Michael J. Fox, l’attore fortunato

0
1022
michael j fox

Tornato alla ribalta con i festeggiamenti per i 30 anni di Ritorno al futuro, con la sua proverbiale forza d’animo, ripercorriamo la storia di Michael J. Fox.

Dall’esordio in tv, ai trionfi al botteghino negli anni ’80, alla nuova vita sul piccolo schermo, quattro decenni di carriera dell’eterno adolescente di Hollywood.

“Guarda la sua maglietta: Classe 1984”. Marty McFly, appena arrivato nel 1955, mostra a Doc una foto con i suoi fratelli per dimostrargli che proviene dal 1985. Una delle scene chiave di Ritorno al futuro è anche una geniale autocitazione per Michael J. Fox. Classe 1984 infatti è un violento school-movie canadese dell’82: in un prossimo avvenire (per l’epoca), in cui il modello educativo USA è ormai imploso, un insegnante di musica fresco di nomina ingaggerà un’autentica guerra contro un banda di teppisti armati che spadroneggia nel suo liceo. Siamo dalle parti dello Z-movie, con un finale rubato allo splatter. Ma per il giovanissimo Michael J. Fox e il suo piccolo ruolo sono le prove generali da star del genere adolescenziale. E per colmo di ironia, per il tema della relazione presente-futuro.

Nato a Edmonton, Canada, il 9 giugno 1961, a 15 anni diventa famoso grazie alla sit-com Leo and me. È il piccolo schermo a dargli la notorietà anche dopo il trasferimento negli Stati Uniti, con il celebre Family Ties, da noi Casa Keaton. Il pubblico tributa da subito alla serie un enorme successo, seguendo le vicissitudini di una coppia di 40enni, ex-contestatori degli anni ’60, alle prese con i 3 figli, fieri campioni del decennio reaganiano. Michael J. Fox si ritaglia da subito un ruolo da mattatore nella parte di Alex, primogenito ultra-repubblicano della coppia. Le 7 stagioni del programma lanciano l’attore come simbolo di una via “politico-satirica” al teen movie. I suoi personaggi avranno sempre una vena fortemente caustica verso le mode ideologiche.

Nel 1984 il trio Spielberg-Zemeckis-Gale lo vuole a tutti i costi per Ritorno al futuro, in coppia con Christopher Lloyd, ma i produttori di Casa Keaton sono quasi irremovibili. Alla fine, l’accordo ai limiti della sopravvivenza: Michael J. Fox potrà interpretare Marty McFly solo nei momenti di libertà dalle riprese tv, cioè di notte e nei fine settimana. Ne varrà decisamente la pena.

Il grande successo del film di Zemeckis fa distribuire anche da noi un altro film interpretato da Fox qualche tempo prima. Dopo il teen movie in chiave fantascientifica, Voglia di vincere tenta la carta della commistione, molto meno inedita, tra commedia giovanile e horror, sempre venata di sarcasmo verso il mito del vincente a ogni costo. Il doppiaggio italiano furbescamente riassegna il nome Marty anche al 17enne licantropo. Ma il film si colloca su un livello irrimediabilmente inferiore.

Dopo un altro grande exploit al botteghino con Il segreto del mio successo, nel 1988 anche per Fox arriva il traguardo del cinema d’autore. In Vittime di guerra di Brian De Palma, è un caporale nella guerra del Vietnam che contrasta la violenza e i comportamenti criminali del suo sergente, Sean Penn.

Nel 1991 gli viene diagnosticato il Morbo di Parkinson. Diventa un simbolo della lotta contro la malattia e del sostegno alla ricerca sulle cellule staminali; con grande forza continua a lavorare tra cinema e televisione. Prosegue la sua galleria di personaggi colti da dubbi nella loro folle corsa verso la vetta: Doc Hollywood, Amore con interessi, Insieme per forza, Caro zio Joe. Nel 1996 Peter Jackson lo dirige in Sospesi nel tempo, in cui interpreta un “cacciatore di fantasmi”.

La tv sembra tornare il suo mezzo prediletto. Ospite d’onore in molte serie importanti, dal ’96 al 2000 interpreta con grande successo un bizzarro vicesindaco di New York nella serie Spin City. Nel 2013/14 è protagonista del Michael J. Fox Show, sit-com incentrata sulla vita di un conduttore televisivo malato di Parkinson. In un episodio torna a recitare con Christopher Lloyd. Gli ascolti stavolta non entusiasmano ma resta l’ennesima grande prova di carattere di un grande attore e grand’uomo che ha intitolato la sua autobiografia Lucky man, “Uomo fortunato”.

LASCIA UN COMMENTO