Dopo 8 mesi dall’inizio della Primavera Araba, Gheddafi viene ucciso. La caduta di uno dei regimi più lunghi della storia viene accolta da grandi festeggiamenti, di fronte al corpo barbaramente esposto.

Il 20 ottobre del 2011, in un giovedì mattina destinato ad entrare nella storia della Libia, veniva ucciso Mu’ammar Gheddafi. I dettagli sulla morte del generale rimangono tuttavia poco chiari: alla versione dei ribelli – i “guerriglieri della rivoluzione” – che dichiarano di averlo catturato già ferito alle gambe, si contrappone quella della Nato che parla di un aereo che avrebbe sparato sul fuoristrada in cui stava fuggendo il dittatore. Dopo 8 mesi di guerra civile, Gheddafi viene ucciso nei pressi di Sirte. La notizia viene accolta tra i festeggiamenti generali del popolo locale e subito rilanciata da televisioni, giornali e web, sui quali hanno trovato grande spazio le immagini e i video del cadavere insanguinato. Dalle immagini e dall’autopsia risulta evidente che la grande quantità di sangue che copre il volto di Gheddafi nasconde i fori dei proiettili.

Gheddafi, leader del paese per più di 40 anni, guidò il colpo di stato militare del 1969 che portò alla caduta di una monarchia accusata di corruzione e filo-occidentalismo. All’iniziale imposizione di una dittatura militare, il generale Gheddafi impose una svolta nasseriana alla sua politica: avvicinandosi al socialismo arabo del più grande uomo politico egiziano proclamò il “regime delle masse”; quella che viene ricordata come la “terza via” rispetto al socialismo e al capitalismo. L’attuazione della “terza via” – una fusione di Islam, capitalismo e socialismo – porterà Gheddafi a nazionalizzare le compagnie petrolifere, per quanto riguarda la politica interna, e a finanziare l’OLP – l’Organizzazione per la liberazione della Palestina – nella politica estera.

Dieci anni dopo il colpo di stato, sull’onda dell’emotività generata dagli interventi di miglioramento delle condizioni di vita messi in atto dal generale, Gheddafi rinuncia alle cariche ufficiali, mantenendo tuttavia il suo predominante ruolo politico. La sua politica antistatunitense e dittatoriale lo allontanerà dall’Occidente a cui si riavvicinerà solo all’inizio del 2000, quando si aprirà un nuovo rapporto tra Libia e Italia destinato a durare fino agli ultimi anni di dittatura. Nel 2011 il popolo libico dà vita a una sanguinosa “primavera araba” contro la pluriennale dittatura di Gheddafi, le cui dure repressioni lo faranno ritenere responsabile di crimini contro l’umanità.

L’esecuzione del 20 ottobre si conclude con l’esposizione pubblica del corpo di un dittatore tra i più longevi e sanguinari della storia.

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