Accusato di alto tradimento Erwin Rommel si suicida il 14 ottobre 1944 per non affrontare la corte marziale e la condanna a morte.

Erwin Johannes Eugen Rommel nacque a Heidenheim, vicino a Ulm, il 15 novembre 1891 da una famiglia appartenente all’alta borghesia.

Nel giugno del 1910 entrò nell’esercito come cadetto al 124°Reggimento di fanteria di stanza a Weingarten. Nel marzo dell’anno successivo si iscrisse all’accademia di guerra di Danzica (Kriegsschule) dove, appena ventenne, mostrò subito una certa attitudine al comando e una rigida osservanza delle regole. Nel gennaio del 1912 fu nominato sottotenente a tornò al suo Reggimento. Dimostrò serietà e abilità nell’addestramento e tenne sempre un buon rapporto con i suoi uomini con i quali parlò spesso e con i quali si sottopose agli stessi durissimi ritmi. Questo fece in modo che venisse a poco a poco isolato dagli altri ufficiali, anche perché Rommel non era né un nobile, né un prussiano ed inoltre non era sprezzante verso le sue truppe.

Nel settembre del 1914 prese la Croce di Ferro di seconda classe e nel gennaio del 1915, si guadagnò quella di prima.

Assieme a quest’ultima decorazione arrivò anche la promozione a tenente e, con il nuovo grado, venne assegnato a un battaglione alpino (Wurttembergische Gebirgsbataillon) che si andava costituendo.

Nel 1917 venne assegnato al fronte dell’Isonzo e il suo nome diventò sinonimo di quello che fu il momento più drammatico dell’esercito italiano: la disfatta di Caporetto. Il 24 ottobre lanciò un’offensiva per prendere il monte Matajur, obiettivo che alla fine raggiunse catturando novemila prigionieri, 200 mitragliatrici, 81 cannoni e 250 veicoli.

Dopo l’armistizio Rommel restò in servizio e, nel 1919, venne mandato a Friedrichshafen al comando di una compagnia di marinai; nonostante questi ultimi accettassero ordini solo dal commissario politico, alla fine Rommel riusci’ a instaurare un po’ di disciplina tra di essi.

Il 10 ottobre 1933 venne nominato maggiore e venne trasferito al comando di un Battaglione del 17°Reggimento Alpini di stanza a Goslar.

Nell’autunno del 1935 Goebbels presentò Rommel al Fuhrer; quest’ultimo lo apprezzava molto come militare e, qualche settimana dopo l’incontro, gli venne conferita la promozione a tenente colonnello. Entrò quindi in servizio all’Aeronautica Militare di Potsdam, vicino a Berlino, dove divenne istruttore della “Hitlerjugend”, la gioventù hitleriana.

Nel 1937 ottenne la promozione a colonnello e, dopo un incarico presso l’Accademia Militare di Wiener (in Austria), nel 1939 arrivò anche quella a generale di brigata.

Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale Rommel assunse il comando della Settima “Panzerdivision” con la quale, tra il maggio e il giugno 1940, varcò i confini belga e francese e, dopo una grande avanzata, ottenne la resa della piazzaforte di Cherbourg.

Il metodo di Rommel era sempre quello di andare all’attacco con le sue forze corazzate e sempre alla testa dei suoi uomini. Le sue imprese sul fronte francese gli valsero la croce di “Cavaliere della Croce di Ferro” e, nel 1941, la promozione a generale di divisione.

Il secondo fronte che vide protagonista Erwin Rommel fu quello nordafricano; qui infatti le truppe inglesi del generale Wavell erano avanzate lungo tutta la Cirenaica ricacciando indietro gli italiani ed entrando prima a Derna e poi a Bengasi; Hitler, preoccupato per l’ormai predominio britannico, decise di aiutare Mussolini costituendo un’unità speciale denominata “Afrika Korps” con al comando proprio Rommel.

Il 24 marzo 1941, mentre le sue truppe non avevano ancora completato gli sbarchi, Rommel decise di attaccare subito gli inglesi; ottenne subito rapidi successi riconquistando, il 6 aprile, Derna e catturando il generale inglese O’Connor, l’uomo che aveva condotto tutta la precedente offensiva britannica come capo della “Western Desert Force”.

Il 18 novembre gli inglesi, con l’inizio della cosiddetta “operazione Crusader”, attaccarono le truppe italo-tedesche costringendo Rommel a una ordinata ritirata; egli decise di indietreggiare per prendere tempo e poter completare le nuove scorte di benzina e di carri armati.

Il 26 maggio 1942 scatenò la sua controffensiva su tutto il fronte; ottenne la resa della piazzaforte di Tobruk e, il primo di luglio, arrivò fin davanti ad El Alamein, in Egitto. Hitler gli conferi’ la promozione a Feldmaresciallo.

Dopo l’armistizio italiano (8 settembre) fu al comando del Gruppo Armate “B” e, nel giro di sole 24 ore, mise fuori combattimento quello che rimaneva dell’esercito ex-alleato.

Si rese conto che la Germania avrebbe perso certamente la guerra e in molti ambienti tedeschi, ormai, ci si rendeva conto che Hitler non era più in grado di ragionare e avrebbe condotto il Paese alla distruzione. Inizialmente Rommel si oppose a queste idee data la sua obbedienza assoluta che imponeva il suo dovere di soldato e dato il suo forte legame personale con il Fuhrer.

Rommel però capì che la congiura contro Hitler si era estesa ed erano coinvolti militari, uomini politici e uomini del partito. Non è chiaro se e quanto Rommel avesse effettivamente partecipato al complotto; sembra che egli avesse approvato l’arresto del Fuhrer e che, in seguito, fosse indicato da politici e militari come l’uomo incaricato di guidare un nuovo governo che avrebbe chiesto un armistizio agli Alleati.

Rommel, dopo che venne a sapere delle feroci repressioni in atto negli altri gradi dell’esercito, pensò che sarebbe toccata anche a lui ed infatti, il 14 ottobre 1944, ricevette una visita nella sua casa di Herrlingen da parte di due uomini dell’Alto Comando. Questi gli comunicarono che molte testimonianze avevano indicato il feldamaresciallo come partecipante alla congiura ma che Hitler, dati i passati successi conseguiti da Rommel sui vari fronti di guerra negli anni precedenti, voleva concedergli una morte onorevole mediante una capsula di cianuro e non tramite fucilazione o impiccagione.

Nel caso non avesse accettato, i due generali lo avvertirono che non avrebbero potuto garantire nulla sulla sicurezza dei suoi familiari.

Rommel non aveva scelta e, dopo essere salito sull’auto dei due uomini, schiacciò la capsula e mori’ praticamente all’istante. Venne diffusa la notizia che la causa della morte era un improvviso arresto cardiocircolatorio e la moglie ricevette un telegramma di condoglianze di Hitler.

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