L’alluvione di Genova del 2011 mise in ginocchio il capoluogo ligure. Nel tragico evento persero la vita sei persone.

Genova, secondo il procuratore generale Michele Di Lecce, per quanto riguarda il rischio idrogeologico, è la capitale del rischio. Un brutto primato per il capoluogo ligure, ma purtroppo meritato: si è perso il conto, ormai, delle alluvioni e degli allagamenti che funestano il suo territorio e mettono in serio pericolo gli abitanti.

Nonostante l’abitudine alle precipitazioni violente, l’alluvione del 4 novembre è rimasta nei ricordi dei cittadini sia per la velocità e l’intensità delle piogge, sia perché -e sembra impossibile che accadano ancora tragedie legate al clima- sei persone furono vittime del maltempo.

Questa alluvione ha inoltre raggiunto il record italiano di pioggia nell’arco di un’ora.

L’alluvione iniziò a svilupparsi la sera precedente -quando ancora la Liguria cercava di riprendersi dall’allagamento delle Cinque Terre- con precipitazioni incessanti che resero preoccupante la rapidità dell’innalzamento del livello dell’acqua del fiume Bisagno e dei suoi affluenti.

La tragedia si consumò quando uno di questi, il torrente Fereggiano, esondò nella via omonima. La piena misurava oltre un metro di altezza, e l’acqua iniziò il suo inesorabile percorso, travolgendo ogni ostacolo trovasse nel cammino.

Automobili, motorini e cassonetti, tutto ciò che non aveva un sostegno solido, vennero spazzati via. Fu in questa parte della città che l’alluvione fece le sue vittime, tutte donne, tra cui due bambine di uno e otto anni. Una delle vittime, con uno sforzo estremo, riuscì a mettere in salvo il proprio figlio, facendolo entrare nell’androne di un’abitazione. download

Contemporaneamente, la piena raggiunse altre zone di Genova, e l’alluvione colpì anche i comuni limitrofi.

Sono ben quindici i paesi che subirono danni ingenti per via della pioggia: famiglie che si ritrovarono di colpo senza nulla, molti sfollati, case ormai impraticabili, monumenti deteriorati e ponti crollati.

Nei giorni successivi, come spesso accade dopo le tragedie di questo tipo, si affrontarono dibattiti sulla prevenzione e sulla gestione delle emergenze climatiche, e non mancarono le polemiche.

In particolare, si contestò la poca considerazione data agli avvisi sul maltempo diramati dalla Protezione Civile, da parte del Comune di Genova e dell’allora suo sindaco Marta Vincenzi.

Secondo molti cittadini, se la popolazione fosse stata avvertita del pericolo il giorno precedente, e soprattutto se il sindaco avesse ordinato la chiusura delle scuole, le vittime si sarebbero salvate e si sarebbero evitati molti danni. Il sindaco Vincenzi, in un’intervista, ha ribadito il suo dispiacere per gli avvenimenti, affermando che si sentirà sempre in colpa per la morte delle sei vittime.

Alla polemica si aggiunse anche il problema della messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico del territorio che, considerando la frequenza delle alluvioni, dovrebbe essere una priorità. Si constatò, infatti, che la città aveva molte carenze in questo settore, a cominciare dalla scarsa pulizia della rete fognaria e dei canali di scolo dell’acqua. Anche il programma per la messa in sicurezza dei rii della città di Genova risultò incompleto e con molte lacune.

Attualmente, nonostante queste piogge intense si ripetano con cadenza praticamente annuale, Genova e anche altre città italiane con lo stesso problema, sono ancora lontane del raggiungimento di una soluzione definitiva. E la pioggia continua ad avere un ruolo negativo e pericoloso.

La targa che ricorda le vittime dell'alluvione del 4 novembre 2011 dove il Comune di Genova ha depositatouna corona ad un anno esatto dal tragico evento. 04 novembre 2012 a Genova. ANSA/LUCA ZENNARO

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