Francois Truffaut, il poeta dell’immagine

Alla Casa del Cinema di Roma una mostra ripercorre la carriera e le opere del regista francese, autore di capolavori come Jules e Jim e I 400 colpi.

“Vorrei che la mia opera fosse giudicata come quella di un pittore, perché il pittore non mostra i suoi quadri uno per volta e io ho sempre desiderato poter mostrare i miei film in una grande esposizione.”

A distanza di trentadue anni dalla morte, il sogno del cineasta francese si è avverato con la mostra documentaria e fotografica “Francois Truffaut poeta dell’immagine”, ospitata alla Casa del Cinema di Roma dall’8 settembre all’11 ottobre.

Un omaggio fortemente voluto dai due curatori della mostra, Giulio D’Ascenzo e Elisabetta Centore, che fanno parte dell’Associazione & Compagnia TeatroAntico.

Come spiega D’Ascenzo, lo scopo che l’associazione porta avanti è conservare la memoria del passato, attraverso la raccolta di testimonianze che possano mantenere il ricordo in un presente sempre più fluido, ricco di avvenimenti e destinato a perdersi a causa della velocità della comunicazione.

L’idea di recuperare le immagini dei film e dei progetti artistici di Truffaut si sviluppa nel 2004, nel ventennale della morte di Truffaut, per l’importanza che i suoi lavori hanno avuto nel panorama cinematografico.

Perché considerare Truffaut un poeta dell’immagine? Lo spiega la curatrice Elisabetta Centore: “Nei suoi film Truffaut ha usato un modo poetico per narrare la vita di tutti i giorni, e ha considerato il cinema come strumento per raccontare una storia in modo onirico, come una visione che, nonostante sia irreale, sorprendentemente si avvicina di più a ciò che l’uomo desidera. Come i poeti, ha usato le sue opere per raccontare quello che lui avrebbe voluto vivere.”

I curatori della mostra si sono avvalsi della consulenza artistica di Vittorio Giacci, critico cinematografico e amico di Francois Truffaut.

Giacci ha descritto i film di Truffaut come pezzi di un mondo che arricchisce, come spettacoli interiori che conducono lo spettatore a riflettere non solo sulle azioni dei personaggi immaginari, ma anche a valutare la propria esistenza e i propri comportamenti. per Truffaut i suoi film si sviluppavano come un rapporto a tre in cui il regista poteva comunicare con ogni singolo spettatore, cercando di mostrargli la sua visione della vita e dell felicità.

In questo senso Truffaut è stato un grande filosofo e anticipatore dei tempi a lui successivi.

Per Giacci c’è ancora bisogno nel mondo del cinema di artisti come Truffaut e come gli altri registi della Nouvelle Vague, che rivoluzionarono il cinema francese negli anni Sessanta cambiando modo di narrare una storia e di far recitare gli attori. “In ogni momento il cinema ha bisogno di nuove ondate, e oggi più che mai si deve ritrovare la forza e l’indipendenza di dare vita a rivoluzioni nel modo di fare film.”

Un invito sia ai registi che agli spettatori di essere liberi di cercare nuovi orizzonti, ereditando la morale di Truffaut, che Giacci riassume con le parole “Amore, libertà, conoscenza e rispetto per gli altri. Essere sempre se stessi e consapevoli delle proprie azioni, così come i personaggi dei suoi film”.

Accanto alla mostra, dall’8 settembre al 27 settembre una rassegna cinematografica proietterà i maggiori successi Di Truffaut.

8 settembre

ore 16.00 Jules e Jim

12 settembre

ore 16.00 La signora della porta accanto

13 settembre

ore 16.00 I 400 colpi

ore 18.00 Finalmente domenica!

15 settembre

ore 16.00 L’ultimo metrò

19 settembre

ore 16.00 La calda amante

20 settembre

ore 16.00 Baci rubati

ore 18.00 B’amore fugge

22 settembre

ore 16.00 le due inglesi

27 settembre

ore 16.00 Mica scema la ragazza

ore 18.00 Tirate sul pianista

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