesso tempo farla costare pochissimo questo e’ reso possibile tramite il taglio laser e la stampa 3D che permettono di sperimentare nuovi materiali”;
  • Du’ spaghi, la forchetta di Ivan: una forchetta meccanica costumizzata per mangiare gli spaghetti.

Due mondi che si incontrano, perciò, in Hackability: progettazione e disabilità; con obiettivi tutti strettamente connessi al sociale. “Hackability vuole gettare un seme: un nuovo approccio alla costruzione e progettazione di ciò che ci circonda, che mette al centro quanto ognuno di noi sia diverso dall’altro quello che spesso è chiamato Design for Each o Design for Everybody”. E lanciare un seme di questo tipo significa cercare di farlo raccoglierlo a quanti più interessati possibili. È per questo che i sei prototipi sono disponibili su Internet sul sito di Hackability, perché il seme venga raccolto e realizzato anche attraverso un economico “fai-da-te”.

“Speriamo in questo modo oltre che offrire una occasione di “empowerment” per tutti partecipanti, di diffondere la pratica dell’autocostruzione o della costruzione artigiana in campo digitale per rendere economicamente accessibili oggetti e tecnologie oggi costose.

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